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Col “Cavallo in biblioteca” Federico Fellini voleva arginare l’invasione tv sul terreno dei lettori di narrativa

Rosita Copioli cura inediti soggetti per spot, rimasti sulla carta, commissionati da un consorzio di editori librari al regista tra 1987 e 1988

di Enrico Marletti
18 Agosto 2026
in Cinema, Cultura, Le interviste
1
“Cavallo in biblioteca” Federico Fellini

Rosita Copioli scrive per Avvenire i suoi articoli e per vari editori i suoi libri. Il più recente è Federico Fellini, Il cavallo in biblioteca. Scritti inediti (Vallecchi, pp. 196, 18 €). Tra 1985 e 1993 collabora a Il Giornale, nel supplemento domenicale “Lettere & Arti”. Nello stesso periodo incontra Federico Fellini, la cui opera inedita rivive grazie a lei.

Signora Copioli, lei ha curato Il cavallo in biblioteca…
“Sì, sono gli ultimi inediti giacenti al Fellini Museum di Rimini: 8 progetti del regista per spot tv pro-lettura, su incarico di un consorzio di editori”.
Sono del…?
“Fellini li deposita nel marzo 1988 alla Siae, ma non li realizza, come invece era accaduto per gli spot di Campari, Barilla e Banca di Roma”.
Lunghezza?
“25 fogli dattiloscritti con un nastro usurato e corretti a penna. I primi due in doppia versione, e l’ultimo a servire da logo, o firma.
Sono episodi in stile Carosello?
“Sì, a tema, conclusi da un annuncio pubblicitario, ‘la famosa réclame‘, chiosa Piero Meldini: propaganda per la narrativa. Ma c’è un problema – Fellini lo sa – a indebolire il progetto.
Quale?
“Nella nota introduttiva, ‘Le mani avanti’, seconda versione di una precedente, più ampia, riportata subito dopo, col sottotitolo ‘Breve introduzione giustificativa e completamente inutile’, Fellini segnala l’incongruenza del mezzo tv, concausa dell’allontanamento dai libri da parte dei lettori, mutati in telespettatori”.
Fellini ha ragione.
“L’orravo acconto ingaggia la lotta, conclusiva e vittoriosa, di Pinocchio, il Corsaro nero, Tarzan, i Tre Moschettieri, Robinson Crusoe et al. contro una famiglia tv-dipendente. Fellini entra in scena col piglio da domatore di circo, che a me piace molto”.
Lo aveva anche sul set e nelle polemiche coeve…
“… Sempre più battagliere e disperate, sempre più perdenti, queste all’opposto della finzione dello spot.
Allude a…
“Alle polemiche sull’invasività della tv, ma non solo. La tv è un mezzo utile. Fellini se ne serve, alla Rai deve anche finanziamenti… Fa anche film per la tv, sebbene deluso per più ragioni, a cominciare dal fatto che il cinema è un’arte, anche pittorica, e la tv la preclude. Ma c’è di mezzo, oltre all’arte, il rapporto delle comunicazioni”.
Rosita Copioli

Ovvero?

“Se Fellini duella con Berlusconi, che nei suoi canali costella i film di pubblicità, guarda al futuro. ‘Non si interrompe un’emozione’, il suo slogan, significa molto altro. Già allora, il condizionamento da polli in batteria non è fantascienza. Non ci voleva molto del resto a prevedere l’IA”.
Perché il titolo Il cavallo in biblioteca?
“Viene dalla variante del secondo spot, Il bambino nella cattedrale, dove al posto di un neonato,
in una biblioteca mistica e sacrale come una cattedrale gotica, ma luminosa e gioiosa, entra un
cavallo: senza briglie, senza morso, senza sella. Pura bellezza e libertà. Ma non finisce bene”.
Come?
“Un custode lo caccia. Un professore, somigliante a Carducci, lo difende: ‘Non è la prima volta che anche un cavallo con la lettura e lo studio è diventato qualcuno. Glielo garantisco. Ihihihihih… (e nitrisce)’. Poteva smentirsi Fellini? No. Alla fine, quasi sempre arriva lo sberleffo. Fellini potenzia l’immaginazione, invece di ridurla. Il cavallo discende da Pegaso alato, il simbolo dell’immaginazione. Non è ciò che i libri e i film trasmettono? Un destriero appare nei suoi film quando libertà, vitalità, poesia sono ricordati o messi a rischio. In chiave eroi-comica nello Sceicco bianco. O come l’animale misterioso che sfila davanti a Gelsomina ne La strada”.
Difesa della libertà?
“Certo, insieme a quella di una Biblioteca della Vita, su cui si fonda la nostra civiltà. Negli spot serpeggia l’inquietudine per il soffocamento della libertà, che rispecchia la decadenza della civiltà. Nella prima parte del Cavallo in biblioteca ricostruisco l’immaginazione di Fellini, per come l’ho conosciuta dal contatto con lui, e lo studio del suo lavoro, nelle sue fonti archetipiche. Una reinterpretazione alla luce dei miti, nella densità dei loro riferimenti”.
Però in uno spot non si riversa un’enciclopedia…
“Non è alle nozioni, ma agli archetipi che attinge dall’inconscio. Fellini era interessato ai miti greci, e tra i suoi molti progetti c’era – nei primi anni ’80 – il film intitolato Olimpo, mai girato, di cui ho pubblicato il trattamento (Edizioni Sem, 2017)”.
Dunque?
Le radici sono quelle della civiltà occidentale, nel bacino indo-mediterraneo, da cui più attinge l’immagine del cavallo. Non solo è Pegaso, ma è anche un principio del cosmo e rappresenta il primo sacrificio vitale. Però, al fondo della scelta del cavallo, c’è l’animalità”.
Ovvero?
“Gli occhi di Fellini (Vallecchi, 2020) è il mio più ampio libro si di lui, Infatti suoi occhi avevano ogni sfumatura dell’animo umano, e di quello animale, con i riflessi di una perenne metamorfosi della natura delle cose, e del mito. Pietro Citati conosceva bene Fellini e riprese questa certezza. Scrisse che negli occhi dai quali versava sé stesso nei film, passava ‘ogni sfumatura dell’anima umana, forse ogni sentimento animale’. Fellini appartiene anche all’amabile e terribile regno degli animali”.
Enrico Marletti

Enrico Marletti

Enrico Marletti su Barbadillo.it

Tags: Cavallo in bibliotecafederico fellini

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Comments 1

  1. Guidobono says:
    3 settimane ago

    Fellini è stato un bluff del cinema (certo, non il solo)

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