Francesco Guccini con accanto Paola Frassinetti e Stenio Solinas
“Lunga e diritta correva la strada / l’auto veloce correva…”. Dal mangianastri, la voce di Francesco Guccini copre il ronzio dell’auto verso Modena. Guida Maurizio Cabona. Accanto ha Achille Ragazzoni, che conosce quel brano e subito tocca lamiera, se non ferro. Canzone per un’amica prosegue così: “Vorrei però ricordarti com’eri / pensare che ancora vivi / che come ancora mi guardi / e che come allora sorridi…”. Qui anche Stenio Solinas coglie l’allusione e intima:: “Toglila!”. Paola Frassinetti e Monica Zucchinali restano silenti.
E’ un sabato di luglio 1982 e l’Italia non è ancora campione del mondo di calcio. Cabona e Ragazzoni hanno lasciato alle spalle Lugano e il quotidiano Gazzetta Ticinese; Solinas, Milano e La Notte.Meta comune:Pavana, frazione di Sambuca Pistoiese, dove Guccini si è spento giovedì 6 agosto.
Maurizio Cabona, per l’Amerigo della canzone di Guccini, “Pavana è un ricordo / lasciato tra i castagni dell’Appennino”. Lo è anche per lei?
“Sì. Nel 1982 sono un emigrato, come Amerigo, ma nel Cantone Ticino, tanto caro a Guccini. Ed è per questa provenienza che lui mi accoglie con amici: lui ha 42 anni, noi, tra tutti, 110. Con lui parliamo sull’aia del casolare”.
Di che cosa?
“Guccini ha metaforici sassolini nelle scarpe da togliere. Specie dal 1977, anche i suoi concerti sono boicottati. E Guccini di quelli vive, più che dei dischi, quindi contesta i contestatori: ‘Il loro socialismo – dice – è far lavorare gratis me!'”.
Cabona, lei era un gucciniano?
“Dalla prima ora. Ma gucciniano radiofonico”.
Montecarlino e transistoriano
Cioè?
“Da ‘montecarlino e transistoriano’ – per dirla con Herbert Pagani di Radio Montecarlo – dal 1966 ascolto Canzone per un’amica, Auschwitz, Dio è morto, Noi non ci saremo… Più cattolica del Vaticano, la Rai di allora quasi non le trasmette”.
Non compra dischi di Guccini?
“Questione di tasca. O libri o dischi. Scelgo i libri. Scrivo recensioni per riceverli in omaggio”.
Nel 1971 lei ha 20 anni. Età meravigliosa?
“Per una ragazza sana, bella, amata dai genitori, può esserlo”.
E per gli altri?
” Per Guccini ‘a 20 anni si è stupidi davvero / quante balle si ha in testa a quell’età’ (Eskimo)“.
Ma all’università lei ha buoni maestri.
“In ordine alfabetico: Francesco Antolisei, Pietro De Francisci, Francesco Galgano, Andrea Torrente. Studio sui loro manuali. Roba seria”.
La locomotivadi Guccini echeggia spesso negli atenei.
“Ma esce solo nel 1972. Un ‘macchinista ferroviere’, ‘lanciato a bomba contro l’ingiustizia’ è un modello da cui Guccini, con me, prende le distanze”.
Di lui, lei che cosa apprezza?
“I testi, Il timbro vocale, l’accento”.
La terra degli avi
L’accento bolognese. Ma lei non è bolognese.
“Lo sono mia bisnonna e mia nonna. Determinanti per me”.
Nato a Modena, Guccini non ama Modena.
“In Piccola città la definisce ‘bastardo posto’. E aggiunge che ‘fu il fato che, in tre mesi’ lo spinse via da Modena. Chiedo perché tale durezza. Non mi risponde”.
Che cos’altro chiede a Guccini?
“‘Poco. Identificandomi col Cantone Ticino, che lui ama, con noi è allegro come il Limentra in piena”.
Cioè?
“‘Il Limentra è il torrente che passa sotto casa sua. E’ citato in Amerigo e in altri brani, oltre che nei romanzi”.
Prosegua.
“‘Mi credono comunista, ma voto Psi’. Parla poi del mito americano, ‘di seconda mano’, per lui cresciuto ‘fra la via Emilia e il West’, e dell’umiliazione patita da madre e patrigno della fidanzata americana, cui si era presentato per chiederne la mano”.
Mi dica di più.
“Nella canzone 100,Pennsylvania Ave, il verso ‘Il but I love him che tu gli urlasti allora…’ allude – mi spiega Guccini – alla ben flebile difesa da parte della fidanzata. Quel ‘Ma io l’amo!’ avalla implicitamente il disprezzo parentale per l”italiano istrione'”.
Los muchachos…
C’eravamo tanto armati di Maurizio Cabona e Stenio Solinas
A questo punto siete quasi amici
“Guccini mi accompagna in cucina a bere (acqua per me). Si siede e prende la chitarra. ‘Questa canzone – mi dice – l’ho appena composta’: è Autogrill. Si ispira a una reale sosta lungo una strada statale negli Usa. Appare una giovane cameriera, ‘bionda senza averne l’aria’ e Guccini sente ‘una malinconia vicina’. Così mette ‘un disco nel juke-box / come in un film vecchio della Fox’. Ma nel locale entra una coppia di avventori e rovina il sogno”.
E il vostro congedo da Pavana?
“Guccini mi racconta che Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarrista argentino del suo gruppo, durante l’allora recente guerra delle Malvine, gli ha insegnato la Marcha Peronista. “Ce la canta?” – chiede Achille Ragazzoni, che ha intanto scattato le foto di quell’incontro…”.
… E ?
“E subito quel vocione a noi caro scandisce: ‘”Los muchachos peronistas / todos unidos triunferemos / y como siempre daremos / un grito de corazón: / ¡VivaPerón! ¡Viva Perón!’“. Pelle d’oca collettiva: a Pavana, c/o Guccini, siamo tutti muchachos peronistas“.
Montecarlini e transistoriani, Herbert Pagani vi dice a domani. Era incredibile come noi adolescenti degli anni Sessanta ascoltassimo con passione Radio Montecarlo, che trasmetteva canzoni censurate dalla pudica Rai italiana. Penso a Bobo Merenda di Jannacci, a Boccadirosa di De André, e anche alla splendida Albergo a ore, cantata dallo stesso Pagani, versione italiana di Les amants d’un jour portata a suo tempo al successo dalla Piaf e ripresa poi dal duo Vanoni – Paoli. Era il tempo in cui gli italiani andavano a Nizza a vedere i filmetti osés e i francesi a Ventimiglia a vedere La battaglia d’Algeri di Pontecorvo, vietata da de Gaulle. A proposito di Pagani, uomo di spettacolo che non sfondò mai veramente e cui toccò una morte precoce, ad appena 44 anni, era incredibile la sua capacità di strizzare l’occhio alla trasgressione facendo pubblicità a una marca di sigarette: la sua rubrica su Radio Montecarlo era sponsorizzata dalla Muratti Ambassador (“ricca, rara, ricaricante”) e s’intitolava appunto Fumorama. Oggi lo lincerebbero, allora ci faceva sognare.
Montecarlini e transistoriani, Herbert Pagani vi dice a domani. Era incredibile come noi adolescenti degli anni Sessanta ascoltassimo con passione Radio Montecarlo, che trasmetteva canzoni censurate dalla pudica Rai italiana. Penso a Bobo Merenda di Jannacci, a Boccadirosa di De André, e anche alla splendida Albergo a ore, cantata dallo stesso Pagani, versione italiana di Les amants d’un jour portata a suo tempo al successo dalla Piaf e ripresa poi dal duo Vanoni – Paoli. Era il tempo in cui gli italiani andavano a Nizza a vedere i filmetti osés e i francesi a Ventimiglia a vedere La battaglia d’Algeri di Pontecorvo, vietata da de Gaulle.
A proposito di Pagani, uomo di spettacolo che non sfondò mai veramente e cui toccò una morte precoce, ad appena 44 anni, era incredibile la sua capacità di strizzare l’occhio alla trasgressione facendo pubblicità a una marca di sigarette: la sua rubrica su Radio Montecarlo era sponsorizzata dalla Muratti Ambassador (“ricca, rara, ricaricante”) e s’intitolava appunto Fumorama. Oggi lo lincerebbero, allora ci faceva sognare.