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L’incompleta “Turandot” di Giacomo Puccini verso il difficile compimento di Franco Alfano tra 1925 e 1926

Sono Arturo Toscanini e Casa Ricordi a indicare chi ultimi la composizione dell'opera a sfondo cinese, giunta al terzo atto, dopo la morte di Liù

di Lucio Ruffa
27 Agosto 2026
in Cultura, Musica
0
Tirandot

Turandot, ultima opera di Giacomo Puccini, è una delle più problematiche e affascinanti del ‘900. Il compositore vi lavora dal 1920 alla morte (Bruxelles, 29 novembre 1924). La partitura rimane incompiuta nel terzo atto, dopo la morte di Liù e proprio quando avrebbe dovuto trasformarsi da gelida principessa in donna capace di amare.

La scelta di farla completare a Franco Alfano non è casuale. Compositore già affermato e autore, tra l’altro, della Leggenda di Sakùntala, Alfano è indicato da Arturo Toscanini e dalla casa editrice Ricordi per un compito non semplice: oltre a orchestrare materiale incompleto, immaginare la musica per accompagnare uno dei passaggi più delicati dell’opera.
Alfano termina una prima versione del finale nel gennaio 1926. Toscanini, però, giudicandola troppo personale e lontana dalle intenzioni di Puccini, impone tagli e modifiche. La versione oggi più spesso eseguita è il risultato dell’intervento creativo di Alfano e di quello correttivo di Toscanini. Gli studi musicologici inoltre mostrano la frammentarietà del materiale lasciato da Puccini e quindi quanto Alfano debba fare vere e proprie scelte compositive.

E’ un 25 aprile, quando…
La prima alla Scala, il 25 aprile 1926, assume così un significato quasi simbolico. Toscanini interrompe l’esecuzione nel punto esatto in cui Puccini ha lasciato la partitura, dopo la morte di Liù. Il gesto trasforma l’incompiutezza in un momento teatrale: la morte del compositore, per un istante, diviene la conclusione dell’opera. Il finale di Alfano è eseguito nelle rappresentazioni successive.
Ma Turandot ha anche implicazioni politiche e ideologiche, perché è ambientata nella Pechino fantastica di un Oriente immaginario, ma nasce dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi. La Cina di Puccini è dunque una costruzione teatrale: esotismo, fantasia e stereotipi culturali. Perciò l’opera è riletta anche alla luce dei rapporti fra Occidente e Oriente, del colonialismo culturale e della rappresentazione dell’“altro”.
La critica contemporanea sottolinea le problematiche legate alla dimensione di genere: Turandot è una donna che ha un potere assoluto, ma la sua trasformazione finale passa attraverso la conquista amorosa da parte di Calaf.
Turandot arriva sulle scene italiane durante il fascismo, ma è opportuno evitare una sua lettura “fascista”: non è concepita come manifesto politico. La sua genesi precede il consolidamento del regime. Tuttavia il clima culturale dell’epoca può favorire interpretazioni celebrative della potenza, dell’autorità, della folla e del trionfo finale. Il carattere spettacolare della partitura, la massa corale, la figura di una sovrana assoluta e il rituale del potere si prestano a una lettura politica, anche se non ne costituiscono il significato obbligato.

Potere e sacrificio
È soprattutto il rapporto fra potere e sacrificio a rendere Turandot sorprendentemente moderna. La principessa governa attraverso la paura e impone enigmi mortali; Calaf accetta il rischio per conquistare il potere e l’amore; la folla assiste e partecipa al rito; Liù, invece, rappresenta il sacrificio individuale e disinteressato. La sua morte incrina la logica del potere e rende problematico il lieto fine. Non a caso, anche il successivo finale di Luciano Berio, composto nel 2001, cerca una soluzione diversa, meno trionfalistica, proprio per dare maggiore peso alle conseguenze della morte di Liù.
Turandot resta un’opera aperta: incompiuta materialmente e ideologicamente. La difficoltà di Alfano nel darle un finale non è solo un problema tecnico. Essa deriva dalla domanda: una storia fondata sulla violenza, sul potere e sul sacrificio può concludersi credibilmente col trionfo dell’amore? Tale contraddizione, più della celebre “Nessun dorma”, spiega la straordinaria vitalità di Turandot nella storia del teatro musicale.
Turandot, Arena di Verona, 103* Festival, 27 agosto, 3 e 11 settembre
Lucio Ruffa

Lucio Ruffa

Lucio Ruffa su Barbadillo.it

Tags: Giacomo Puccinilucio ruffaTurandot

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