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La lettera. Ponte sullo Stretto, le riflessioni di una geologa

I laghetti non sono 'frutto di cave di materiali da costruzione e via dicendo', ma sono laghi costieri di sbarramento e/o di natura tettonica

di Claudi Pirrotta
27 Agosto 2026
in Cronache
20
Il rendering del ponte sullo Stretto di Messina

Gentile redazione,

scrivo in merito alla lettera da voi pubblicata al seguente link:https://www.barbadillo.it/132799-la-lettera-nellattuale-paesaggio-dello-stretto-di-messina-non-ce-nulla-da-conservare/
Vorrei tanto che, senza innescare polemiche sui canali social, arrivasse all’architetto Giacomo Canuti e a voi, autorevole redazione, il mio messaggio di replica scientifica che riporto di seguito.

Gentile architetto Canuti,
non entro nel merito della questione del Ponte perché si aprirebbero innumerevoli parentesi, ma volevo porre alla sua cortese attenzione alcune, se mi permette, ‘imprecisioni scientifiche’.
Per sua conoscenza, i laghetti non sono ‘frutto di cave di materiali da costruzione e via dicendo’, ma sono laghi costieri di sbarramento e/o di natura tettonica.
Inoltre, un ponte, per sua natura antropica non può essere in alcun modo in ‘grado di ricostruire un ambiente naturale’ né in grado di dare ‘sicurezza contro eventuali terremoti catastrofici’.
Le dico, inoltre, che i terremoti provocano allagamenti se innescano una frana che ostruisce un corso d’acqua o se provocano subsidenza in area lacustre o costiera tale da causare ingresso/accumulo di acqua. L’allagamento non è l’effetto diretto dei terremoti, ma un effetto secondario o sismo-indotto.
Insomma, al di là delle proprie idee sulla questione ‘Ponte sullo Stretto’, diciamo che c’è tutta una scienza dietro a quello che lei ha dichiarato con tanta determinazione; questa scienza si chiama Geologia. Io, da geologa, non mi permetterei mai di rilasciare pubbliche dichiarazioni sul profilo di un architrave.
Certa di essermi interfacciata con una persona di estrema cultura e intelligenza, la ringrazio per la comprensione.
Cordiali Saluti
Claudi Pirrotta

Claudi Pirrotta

Claudi Pirrotta su Barbadillo.it

Tags: Claudi Pirrottaponte messinastretto

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Comments 20

  1. Giacomo Canuti Architetto says:
    2 mesi ago

    Salve, intanto grazie dell’interesse per le mie argomentazioni, permettetemi comunque di dire due cose circa la lettera della Geologa Claudi Pirotti, in particolare nel terremoto che ha colpito Messina ad inizio del secolo scorso i danni maggiori li ha fatti non tanto il crollo delle costruzione ma l’acqua del mare che si è riversata sulla costa siciliana, secondariamente la ricostruzione è stata un po’ imprudente andando ad occupare aree troppo vicine al mare (la stessa cosa è avvenuta dappertutto e ci si è spostati dalle aree interne per costruire case sul mare. Sarà sensato per la salubrità dell’aria ma si rischia specie oggigiorno anche con l’erosione costiera indotta dai cambiamenti limatici).
    Se il ponte secondo quanto detto dal Consiglio Superiore dei LLPP deve tenere conto dell’innalzamento del livello del mare non capisco perché anche chi abita troppo vicino alla costa non debba pensarci ed approfittare della situazione che si è creata.
    Spero di contribuire positivamnente al dibattito.
    Canuti Giacomo

  2. Cav. Giuliano F. Panza - OMRI Emeritus Honorary professor IGPCEA Beijing Honorary professor Beijing University of Civil Engineering and Architecture (BUCEA) Linceo; uno dei XL; RAS and TWAS says:
    2 mesi ago

    COPIA MESSAGGIO E-MAIL INVIATO ALLA DOTTORESSA PIRROTTA:
    Gentile Dott.ssa Pirrotta, cara Claudia
    ho letto con vivo interesse la tua recente lettera aperta in merito al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Desidero esprimerti il mio più sincero apprezzamento per il tuo intervento e, al contempo, proporti una riflessione che estende le tue considerazioni geomorfologiche verso i criteri di calcolo dell’ingegneria sismica strutturale.
    Nel tuo articolo, hai giustamente restituito rigore scientifico alla lettura del paesaggio costiero dello Stretto, smentendo la tesi che riduce i laghi costieri a mere “cave artificiali” di materiali da costruzione. Evidenziare la loro reale natura di bacini a genesi tettonica e di sbarramento significa ricordare che il territorio dello Stretto non è uno scenario statico, bensì il prodotto macroscopico di dinamiche geologiche profonde, repentine e tuttora estremamente attive. Quei laghi rappresentano, a tutti gli effetti, le “cicatrici” superficiali di un sistema di faglie interconnesse.
    Se si accetta questa inconfutabile evidenza geologica, la traduzione ingegneristica del rischio sismico per un’opera di tale portata non può più affidarsi ciecamente ai metodi probabilistici tradizionali (PSHA), sui quali si strutturano le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC). Quando la geologia dimostra una simile vivacità strutturale, la determinazione delle azioni sismiche di progetto dovrebbe convergere verso l’approccio neodeterministico (NDSHA), che trova una solida formulazione in favore di sicurezza nella ormai nota legge empirica di Panza-Rugarli.
    Come noto, per infrastrutture a criticità estrema, la legge di Panza-Rugarli stabilisce che non ci si possa limitare a progettare sulla base del terremoto storico massimo atteso (come l’evento del 1908, stimato a Magnitudo ~7.1). Essa impone un margine di sicurezza, quantificabile nella formula Mdesign = Mmax + 0.7 (vedere allegati). Applicando questo rigido criterio deterministico all’area dello Stretto, la Magnitudo di progetto salirebbe al valore teorico di 7.8: un incremento di energia liberata esponenzialmente superiore (circa un fattore 11) rispetto agli scenari considerati nel progetto definitivo dell’opera, per quanto mi è dato sapere.
    In conclusione, ritengo che il tuo fondamentale monito sulla natura profonda del paesaggio costiero trovi nella legge di Panza-Rugarli il suo naturale e necessario completamento matematico. Se la geologia ci dimostra che lo Stretto è una struttura tettonica viva, l’ingegneria ha il dovere di non mitigare tale realtà attraverso la lente riduttiva della statistica probabilistica.
    Ti ringrazio per il prezioso contributo scientifico che hai offerto al dibattito pubblico e resto a tua completa disposizione per un eventuale confronto o approfondimento su questi temi.
    Con i miei più cordiali saluti
    Giuliano
    https://www.academia.edu/145748463/The_Panza_Rugarli_Law_A_Deterministic_Approach_to_Seismic_Hazard_Assessment

    https://www.academia.edu/166187952/The_Panza_Rugarli_Law_A_Deterministic_Approach_to_Seismic_Hazard_Assessment_part_2

  3. Cav. Giuliano F. Panza - OMRI Emeritus Honorary professor IGPCEA Beijing Honorary professor Beijing University of Civil Engineering and Architecture (BUCEA) Linceo; uno dei XL; RAS and TWAS says:
    2 mesi ago

    COPIA MESSAGGIO E-MAIL INVIATO ALLA DOTTORESSA PIRROTTA:
    Gentile Dott.ssa Pirrotta, cara Claudia
    ho letto con vivo interesse la tua recente lettera aperta in merito al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Desidero esprimerti il mio più sincero apprezzamento per il tuo intervento e, al contempo, proporti una riflessione che estende le tue considerazioni geomorfologiche verso i criteri di calcolo dell’ingegneria sismica strutturale.
    Nel tuo articolo, hai giustamente restituito rigore scientifico alla lettura del paesaggio costiero dello Stretto, smentendo la tesi che riduce i laghi costieri a mere “cave artificiali” di materiali da costruzione. Evidenziare la loro reale natura di bacini a genesi tettonica e di sbarramento significa ricordare che il territorio dello Stretto non è uno scenario statico, bensì il prodotto macroscopico di dinamiche geologiche profonde, repentine e tuttora estremamente attive. Quei laghi rappresentano, a tutti gli effetti, le “cicatrici” superficiali di un sistema di faglie interconnesse.
    Se si accetta questa inconfutabile evidenza geologica, la traduzione ingegneristica del rischio sismico per un’opera di tale portata non può più affidarsi ciecamente ai metodi probabilistici tradizionali (PSHA), sui quali si strutturano le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC). Quando la geologia dimostra una simile vivacità strutturale, la determinazione delle azioni sismiche di progetto dovrebbe convergere verso l’approccio neodeterministico (NDSHA), che trova una solida formulazione in favore di sicurezza nella ormai nota legge empirica di Panza-Rugarli.
    Come noto, per infrastrutture a criticità estrema, la legge di Panza-Rugarli stabilisce che non ci si possa limitare a progettare sulla base del terremoto storico massimo atteso (come l’evento del 1908, stimato a Magnitudo ~7.1). Essa impone un margine di sicurezza, quantificabile nella formula Mdesign = Mmax + 0.7 (vedere allegati). Applicando questo rigido criterio deterministico all’area dello Stretto, la Magnitudo di progetto salirebbe al valore teorico di 7.8: un incremento di energia liberata esponenzialmente superiore (circa un fattore 11) rispetto agli scenari considerati nel progetto definitivo dell’opera, per quanto mi è dato sapere.
    In conclusione, ritengo che il tuo fondamentale monito sulla natura profonda del paesaggio costiero trovi nella legge di Panza-Rugarli il suo naturale e necessario completamento matematico. Se la geologia ci dimostra che lo Stretto è una struttura tettonica viva, l’ingegneria ha il dovere di non mitigare tale realtà attraverso la lente riduttiva della statistica probabilistica.
    Ti ringrazio per il prezioso contributo scientifico che hai offerto al dibattito pubblico e resto a tua completa disposizione per un eventuale confronto o approfondimento su questi temi.
    Con i miei più cordiali saluti
    Giuliano
    https://www.academia.edu/145748463 The_Panza_Rugarli_Law_A_Deterministic_Approach_to_Seismic_Hazard_Assessment
    https://www.academia.edu/166187952/The_Panza_Rugarli_Law_A_Deterministic_Approach_to_Seismic_Hazard_Assessment_part_2

  4. Mico says:
    2 mesi ago

    Pur condividendo che un opera antropica non è un opera naturale, in quanto artefatto dall’uomo, con la consapevolezza che sono artefatti, sia le città loro interessa sia le aree agricole coltivate con uliveto (anche queste sono artefatte dall’uomo), poco condivisibile è l’affermazione che la costruzione di un ponte non dà garanzie contro gli eventi sismici. È come affermare che costruire con criteri antisismici e criteri no antisismici è la stessa identica cosa, è come affermare che in Giappone, che tanto investono in costruzioni antisismiche, sono tutti idioti.
    I recenti eventi sismici in Myanmar, facilmente visibili su YouTube, mostrano le garanzie del costruire in modo antisismico e in modo non antisismico.
    Ridurre la scienza del costruire di scienziati quali geometri, architetti od ingegneri allo studio della decorazione di una trave, non è da scienziati.

  5. Giacomo Canuti Architetto says:
    2 mesi ago

    Gentile redazione fate pervenire cortesemente la mia risposta alla nota della Geologa da Voi pubblicata al seguente link https://www.barbadillo.it/132919-la-lettera-ponte-sullo-stretto-le-riflessioni-di-una-geologa/.
    Grazie e buona giornata.
    CG

  6. Giovanni says:
    2 mesi ago

    Spero che quello sopra riportato venga preso in considerazione da chi di competenza, perché detto da persona competente in materia.

  7. Giacomo Canuti Architetto says:
    1 mese ago

    Salve a tutti, forse la mia nota sui problemi dello Stretto di Messina ha suscitato maggiore interesse di quello che mi aspettavo, voglio comunque aggiungere a quello che ha scritto Mico che si costruisce in base alle norme che accettano determinati periodi di ritorno degli aventi e comunque nessuno pretende opere eterne ed invulnerabili, anche la stessa Terra è un sistema dinamico soggetto pure alla caduta di meteore più o meno grandi e pericolose.
    Con questo modo di ragionare dovremmo far uscire di casa tutti gli italiani e farli ricoverare in accampamenti di fortuna perché tutte le costruzioni son bel lungi dall’essere sicure agli eventi potenzialmente catastrofici.
    Il Ponte sullo stretto produrrà maggiore ricchezza alle regioni calabrese e siciliana che così avranno modo di avere le risorse per migliorare le loro città, dico migliorare non renderle eterne. Pensare di indirizzare le risorse per il Ponte sullo stretto di Messina altrove non avrebbe lo stesso impatto positivo sull’economia delle zone citate.
    Canuti Arch. Giacomo

  8. Giuliano Panza says:
    1 mese ago

    Suggesrisco di leggere: https://www.castaliaweb.com/RUGARLI/rugarli.asp

  9. Oteri says:
    1 mese ago

    Ha ragione l’architetto Giacomo Canuti, bisogna avere il coraggio di vivere o di morire..se non siamo favorevoli allo sviluppo tecnologico per la costruzione del Ponte sullo stretto..allora è meglio vivere nelle caverne in maniera sicura e stabile lasciare una città sempre più cavernicola… dare sempre più spazio tecnologico alle nostre vicine Catania, Palermo, Reggio Calabria di svilupparsi con aereoporti, autostrade efficienti, Porti, Strutture ospedaliere, posti di lavoro mentre per noi la continuazione della città babba che si prende le valigie ed attraversa lo Stretto credo non più di Messina..metre noi continuiamo ad inquinare la città con i veleni delle macchine e delle navi che diffondono l’aria che meritiamo,il proliferare della delinquenza è della povertà. Così siamo tutti contenti. Giulio Oteri

  10. Case tiziano says:
    1 mese ago

    Io mi limito a osservare che nello stretto passa la faglia tettonica della zolla africana que spinge la zolla euroasiatica verso nord est ,le disquisizioni su dei canali marginali mi sembra del tutto inappropriata difronte a tali forze in gioco il limite di una magnitudo 7,8 come massimo non certamente è stato preso su basi scientifiche ma statistiche pertanto tutto il progetto è calcolato su una base statistica a mio avviso decisione assurda per il semplice motivo che a tutto oggi non siamo in grado di fare previsioni a riguardo vorrei una risposta grazie

  11. Roberto says:
    1 mese ago

    In pratica col fatto che un meteorite possa cadere e non essere prevedibile induce la scienza delle costruzioni ad abbassare la guardia ai pericoli che un opera ardita come il ponte sullo stretto impone..in due minuti una volta realizzato farò il giro della Sicilia tra strate dissestate e polverose dove non si asfalta o si ripara una strada o un ponte da una vita…. complimenti…

  12. Rosaria says:
    1 mese ago

    Se si farà il ponte Sicilia Calabria si deve fare anche un ponte in Sardegna.

  13. Rosaria says:
    1 mese ago

    Sono contraria a fare il ponte,la Sicilia e un’isola e così deve rimanere,

  14. Giacomo Canuti Architetto says:
    1 mese ago

    Cav. Giuliano Panza ho accolto il suo invito a guardare il sito https://www.castaliaweb.com/RUGARLI/rugarli.asp e sicuramente non sono io a confutare le argomentazione ivi illustrate tanto più che ho fatto solo occasionalmente dei calcoli strutturali fra l’altro di edifici in muratura, da architetto più che a nuove soluzioni guardo gli edifici che stanno ancora in piedi da secoli se non millenni e che non supererebbero nessuno dei programmi di calcolo per nuovi edifici in circolazione.
    Penso al Panteon a Roma o alla Cupola del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore, opere coraggiose e non superate ancora oggi.
    Il cemento armato ha dei limiti di durata, pensiamo al Ponte crollato a Genova, per il ponte sullo Stretto di Messina ci si affida all’acciaio, che si usa in maniera diffusa dal XIX secolo, mi sembra prima del c.a. stesso, adottando tipologie ampiamente sperimentate, non mi sembra il caso di cautelarci con le norme oltremisura fra l’altro solo in Italia mentre all’estero adottano dei criteri più realistici. Le norme danno poi dei limiti minimi di sicurezza e nessuno vieta di andare oltre progettando strutture molto sicure col solo limite dei fondi che una nazione può permettersi di impegnare, non penso che ci sia uno strutturista che non cerchi in qualunque modo di dormire sonni tranquilli. Per fare costruzioni sicure più che le norme servono progetti veri e progettisti all’altezza del compito assegnato. Ultima considerazione, non lamentiamoci della spesa programmata che qualcuno ritiene spropositata, opere buone costano e non si costringano i progettisti ad economizzare.
    Canuti Arch. Giacomo

  15. gianfranco ghidetti says:
    1 mese ago

    Buonasera, io non sono né geologo né architetto, sono una persona che ricorda ancora la tragedia del Vajont dove geologi e architetti non hanno considerato le forze che la natura può scatenare. Il mio commento è uno solo: chi si assume la responsabilità di costruire un opera del genere in caso di disastro deve essere punito in maniera durissima, non come è successo con i responsabili del Vajont.

  16. Ing.Enrico Dell Gatta says:
    1 mese ago

    Non entrando nel merito, domando:
    In genere noi ingegneri quando trattiamo progettazioni di “Opere importanti” dal punto di vista strutturale, soggette anche a sollecitazioni significative, usiamo costruire in laboratori, anche con piattaforme sismiche preventivamente progettate ad hoc, idonei Modelli Strutturali e strutturati come progettati, in scale adeguate, dove, per particolari importanti sollecitazioni, possono essere sottoposti ai carichi di progetto caricando prima gradualmente, una sollecitazione per volta, raggiungendo il suo massimo previsto, e poi, sempre gradualmente, all’insieme di tutte le sollecitazioni massime di progetto che facilmente si sommano durante un evento, tenendo sul Modello i carichi massimi di viabilità sia ferroviaria che quelli su gomma. Questa è una Opera che sarebbe di grosso vanto nel mondo che meriterebbe una verifica del genere, ma perchè non la si vuol fare. Spero di non ricevere risposte del tipo che costerebbe troppo perchè si deve costruire prima un Laboratorio apposito e poi …. Volere è Potere! Quante vite umane verrebbero a percorrere il Ponte a rischio?

  17. Antonio borsci says:
    1 mese ago

    Buongiorno, ho letto tutto quello che hanno scritto sia la geologa che l’ingegnere? Han detto certamente cose giuste ed interessanti ma, si x me c’è un ma, certamente x un opera del genere si stanzieranno svariati centinaia di milioni di euro e nella situazione di oggi che gli italiani non arrivano a fine mese x il poco sostentamento, xche tutti quei milioni di euro non vengono usati x aiutare milioni di persone che fanno fatica ad andare avanti? Capisco che il mio sia un discorso stupido ed inutile essendo ignorante nella Vs materia, ma nello stesso tempi giusto un aiuto in piu’ alle persone che ne hanno bisogno.
    .

  18. Giacomo Canuti Architetto says:
    1 mese ago

    Buongiorno, non intendo essere troppo presente ma la domanda dell’Ing. Enrico del Gatta mi sembra la più opportuna, perché non fare un modello fisico di tutto il progetto? Ammesso che non lo abbiano già fatto, lo troverei anche strano, una scala al 100 sarebbe la più opportuna a mio parere, i 4 cavi di sostegno avrebbero una dimensione di circa cm 1,12 e la lunghezza complessiva si aggirerebbe sui 40 – 45 metri considerando anche i sostegni laterali. Andrebbe dentro un fabbricato su cui si potrebbe anche fare una sezione del mare e delle colline prossime alla costruzione del ponte. Ci si potrebbero far passare dei modellini di navi anche queste in scala e lo si dovrebbe lasciare a disposizione per i prossimi decenni per studiare e prevenire possibili fenomeni imprevedibili e contenerne l’effetto.
    Il modello andrebbe comunque fatto dopo o contemporaneamente al progetto esecutivo.
    CG

  19. Claudia Pirrotta says:
    1 mese ago

    Gentili Signori,
    premetto che la lettera pubblicata online era stata scritta in via esclusivamente privata, indirizzata all’architetto Giacomo Canuti e alla redazione di Barbadillo. Il motivo era proprio quello di evitare un dibattito polemico sui social, di difficile gestione e in cui le parole possono essere facilmente travisate. Il mio intento principale era invitare a una riflessione su ciò che viene diffuso in rete, un invito a esprimere pareri e fare divulgazione strettamente nel campo di propria competenza, verificando sempre l’attendibilità e i fondamenti scientifici dei contenuti. Ho scoperto solo in un secondo momento, a polemica già innescata, che la lettera era stata resa pubblica. A questo punto, mi preme chiarire puntualmente le questioni più rilevanti che sono emerse.
    Riguardo al commento dell’ Arch. Canuti “[…] in particolare nel terremoto che ha colpito Messina ad inizio del secolo scorso i danni maggiori li ha fatti non tanto il crollo delle costruzione ma l’acqua del mare che si è riversata sulla costa siciliana, secondariamente la ricostruzione è stata un po’ imprudente andando ad occupare aree troppo vicine al mare […]” capisco solo ora che l’Architetto Canuti si riferiva a questo fenomeno quando parlava genericamente di “allagamenti”, tuttavia, l’effetto sismo-indotto di cui parla si chiama tsunami o maremoto. È vero che il terremoto del 1908 ha provocato devastazione anche a causa dello tsunami (nonché dei successivi incendi), ma non si comprende come un ponte di quella portata, progettato in un’area in cui sono presenti faglie attive, possa in alcun modo mitigare questo o altri tipi di pericolosità sismica. Sullo sviluppo urbanistico costiero incontrollato, e sul conseguente aumento del rischio da tsunami, l’architetto mi trova invece perfettamente d’accordo.
    In merito alla risposta del signor Mico “[…] poco condivisibile è l’affermazione che la costruzione di un ponte non dà garanzie contro gli eventi sismici. È come affermare che costruire con criteri antisismici e criteri no antisismici è la stessa identica cosa, è come affermare che in Giappone, che tanto investono in costruzioni antisismiche, sono tutti idioti […]” ci tengo a precisare che non ho mai, neanche lontanamente, affermato che l’ingegneria antisismica sia inutile o che costruire con criteri antisismici sia da stupidi. Conosco le differenze nella risposta dinamica e strutturale di un edificio progettato con o senza criteri antisismici, occupandomi, tra le altre cose, di Risposta Sismica Locale su base NTC-2018 e di caratterizzazione dinamica sperimentale delle strutture tramite metodi geofisici. A tal proposito, preciso di essere una geologa e non un ingegnere, e ringrazio il Professor Panza e il Professor Rugarli per il loro autorevole e prezioso contributo tecnico e ingegneristico a questa discussione.
    Riguardo al punto “[…] è come affermare che in Giappone, che tanto investono in costruzioni antisismiche, sono tutti idioti. […]” la rassicuro sul fatto che ho una grande stima per la loro ingegneria avanzata. Nel mese di aprile del 2010, circa un anno prima del catastrofico evento di Tohoku del 2011, mi sono recata personalmente a Sendai proprio per studiare le loro strutture e le misure di gestione dell’emergenza tsunami. Le loro difese ingegneristiche hanno in parte fallito perché i modelli di valutazione della pericolosità allora adottati avevano sottostimato la magnitudo dell’evento massimo atteso e la conseguente altezza dell’onda.
    Infine, riguardo all’affermazione del signor Mico secondo cui ridurre la scienza del costruire di scienziati quali geometri, architetti o ingegneri allo studio della decorazione di una trave non sia da scienziati, si tratta dell’ennesimo travisamento della mia affermazione. Il mio discorso era molto più lineare: esiste una scienza alla base delle questioni sollevate dall’Architetto Canuti nel suo articolo iniziale che si chiama Geologia e dovrebbe essere lasciata ai geologi, così come esiste un’altra scienza che è l’Architettura di cui si devono occupare gli architetti. Io, da geologa, non pubblico tesi o esprimo pareri nel campo dell’architettura. Credo che il rispetto dei reciproci ambiti professionali sia la base fondamentale per un dibattito sano, serio e costruttivo.
    Nella speranza di aver chiarito gli aspetti più salienti di questa discussione e certa del valore di un confronto tra professionisti, porgo i miei cordiali saluti.

  20. Giacomo Canuti Architetto says:
    1 mese ago

    Gentile Claudia Pirotta se penso che tutto questo scrivere da parte di eminenti personalità, quali ritengo voi tutti siate, scaturisce da una mia lettera pubblicata da Barbadillo al seguente sito https://www.barbadillo.it/132799-la-lettera-nellattuale-paesaggio-dello-stretto-di-messina-non-ce-nulla-da-conservare/ è il caso di dire che la discussione sul Ponte sullo Stretto di Messina sta giungendo a conclusione, è tempo di passare alla fase realizzativa. Quanto a me mi viene da sorridere e spero non si offenda nessuno se ricordo un giovanile motto che si esplica grosso modo così: “Gli architetti sanno poche cose su molti argomenti e tendono a sapere niente su tutto, viceversa gli ingegneri sanno molte cose su pochi argomenti e tendono a sapere tutto su niente”.
    Quando afferma nel suo ultimo scritto che da geologa non pubblica tesi o esprime pareri nel campo dell’architettura dice una cosa difficile da confutare, ma mi perdoni l’architetto è un po’ quello descritto qui sopra e spero vivamente di non sapere niente su tutto ma di dare comunque un mio contributo ai temi trattati, dopo più di 45 anni di iscrizione all’Albo Architetti, qualche cosa avrò pure da dire.
    Grazie a tutti del tempo che avete dedicato alla discussione, a dimenticavo, a quelli che avranno la propria casa espropriata per fare il ponte spero vivamente riservino un’area su cui riedificare un po’ più in collina ed a spese della collettività.
    Canuti Giacomo

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