“Io? No, vi sbagliate! Mai avuto la tessera woke! Beh, forse sai a quei tempi per scrivere su Fanpage, per una piccola commissione al comune di San Partazzo di Sotto sull’intersezionalità, beh si forse ho ceduto! Ma la tessera? No! Mai stato Woke!”
Dialogo immaginario ma non troppo di un ex partigiano della sinistra fucsia, quella che per decenni ha fatto di Gramsci e Pasolini due macchiette liberali al servizio del capitale finanziario e padronale, nei giorni in cui tutto l’establishment della sinistra globale abbandona i temi dell’identità individuale-consumistica per tornare, maldestramente, a parlare di lavoro e rapporti di produzione, pur sempre su posizioni tipicamente fantozziane, di tragicomica subordinazione. E mentre Elly Schlein tenta di riacquistare lo storico quotidiano l’Unità, fondato da Antonio Gramsci, proprio Pasolini e Gramsci bisbigliano stancamente dalle loro maltrattate tombe per insegnarci ancora, missione disperata, la loro dimenticata lezione.
Struttura e sovrastruttura non sono elementi separati o astratti della società capitalistica: la dialettica tra le forme di produzione e le idee che ne raccontano il divenire non ha un percorso determinato ed univoco. Gli esseri umani che vivono nel capitalismo, infatti, sono a loro volta elementi concreti e reali: idee, identità, aspirazioni, tutto questo insieme di “pensiero”, crea e ricombina costantemente la struttura di fondo.
Ha ragione, a nostro avviso, Diego Fusaro quando interpreta Gramsci (ed in parte Pasolini) come marxisti gentiliani, laddove la filosofia della prassi è pensiero in atto, creazione costante di uno spazio pubblico razionale e condiviso. Illiberale certo ma democratico. Fateci caso: quanto manca, quasi oscenamente, quasi inquisitoriamente, una dimensione condivisa del dibattito, una piazza di confronto ragionata.
E allora si capisce molto bene come, a sinistra, nell’oblio generato dal totale appiattimento degli eredi della Bolognina alle esigenze del capitalismo occidentale, la ricerca spasmodica di identità ribellistiche e protestatarie non fosse frutto di un effettivo ragionamento, ma della disperata assenza di pensiero e capacità critica nei confronti del liberismo anarcoide che andava ad imporsi trionfante, oggi come allora.
E dunque, la sinistra che resta antitesi senza mai essere sintesi, porta spalancata al nichilismo delle merci, lascia campo libero, campo largo, diremmo larghissimo, a questa degenerazione senza pensiero del vannaccismo, a questa brutalità retorica fatta di becerume e nostalgismo, così lontana da ogni dimensione romana, ordinata e pulita delle sintesi mediterranee. Sbrodolature da caserma nate in un contesto così tipicamente astratto e religioso, che ben compensano, a mo di coscienza infelice, la rozzezza guarda caso libertaria, individualista, da far west evangelico del mondo anglosassone: ossia la cultura di fondo che oggi determina il dialogo fra struttura e sovrastruttura.
L’assenza di una sintesi porterà l’occidente ad avere milioni di persone abbandonate in una sempre più incoerente palude di abbandono: abbandono economico, sociale, politico, sessuale. L’assenza di sintesi è l’assenza della politica, di un orizzonte e di confini comuni entro i quali poter abbandonare le follie della retorica e vivere coerentemente da esseri umani. Finisce il Woke, si bene, ma non nasce nessun nuovo umanesimo. All’orizzonte, anzi, solo brutalità e sacrifici ad altari non nostri.
Giacomo Petrella






