
Turandot, ultima opera di Giacomo Puccini, è una delle più problematiche e affascinanti del ‘900. Il compositore vi lavora dal 1920 alla morte (Bruxelles, 29 novembre 1924). La partitura rimane incompiuta nel terzo atto, dopo la morte di Liù e proprio quando avrebbe dovuto trasformarsi da gelida principessa in donna capace di amare.
Alfano termina una prima versione del finale nel gennaio 1926. Toscanini, però, giudicandola troppo personale e lontana dalle intenzioni di Puccini, impone tagli e modifiche. La versione oggi più spesso eseguita è il risultato dell’intervento creativo di Alfano e di quello correttivo di Toscanini. Gli studi musicologici inoltre mostrano la frammentarietà del materiale lasciato da Puccini e quindi quanto Alfano debba fare vere e proprie scelte compositive.
Ma Turandot ha anche implicazioni politiche e ideologiche, perché è ambientata nella Pechino fantastica di un Oriente immaginario, ma nasce dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi. La Cina di Puccini è dunque una costruzione teatrale: esotismo, fantasia e stereotipi culturali. Perciò l’opera è riletta anche alla luce dei rapporti fra Occidente e Oriente, del colonialismo culturale e della rappresentazione dell’“altro”.
Turandot arriva sulle scene italiane durante il fascismo, ma è opportuno evitare una sua lettura “fascista”: non è concepita come manifesto politico. La sua genesi precede il consolidamento del regime. Tuttavia il clima culturale dell’epoca può favorire interpretazioni celebrative della potenza, dell’autorità, della folla e del trionfo finale. Il carattere spettacolare della partitura, la massa corale, la figura di una sovrana assoluta e il rituale del potere si prestano a una lettura politica, anche se non ne costituiscono il significato obbligato.
Turandot resta un’opera aperta: incompiuta materialmente e ideologicamente. La difficoltà di Alfano nel darle un finale non è solo un problema tecnico. Essa deriva dalla domanda: una storia fondata sulla violenza, sul potere e sul sacrificio può concludersi credibilmente col trionfo dell’amore? Tale contraddizione, più della celebre “Nessun dorma”, spiega la straordinaria vitalità di Turandot nella storia del teatro musicale.
Turandot, Arena di Verona, 103* Festival, 27 agosto, 3 e 11 settembre






