
“Hai un cuore?” – chiede Viviana per il nostro appuntamento periodico. E noto, sono senza cuore…
Ricordo No Having Heart (“Non avere cuore”) di Hugh Walpole (1884 -194), tardo-vittoriano (non l’Horace Walpole del Castello d’Otranto). Quello di Hugh Walpole è un racconto divertente, della misoginia delle Memorie di un cane giallo di O. Henry (Adelphi), alias Samuel Porter, galeotto-letterato). Il padrone di Pete, il cane giallo protagonista, “ha l’aria di chi vuole ammazzare il primo musicante che, per caso, suoni la marcia nuziale di Mendelssohn…“
Invece il William Thrush di Hugh Walpole è ricco. Vive a Hollywood con Isabelle, che decide di munirsi di un cane, necessario, perché da quelle parti “le cliniche veterinarie funzionano così bene che solo per questo vale la pena di avere un cane”.
Roosevelt e Bruto
Isabelle prende un cucciolo di cocker con pedigree e lo chiama Roosevelt. William, che di cani non voleva sapere, quasi per ripicca accoglie un brutto bulldog, che gli è entrato in giardino. Il bulldog Bruto, che gli assomiglia anche fisicamente.
William, “quando la povera bestia gli si presenta con un occhio strappato e ridotto a una palla insanguinata”, senza esitazione, “vola in clinica veterinaria per farlo curare“. Così, se Isabelle ha il suo Roosevelt, William ha il suo Bruto.
Quando la moglie torna dalla madre, William scopre che, senza Isabelle, la casa gli piace di più, “che adora la propria libertà. Che adesso può pensare e fare ciò che vuole e può cercare di capire che cosa gli mancasse in tutti quegli anni”. Passando i giorni, tali convinzioni si rafforzano. Così William scrive alla moglie:
Soprattutto non tornare
“Cara Isabelle, preferisco che tu non torni…
“Ti ammiro tanto. Sei molto migliore di me. Sei stata così buona e gentile per tanto tempo, sembra assurdo pensare che ti manchi qualcosa. Eppure è così. Non hai cuore. “Sembra una cosa da romanzo, ma è proprio quello che intendo dire.
“Non che, per me, ciò ti renda peggiore; è che, in solitudine, ho improvvisamente colto che è l’unica vera differenza tra esseri umani: hai cuore o non ne hai. Intendo che o il cuore è la parte del corpo che funziona meglio di tutte oppure no. Questa è l’unica differenza insuperabile tra le persone. Non l’essere fascisti o comunisti, americani o francesi, astemi o ubriaconi, furbi o sciocchi…
“La gente che ha cuore è quasi sempre troppo sentimentale, troppo emotiva, impedisce che il mondo funzioni normalmente, è d’impiccio a chi pensa veramente. La gente senza cuore è, per come va oggi il mondo, quella che ci vuole. La differenza sta qui. Non posso fare a meno di considerare le cose emotivamente. E tu non puoi fare a meno del contrario. Ma non possiamo più vivere insieme. È una differenza che insuperabile.
“Sinceramente tuo William
“P.S. è esattamente la stessa differenza che c’è tra Roosevelt e Bruto”.
Colletta: un pezzetto alla volta
Viviana però insiste che io un cuore dovrei averlo. Perché, anche se non l’avessi per natura matrigna, un pezzetto ciascuno me l’avrebbero regalato i miei molti cani generosi, di oggi e di ieri, e spero di domani…
Cani che hanno scoperto starne, quaglie e coturnici, e beccacce. Accettando di cercarle, trovarle, fermarle per me. E poi, in un supremo gesto di altruismo, consegnarmele in mano ancora frementi…
I cani con cui, in simbiosi, con intesa perfetta, senza bisogno di parole, ho cacciato conigli e lepri… Quelli che sono entrati in tana, scagnando, o che si sono spezzati le unghie per scavare nei tronchi dei carrubi, infilandosi dentro i muraglioni, vincendo la voglia istintiva di azzannare il furetto.
Gelsomino e Coco
Cani che rispettano i miei gatti, l’altro amore della mia vita, cambiando strada, quando la mia Calico si gonfia come un pallone e assume un’aria ridicolmente minacciosa, senza arretrare di un millimetro, ma, anzi, dirigendosi verso il mio bastardo cacciatore Gelsomino, o la mia bracca francese Coco…
Quanti possessivi, che cacofonia in questa frase… Denota, se non assenza, perlomeno durezza di cuore, tale abuso di possessivi… Noi, sul serio, non possediamo nulla… Non certo la terra, che ci sopravvive sempre, non i cani, minimamente i gatti, di cui, al più, possiamo aspirare ad essere i maggiordomi… Però, nonostante tutto, si insiste d’istinto con questo mio, mio, mio…
Chissà, forse un cuore – piccolino – l’ho davvero… Viviana lo dice. Sarà così. Se ce l’ho, comunque, è un cuore felino e cinofilo. Ve lo presto…






