Torinese, generale di divisione degli Alpini in pensione, Giorgio Blais firma il suo ultimo articolo per barbadillo.it. il 24 luglio. Il 24 agosto si spegne a 91 anni a Susa, di cui era cittadino onorario. A Maurizio Cabona, redattore del Giornale dal 1986, chiediamo come lo ricorda.
“Giorgio Blais collabora a Il Giornale, dietro pseudonimo, fino al 1993. Quando lascia la carriera militare, rappresenta l’Italia nell’Osce a Banja Luka, Republika Srpska. Nell’ultimo decennio, lui che negli anni ’60 e ’70 ha formato generazioni di ufficiali alla Scuola di Guerra – è vicedirettore dell’Istituto di diritto umanitario di Sanremo. Come l’alto ufficiale Blais racchiude il diplomatico e il giurista, così il giornalista Blais incarna il commentatore dei conflitti.
Con Indro Montanelli
“Se la vita di Giorgio Blais comincia nel 1935 dell’impresa abissina, se discende da famiglie nobili e valorose, nel periodo della gioventù, coincidente con quello della Ricostruzione, è un ufficiale di simpatie monarchiche nell’Italia repubblicana. Ciò durante momenti determinanti nei quali Roma contribuisce al tracollo degli imperi coloniali inglesi e francesi nel Mediterraneo e nell’Africa Centrale. Eventi che l’Italia incoraggia, soprattutto con Enrico Mattei, perché parzialmente rimediano alle clausole del trattato di pace del 1947.
“Con la fine degli anni ’80, Blais coglie subito – come Indro Montanelli, allora direttore de Il Giornale – i nefasti del riflusso connesso alla resa sovietica. In sintesi: crollo del ruolo strategico dell’Italia nell’Alleanza Atlantica.
Ieri alleati. Oggi nemici
“Tra 1991 e 1993 le secessioni da Jugoslavia e Cecoslovacchia – inventate nel 1919 dal trattato di Versailles per la gioia della Francia – non addolorano l’Italia. La preoccupa invece che Germania e Austria colmino quel vuoto. La guerra di Bosnia (1992-1995) esaspera poi il contrasto fra interesse nazionale italiano e interessi imperialistici di Paesi ai quali la decolonizzazione aveva limato le unghie. Blais sa che, sotto la patina della Cee, poi dell’Ue, gli alleati di ieri sono i concorrenti di oggi. All’occorrenza nemici.
“Un trattato di pace con le potenze del Patto di Varsavia non è voluto dagli Usa. Anche per questo resta parzialmente in vigore per l’Italia quello di Parigi del 1947, sebbene anche l’Italia risulti vincente nella Guerra fredda.
“Quando, nella primavera 1991, l’Italia è trascinata nella guerra da lei meno voluta, quella del Kosovo, il gen. Blais motiva pubblicamente il suo dissenso. Nella primavera 2000 il gen. Blais fa 1.700 km a piedi, in solitaria, dal confine settentrionale dell’Italia al rifugio alpino dell’Etna. E ritorno.
“La lunga passeggiata è un memento per invadenti, osservatori militari stranieri, ma anche per nostrani nordisti, stimolati dal modello croato di secessione, e per nostrani sudisti revanscisti sul Risorgimento. Perché l’Italia di Blais è una”.