
Vi sono libri che conquistano il lettore attraverso l’ampiezza della ricostruzione, le note metodologicamente perfette e la bibliografia sterminata, e libri che raggiungono il medesimo risultato grazie alla densità della scrittura, alla nitidezza dello sguardo e alla capacità di condensare un conflitto di proporzioni vastissime in poche immagini memorabili. Finlandia 1940 di Piero Buscaroli appartiene a questa seconda specie, quasi un pamphlet, ma senza quei toni tipici della polemica su carta. Riproponendo un saggio apparso nel marzo 1970 sulle pagine del «Conciliatore», Bietti ci restituisce un testo agile e vibrante, nel quale il racconto della Guerra d’Inverno assume la forma di un’epopea nazionale e, insieme, di una penetrante riflessione sugli equilibri europei alla vigilia della catastrofe mondiale. Una vera e propria bomba di carta che fa riflettere sugli equilibri odierni in quelle zone d’Europa.
Pregevolissima è l’introduzione di Alberto Lombardo, la quale offre al lettore le coordinate necessarie per comprendere la genesi e il significato dell’opera, collocandola nel panorama della divulgazione storica del secondo Dopoguerra e individuandone con efficacia la peculiare qualità letteraria che, da sempre, contraddistingue le opere di Buscaroli. Particolarmente felice risulta l’accostamento tra la struttura del saggio e la composizione sinfonica Finlandia di Jean Sibelius, ove agli accordi iniziali, cupi e minacciosi, corrispondono le premesse diplomatiche del conflitto; alla pulsazione incalzante degli archi risponde il ritmo delle operazioni militari; al tema conclusivo, solenne e meditativo, si lega la rappresentazione della pace imposta dall’Unione Sovietica dopo aver saggiato pesantemente la resistenza finnica. Per mezzo di questa chiave musicale, Lombardo illumina uno dei tratti più riconoscibili della scrittura di Buscaroli, vale a dire la capacità di ordinare la materia storica secondo un movimento narrativo sorvegliato, armonico e progressivamente coinvolgente che non ha nulla da invidiare alla saggistica accademica.
Buscaroli scelse di aprire il racconto dalla conclusione. Il 12 marzo 1940 l’Unione Sovietica impose la propria pace alla Finlandia e tre giorni più tardi gli eserciti si ritirarono dietro le nuove frontiere. Da quel punto terminale lo sguardo risale verso le origini della crisi, conferendo alla narrazione un andamento circolare, nicciano. Fin dalle prime pagine la guerra acquista il respiro dell’epica tanto cara all’imolese, la lotta di una piccola nazione contro una potenza smisurata diviene «l’ultima grande impresa cavalleresca», nella quale l’intelligenza, la mobilità e la conoscenza del territorio fronteggiarono la massa degli uomini e dei mezzi. Questa immagine governa l’intero volume e imprime unità a una materia composta di diplomazia, strategia, biografie, battaglie e memoria. Uno scontro tolkieniano, in tutto e per tutto.
La ricostruzione degli antefatti procede con notevole chiarezza. La dissoluzione della Polonia, il nuovo assetto del Baltico, le richieste sovietiche sulle isole poste davanti a Kronštadt, sulla penisola di Hanko e sull’istmo di Carelia definiscono lo spazio geopolitico entro il quale maturò l’invasione sovietica ai danni della Finlandia. Buscaroli – come ben saprà il lettore – possedeva il gusto dell’episodio capace di racchiudere un intero confronto diplomatico. Durante i negoziati di Mosca, Stalin, il cui nome rimanda all’acciaio, e Molotov, il “martello”, incontrano Juho Kusti Paasikivi, la “roccia”: tre nomi, tre immagini e tre caratteri che trasformano una trattativa internazionale in una scena dalla forte evidenza teatrale. La storia delle cancellerie acquista così dei volti e dei temperamenti tali da renderli quasi sacri.
Il vertice umano del libro coincide con il ritratto di Carl Gustav Emil Mannerheim. Buscaroli ne ricostruisce le origini nell’aristocrazia svedese di Finlandia, il servizio nell’esercito zarista, l’esperienza nella guerra russo-giapponese, le esplorazioni in Asia centrale, il comando sul fronte dei Carpazi e il ritorno in una patria divenuta indipendente. «La Finlandia entrò nella sua esistenza a cinquant’anni suonati»: che forza in questa frase! In essa è racchiusa la metamorfosi di un ufficiale imperiale nel simbolo di una nazione. Mannerheim emerge quale figura di confine, sospesa fra Russia ed Europa, fra fedeltà dinastica e appartenenza nazionale, fra il tramonto di un mondo e la nascita di un nuovo ordine politico che, ad oggi, resta un orizzonte impenetrabile. Buscaroli lo definisce «l’uomo delle tempeste», formula nella quale convergono il comandante, il patriota e il custode dell’indipendenza finlandese.

Con l’inizio delle operazioni militari il ritmo della narrazione accelera. La Linea Mannerheim, le foreste della Carelia, i laghi ghiacciati, le colonne corazzate sovietiche e i reparti finlandesi di sciatori compongono una geografia bellica resa immediatamente visibile al lettore, senza troppi merletti narrativi. Il terreno assume il valore di un protagonista ove i boschi proteggono i difensori, le strade imprigionano le colonne motorizzate, il gelo altera il rapporto fra uomini e mezzi, la neve nasconde le pattuglie vestite di bianco. In questo scenario, le battaglie di Suomussalmi, Salla e Kuhmo diventano esempi perfetti delle capacità finlandesi di combattere una guerra contro un gigante. La precisione delle cifre e delle direttrici operative convive con una prosa rapida, capace di trasformare l’analisi militare in esperienza sensibile, permettendoci di vivere una storia che profuma di epica.
E poi quei titoli dei capitoli quali Fantasmi nella neve, L’uomo delle tempeste e Il reggimento rosso rivelano già la vocazione figurativa del libro. Buscaroli costruisce scene destinate a fissarsi nella memoria. I sissit che scivolano silenziosi tra gli alberi, i riflettori accesi nella notte polare, i combattimenti alla luce delle torce, i carri armati immobilizzati, le divisioni sovietiche frantumate in piccoli nuclei e accerchiate lungo le piste forestali. Il paesaggio bianco accresce la dimensione leggendaria degli avvenimenti, mentre la concretezza dei particolari mantiene il racconto ancorato alla materialità della guerra. Ne deriva una scrittura nella quale l’energia del cronista si unisce al controllo del narratore e alla sensibilità dello storico per il rapporto fra spazio, uomini e decisioni.
Parallelamente, il volume allarga lo sguardo alle diplomazie europee incapaci di ragionare sul vero pericolo per l’Europa. La prudenza dei Paesi scandinavi, i progetti anglo-francesi, la posizione della Germania vincolata agli accordi con Mosca, l’espulsione dell’Unione Sovietica dalla Società delle Nazioni e l’atteggiamento statunitense collocano la resistenza finlandese al centro delle tensioni generate dal patto Molotov-Ribbentrop. La solitudine di Helsinki diventa così una radiografia della crisi europea del 1939-1940. Inoltre, le difficoltà incontrate dall’Armata Rossa offrono a Buscaroli l’occasione per riflettere sulle conseguenze strategiche della campagna: la valutazione tedesca delle capacità sovietiche, la successiva riorganizzazione dell’esercito staliniano e la maturazione delle condizioni che avrebbero condotto alla Guerra di continuazione e all’Operazione Barbarossa.
La pagina reca con limpidezza l’impronta intellettuale dell’autore, la sua cultura conservatrice, il suo anticomunismo e la sua predilezione per le figure nelle quali il destino individuale coincide con quello di una comunità. Questa trasparenza conferisce coerenza interpretativa al racconto e accresce il valore documentario della sua riproposta. Attraverso Finlandia 1940 il lettore incontra, infatti, tanto gli avvenimenti del 1939-1940 quanto il modo in cui una parte della cultura italiana del secondo Novecento guardò alla guerra, al comunismo sovietico, al concetto di patria e alla funzione delle élite militari. Il volume diviene così anche una testimonianza di storia culturale, capace di restituire il timbro di una stagione giornalistica nella quale la divulgazione aspirava apertamente alla forma letteraria.
L’apparato iconografico d’epoca rafforza tale effetto. I ritratti di Mannerheim, la carta delle operazioni, le pattuglie finlandesi, le colonne sovietiche distrutte, i prigionieri, i materiali abbandonati e i manifesti con l’immagine di Stalin formano un secondo racconto, affidato alla potenza immediata della fotografia. Le immagini prolungano il testo, gli conferiscono profondità visiva e restituiscono il volto concreto di quella guerra combattuta in un paesaggio estremo. Anche la veste editoriale, sobria ed elegante, valorizza la compattezza dell’opera e la sua natura di piccolo classico della prosa storico-giornalistica.
Il finale rappresenta una delle pagine più intense del volume. Dopo la caduta di Viipuri e la pace del marzo 1940, Buscaroli conduce il lettore nel cimitero di Hietaniemi, presso Helsinki, dove Mannerheim riposa accanto ai suoi soldati. Il motto inciso sul suo stemma, Candida pro causa, ense candido, suggella il significato attribuito alla resistenza finlandese. La calma del luogo, i ragazzi che percorrono con gli sci i viali innevati e l’adunata silenziosa dei caduti trasformano la cronaca militare in una meditazione sulla memoria, sul sacrificio e sulla continuità nazionale. In questa conclusione risiede la cifra più autentica di Finlandia 1940. Buscaroli racconta una guerra di centiquattro giorni e consegna al lettore l’immagine durevole di un popolo raccolto attorno alla propria indipendenza. L’agilità del volume convive con una sorprendente ricchezza di prospettive; la precisione del racconto si accompagna alla forza dell’evocazione; la storia militare confluisce infine in una riflessione sul carattere delle nazioni. Bietti riporta così alla luce un testo vivo, incisivo e letterariamente compiuto, capace di istruire, affascinare e lasciare nella memoria il bagliore di uomini in marcia attraverso la neve.
Piero Buscaroli, Finlandia 1940, Milano, Bietti, 2026, pp. 90, 6.99€ [Introduzione di Alberto Lombardo]






Bella recensione, complimenti!
Ottima recensione per un autore che prediligevo quando scriveva su “il Borghese” e ancora di più quando scrisse coraggiosamente “Dalla parte dei vinti”.
Kaputt fu dato alle stampe nel 1944 e, quindi, Buscaroli può averlo letto da adolescente, assieme agli articoli di Montanelli (peraltro da lui non amato)