• Home
  • Il Clan
  • Privacy Policy
  • Contatti
sabato 12 Settembre 2026
Nessuno risultato
View All Result
Barbadillo
  • Politica
    • Difesa
    • Grilleide
    • La Destra riparte da…
    • Tarantelle
  • Corsivi
  • Le interviste
  • Esteri
  • Economia
  • Cronache
  • Cultura
    • Artefatti
    • fedi e religioni
    • Fumetti
    • Libri
    • Musica
    • Ritratti non conformi
    • Sacro
    • Scuola/Questionario proustiano
    • Televisionando
  • Sport
    • Boxe
    • Figurine
    • Il raccattapalle
    • Pallone mon amour
    • Storie di Calcio
  • Scintill&digitali
  • Cinema
  • Parola ai lettori
Barbadillo
  • Politica
    • Difesa
    • Grilleide
    • La Destra riparte da…
    • Tarantelle
  • Corsivi
  • Le interviste
  • Esteri
  • Economia
  • Cronache
  • Cultura
    • Artefatti
    • fedi e religioni
    • Fumetti
    • Libri
    • Musica
    • Ritratti non conformi
    • Sacro
    • Scuola/Questionario proustiano
    • Televisionando
  • Sport
    • Boxe
    • Figurine
    • Il raccattapalle
    • Pallone mon amour
    • Storie di Calcio
  • Scintill&digitali
  • Cinema
  • Parola ai lettori
Barbadillo
Home Esteri

L’Islanda ricorda che Ue non significa Europa. Severa, ma giusta, lezione referendaria da un piccolo Paese

Si può appartenere a una civiltà senza dover entrare in una congrega politica livellatrice. Eppure il concetto pare sovversivo nei palazzi degli eurocrati

di Léon Bertoletti
31 Agosto 2026
in Esteri
1
Il referendum per l’ingresso in Ue dell’islanda

Halldór Laxness (1902-1998), premio Nobel 1955, conosceva bene l’Europa. L’attraversò, ne respirò le idee, ne conobbe le religioni e le ideologie. Non era un isolano nel senso provinciale del termine. Eppure, quando con la scrittura raccontava la sua terra, tornava sempre allo stesso panorama: la piccola comunità aggrappata a un’isola, al suo mare, alla sua lingua, alla propria tradizione.

Conviene partire da qui per comprendere il referendum con cui gli islandesi hanno respinto la ripresa dei negoziati per l’adesione all’Ue Il 52,%  ha votato no, contro il 47,2%  dei sì, con un’affluenza dell’82,5 %. Ci si esprimeva non sull’adesione vera e propria, ma sulla possibilità di riaprire il negoziato. In altre parole: Reykjavík non ha chiuso la porta all’Europa; ha deciso di non riprendere, per ora, la trattativa sull’ingresso nell’Ue. Distinzione che a Bruxelles dovrebbero considerare.

Vicini, ma non incorporati

L’Islanda non è affatto un Paese fuori dall’Europa. È nello Spazio economico europeo, aderisce a Schengen, commercia, viaggia, studia e lavora con gli altri europei. Ha scelto un’altra cosa: essere vicina, non incorporata. Per la mentalità europea contemporanea è un concetto quasi sovversivo.

Siamo infatti abituati a considerare l’integrazione come senso unico. Ogni competenza condivisa diventa progresso; ogni competenza trattenuta a livello nazionale, una nostalgia; ogni differenza è celebrata a parole, purché non interferisca con l’armonizzazione o addirittura l’omologazione.

Con la loro consueta mancanza di entusiasmo per le grandi costruzioni ideologiche, gli islandesi hanno ricordato che c’è anche un’altra parola: appartenenza.

Capitale, giovani, resto dell’isola

C’è un elemento particolarmente interessante. Il voto ha disegnato una vera geografia culturale dell’Islanda. Reykjavík ha votato per riaprire i negoziati, mentre le circoscrizioni rurali hanno spinto per il no. È stato soprattutto il voto delle aree meno popolose, legate alla pesca e all’agricoltura, a determinare il risultato.

Anche sul piano generazionale la tendenza emersa alla vigilia era significativa: i più giovani apparivano più favorevoli alla prospettiva europea, attratti soprattutto dalle opportunità di studio, lavoro e mobilità. Ma la campagna ha attraversato le generazioni e non si lascia ridurre alla solita opposizione giovani europeisti / vecchi  nazionalisti.

La distinzione è importante. Dietro il voto delle campagne non c’è solo la paura del cambiamento, quanto una diversa esperienza del mondo. A Reykjavík l’Europa può apparire soprattutto come apertura: università, occupazione, possibilità. In un villaggio di pescatori o in una fattoria, la stessa parola evoca invece quote, regolamenti, concorrenza e soprattutto perdita di un controllo diretto sulle risorse da cui dipende una comunità.

Quando l’economia diventa cultura

La pesca, per esempio. Per un osservatore continentale è una voce nelle trattative sulle quote. Per un islandese è mare, famiglia, lavoro, paesaggio, memoria. È difficile spiegare a chi vive in una capitale europea che una questione economica può essere, contemporaneamente, una questione culturale. Ed è proprio questo il punto. L’identità nazionale non è necessariamente una barriera contro il mondo. Può essere ciò che permette a un popolo di stare nel mondo, senza dissolversi in esso.

Laxness lo aveva capito bene. Era abbastanza europeo da non avere bisogno di dimostrare la propria europeità rinunciando a essere islandese.

Forse è una lezione utile anche per noi. L’Europa non dovrebbe essere, come è la Ue, una macchina che trasforma le diversità locali, nazionali, in eccezioni da livellare. È, prima di tutto, una civiltà fatta di differenze: lingue, paesaggi, storie, caratteri, perfino modi di intendere la libertà.

Bruxelles? Sarà per un’altra volta

L’Islanda ha detto no alla riapertura dei negoziati con l’Ue senza dire no all’Europa. È un paradosso solo per chi confonde l’Europa con l’Ue.

Così il piccolo Paese del Nord ha ricordato al grande continente una semplice verità: l’unità che non tollera la diversità non è unità, ma uniformità. Gli islandesi, almeno per ora, hanno preferito restare diversi. Non è poco. E non è affatto provinciale.

Léon Bertoletti

Léon Bertoletti

Léon Bertoletti su Barbadillo.it

Tags: islandaLéon Bertolettireferendumue

Related Posts

Alain de Benoist: “Ecco cosa penso della Remigrazione da una prospettiva imperiale”

Alain de Benoist: “Europei sì, occidentali mai. Gli Usa hanno rotto l’alleanza e la Nato ormai agonizza”

10 Settembre 2026
Perito tecnico in Sassonia, A.D. spiega al Pd Italiano perché tanti cittadini dell’ex Ddr votano per l’AfD

Perito tecnico in Sassonia, A.D. spiega al Pd Italiano perché tanti cittadini dell’ex Ddr votano per l’AfD

10 Settembre 2026

Chi ha paura della guerra (ibrida) tra Europa e Russia?

Germania. L’avanzata della destra populista dell’AfD in Sassonia-Anhalt e il fenomeno Ulrich Siegmund (visto dalla rivista Sezession)

“Si potrebbe andare tutti quanti al funerale dell’Ue / e vedere se la gente poi piange davvero…”

Mladic è morto in carcere all’Aja. Per il TpY criminale di guerra e genocida. Ma la Republika Srpska lo piange

Germania. Le regionali in Sassonia, Afd al 43% e partiti mainstream in crisi

LondonCallingItaly. La Gran Bretagna ha un nuovo primo ministro. Ecco chi è Andy Burnham

Deutsche Zeit. Il governo di Merz a scuola da Evelyn Palla, l’italiana che risana le ferrovie federali

Comments 1

  1. pasquale ciaccio says:
    2 settimane ago

    Hanno fatto bene a dire No alla Ue. Si può vivere bene lo stesso, avere scambi economici con altri Paesi, mantenere la propria moneta quindi tutelare le proprie specificità senza sottostare a stupide regole e politiche suicide almeno finchè c’è la maggioranza che regge la tedesca. Infatti, la Ue conta nulla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più recenti

L’uomo e il suo divenire secondo il Vedānta: René Guénon e la scienza dell’Essere

L’uomo e il suo divenire secondo il Vedānta: René Guénon e la scienza dell’Essere

12 Settembre 2026
La stanza dell’ospite. Voto all’orizzonte e sospetti d’ingerenze straniere: ma solo quelle di parte avversa

La stanza dell’ospite. Voto all’orizzonte e sospetti d’ingerenze straniere: ma solo quelle di parte avversa

11 Settembre 2026
Il caso. Il tabù della memoria collettiva, dalle foibe italiane al bombardamento di Dresda

Germania. Il lumino sulla tomba di un caduto nel ’39 è indice di neo-nazismo a Dresda. Ma “La Stampa” vigila

11 Settembre 2026
Re-Visioni. Rocky Joe 2 il pugile ribelle che diventa un modello per la gioventù giapponese

Re-Visioni. Rocky Joe 2 il pugile ribelle che diventa un modello per la gioventù giapponese

11 Settembre 2026
Alain de Benoist: “Ecco cosa penso della Remigrazione da una prospettiva imperiale”

Alain de Benoist: “Europei sì, occidentali mai. Gli Usa hanno rotto l’alleanza e la Nato ormai agonizza”

10 Settembre 2026

Siti amici

  • 10 righe dai libri
  • Appennini di Gian Luca Diamanti
  • Arianna Editrice
  • Associazione Eumeswil Firenze
  • Calcio e statistiche
  • Diretta.it
  • Eclettica edizioni
  • Finanza Sexy
  • Hamelin Prog – Progressive Rock Magazine
  • Il blog di Roberto Perrone
  • Il diario del gigante Paolo Isotta
  • L'eminente dignità del provvisorio
  • linkiesta
  • melascrivo
  • Polémia
  • Rivista Visio
  • SilviaValerio.it
  • Storia in rete
Facebook Twitter Instagram

“All’orizzonte di quell’oceano ci sarebbe stata sempre un’altra isola, per riparsi durante un tifone, o per riposarsi e amare”.
Hugo Pratt

Barbadillo è un laboratorio di idee nel mare del web che, a differenza d’altri, non naviga a vista. Aspira ad essere un hub non conformista, un approdo libero nel quale raccogliere pensieri e parole e dove donne e uomini in marcia possono fermarsi a discutere insieme di politica, ecologia, musica, film, calcio, calci, pugni e rivoluzione.

Ultimi articoli

L’uomo e il suo divenire secondo il Vedānta: René Guénon e la scienza dell’Essere

L’uomo e il suo divenire secondo il Vedānta: René Guénon e la scienza dell’Essere

12 Settembre 2026
La stanza dell’ospite. Voto all’orizzonte e sospetti d’ingerenze straniere: ma solo quelle di parte avversa

La stanza dell’ospite. Voto all’orizzonte e sospetti d’ingerenze straniere: ma solo quelle di parte avversa

11 Settembre 2026
Il caso. Il tabù della memoria collettiva, dalle foibe italiane al bombardamento di Dresda

Germania. Il lumino sulla tomba di un caduto nel ’39 è indice di neo-nazismo a Dresda. Ma “La Stampa” vigila

11 Settembre 2026

Ultimi commenti

  • Guidobono su Bentornato, populismo! Il voto della Sassonia-Anhalt indica la ribellione del popolo tedesco contro le élite
  • Giovanni Fantasia su La crisi dell’industria automobilistica europea è anche non avere più colpi di genio. Né cercarli
  • Primula nera su Bentornato, populismo! Il voto della Sassonia-Anhalt indica la ribellione del popolo tedesco contro le élite
  • Primula nera su Mostra di Venezia. “Succederà questa notte” di Nanni Moretti è un altro passo verso il declino. Peccato 
  • Guidobono su Bentornato, populismo! Il voto della Sassonia-Anhalt indica la ribellione del popolo tedesco contro le élite
  • pasquale ciaccio su Bentornato, populismo! Il voto della Sassonia-Anhalt indica la ribellione del popolo tedesco contro le élite
  • Giacomo Canuti Architetto su La lettera. Nell’attuale paesaggio dello Stretto di Messina non c’è nulla da conservare

with by amdotcom

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

Nessuno risultato
View All Result
  • Politica
    • Difesa
    • Grilleide
    • La Destra riparte da…
    • Tarantelle
  • Corsivi
  • Le interviste
  • Esteri
  • Economia
  • Cronache
  • Cultura
    • Artefatti
    • fedi e religioni
    • Fumetti
    • Libri
    • Musica
    • Ritratti non conformi
    • Sacro
    • Scuola/Questionario proustiano
    • Televisionando
  • Sport
    • Boxe
    • Figurine
    • Il raccattapalle
    • Pallone mon amour
    • Storie di Calcio
  • Scintill&digitali
  • Cinema
  • Parola ai lettori
Questo sito utilizza cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione. Se continui nella navigazione acconsenti all'uso dei cookie.