Maurizio Cabona, nel giornalismo Eugenio Bellentani, esordisce con lei.
“A 19 anni è un talento naturale per la scrittura. Ma per Eugenio il giornalismo non è un mestiere. Vuole seguire l’esempio del padre. Poi, però, deve accettare il primo lavoro utile che gli si offre”.
“Macchinista ferroviere”, per dirla col Francesco Guccini della Locomotiva?
“Eugenio comincia la carriera nel personale viaggiante dei convogli internazionali e la finisce da dirigente. Ma lei coglie giustamente la sua vocazione musicale: infatti suona il basso in un gruppo rock“.
Erano però movimentati gli anni tra i ’60 e ’70.
“Sì, ma Giurisprudenza, a Genova, è una facoltà tranquilla. Vi insegna Paolo Emilio Taviani, ministro degli Interni. Preside è Roberto Lucifredi, vice presidente del Senato”.
Ma non ogni studente sarà democristiano.
“Un paio di trotzkisti diffondono la loro stampa. A due passi da loro, Eugenio e io diffondiamo la nostra: ricordo una copertina col volto di Friedrich Nietzsche. Senza problemi” .
Tutto qui?
“No. Da 4 a 8 lotta-continuisti, strillonano ogni due settimane il loro quindicinale, allora diretto da Pier Paolo Pasolini. Lo compro, lo leggo (è ben fatto), lo passo a Eugenio. ‘Perché mi dai ‘sta roba?’, dice. ‘Per vedere se hanno pubblicato i nostri indirizzi’, replico. E non come annuncio immobiliare”.
Nessun diverbio neanche con loro?
“Per oltre due mesi, no. Il Pci è partito d’ordine. Denuncia chi provoca disordini. I Br se ne accorgeranno presto”.
“Compagni di scuola, compagni di niente…”, canterà poi Antonello Venditti.
“Tornando a Eugenio e a me, manca un dettaglio: uno dei trotzkisti è il portiere nella squadra di calcio dove io sono difensore”.
Quel che lo stadio unisce, politica non divide. Quindi è coesistenza pacifica tra voi.
“Sì, talora cordialità. Leonardo Sciascia, siciliano, unisce: insieme abbiamo visto in un cinema di quartiere, l’Elios, Il giorno della civetta di Damiano Damiani (1968). Finché una cinquantina di Lottatori continui e altri, una mattina, lascia la facoltà di Lettere, attraversa via Balbi e sale lo scalone di Giurisprudenza. Sotto gli eskimo si notano rigonfiamenti”.
La resa dei conti?
“Eugenio guarda me, che guardo lui. Ci s’avvicina un coetaneo barbuto, mai visto prima, che estrae una rivoltella – ancora nessuno girava armato – e dice: ‘Non preoccupatevi'”.
Voi che cosa fate?
“Eugenio tace, io tiro un sospiro”.
Un angelo sceso dal cielo?
“O l’angelo custode. Sono armati i custodi…”.
E poi?
“Come in un film con Bud Spencer e Terence Hill, sopraggiungono due studenti, nostri amici, che – severi ma giusti – fanno rotolare per le scale i primi tre che si sono fatti avanti. Saliamo fino all’orto botanico, tre piani sopra, e usciamo. Per oltre mezzo secolo non ne abbiamo mai parlato”.
Tutti gli altri?
“Si allontanano alla spicciolata”, detto nel linguaggio delle questure”.
Anche i due trotzkisti?
“No. Formalmente neutrali, ma irritati, apprezzano, anzi, che gli intrusi siano tornati da dove erano venuti”.
Eugenio e lei, dopo la laurea?
“Lui, vero giurista, si laurea prima e meglio di me. Poi, per lavoro non sono più a Genova, mentre Eugenio va e vien4. Ci ritroviamo meno spesso. Furio Jesi, insegnante a Genova, direbbe che parliamo tra noi ‘il linguaggio delle idee senza parole'”.
Un brutto momento?
“Un’auto travolge Eugenio mentre attraversa la strada. In ospedale pare morto. Ore dopo si sveglia. Così, alla prima occasione, gli dico: ‘Non prendertela. L’angelo custode s’è distratto, ma poi ha rimediato’. Oggi, come gli perdonerei un secondo errore!”.
Grazie per il bellissimo ricordo di Eugenio Bellentani ,amico comune
Ho letto il ricordo per Eugenio ,comune amico ,grazie bellissimo
L’ articolo sul nostro comune amico Eugenio è molto bello e interessante ,alcune cose non le sapevo proprio