
Quando i cittadini possono esprimersi sull’Ue dicono “No”. In questo caso gli organi di stampa nascondono quello che è successo. Vedi ora il referendum in Islanda.
È stata una grossa battuta d’arresto per Bruxelles e una vittoria per il popolo islandese. Autonomo dalla Danimarca dal 1944, esso ora ha deciso di rimanere autonomo anche dall’Ue, a cui interessava il controllo della pesca (attività principale) e l’introduzione in Islanda dell’euro.
Un Paese con una piccola popolazione benestante ha deciso di dire “no”, con un referendum consultivo. Occhio a dire che, da noi, ciò sia impossibile.
Un Paese con una piccola popolazione benestante ha deciso di dire “no”, con un referendum consultivo. Occhio a dire che, da noi, ciò sia impossibile.
Infatti il 18 giugno 1989 ci fu un referendum consultivo: conferire un mandato costituente al Parlamento europeo? Affluenza: 80%; sì: 88%. Ma, da allora, la popolarità delle istituzioni europee in Italia non è più quella…







Non dimentichiamoci che nonostante la tragedia della guerra perduta, l’Italia, con le sue istituzioni ancora miracolosamente esistenti tanto erano radicate e robuste, riuscì a contribuire al mitico e reale “miracolo economico” dell’immediato dopoguerra.
Inoltre, ci tengo ad evidenziare che per i miei studi sul Corporativismo, in contatto con importanti librerie romane (cui il saccheggio dei ministeri procurava enormi quantitativi di periodici e documenti sul tema di mio interesse) non riuscivo ad acquistare annate complete e importanti a causa dellei forti (e remunerative) spedizioni alle università di Pekino e Mosca proprio sui temi del Corporativismo fascista. In Russia Stalin aveva “tolto il disturbo”, mentre a Pekino stava infierendo la “Rivoluzione culturale”, ma qualcuno nell’ombra lavorava per preparare l’attuale presente.
Cosa c’ entra il corporativismo con l’ Islanda se ho capito bene? Geniale il titolo, bravo