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Home Cultura

Una certa idea dell’Italia. Giorgio Blais, alpino, generale, diplomatico, giornalista. All’occorrenza podista

La scomparsa a Susa del militare, discendente da una famiglia di valorosi, che ha formato generazioni di ufficiali giunti ai più alti posti di comando

di Lavinia Castelli
26 Agosto 2026
in Cultura, Ritratti non conformi
0
Giorgio Blais

Torinese, generale di divisione degli Alpini in pensione, Giorgio Blais firma il suo ultimo articolo per barbadillo.it. il 24 luglio. Il 24 agosto si spegne a 91 anni a Susa, di cui era cittadino onorario. A Maurizio Cabona, redattore del Giornale dal 1986, chiediamo come lo ricorda.

“Giorgio Blais collabora a Il Giornale, dietro pseudonimo, fino al 1993. Quando lascia la carriera militare, rappresenta l’Italia nell’Osce a Banja Luka, Republika Srpska. Nell’ultimo decennio, lui che negli anni ’60 e ’70 ha formato generazioni di ufficiali alla Scuola di Guerra – è vicedirettore dell’Istituto di diritto umanitario di Sanremo. Come l’alto ufficiale Blais racchiude il diplomatico e il giurista, così il giornalista Blais incarna il commentatore dei conflitti.

Con Indro Montanelli

“Se la vita di Giorgio Blais comincia nel 1935 dell’impresa abissina, se discende da famiglie nobili e valorose, nel periodo della gioventù, coincidente con quello della Ricostruzione, è un ufficiale di simpatie monarchiche nell’Italia repubblicana. Ciò durante momenti determinanti nei quali Roma contribuisce al tracollo degli imperi coloniali inglesi e francesi nel Mediterraneo e nell’Africa Centrale. Eventi che l’Italia incoraggia, soprattutto con Enrico Mattei, perché parzialmente rimediano alle clausole del trattato di pace del 1947.
“Con la fine degli anni ’80, Blais coglie subito – come Indro Montanelli, allora direttore de Il Giornale – i nefasti del riflusso connesso alla resa sovietica. In sintesi: crollo del ruolo strategico dell’Italia nell’Alleanza Atlantica.

Ieri alleati. Oggi nemici

“Tra 1991 e 1993 le secessioni da Jugoslavia e Cecoslovacchia – inventate nel 1919 dal trattato di Versailles per la gioia della Francia – non addolorano l’Italia. La preoccupa invece che Germania e Austria colmino quel vuoto. La guerra di Bosnia (1992-1995) esaspera poi il contrasto fra interesse nazionale italiano e interessi imperialistici di Paesi ai quali la decolonizzazione aveva limato le unghie. Blais sa che, sotto la patina della Cee, poi dell’Ue, gli alleati di ieri sono i concorrenti di oggi. All’occorrenza nemici.
“Un trattato di pace con le potenze del Patto di Varsavia non è voluto dagli Usa. Anche per questo resta parzialmente in vigore per l’Italia quello di Parigi del 1947, sebbene anche l’Italia risulti vincente nella Guerra fredda.
“Quando, nella primavera 1991, l’Italia è trascinata nella guerra da lei meno voluta, quella del Kosovo, il gen. Blais motiva pubblicamente il suo dissenso. Nella primavera 2000 il gen. Blais fa 1.700 km a piedi, in solitaria, dal confine settentrionale dell’Italia al rifugio alpino dell’Etna. E ritorno.
“La lunga passeggiata è un memento per invadenti, osservatori militari stranieri, ma anche per nostrani nordisti, stimolati dal modello croato di secessione, e per nostrani sudisti revanscisti sul Risorgimento. Perché l’Italia di Blais è una”.
Lavinia Castelli

Lavinia Castelli

Lavinia Castelli su Barbadillo.it

Tags: Giorgio BlaisLavinia  Castelli

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