La notte dell’8 agosto 1956 muoiono a Marcinelle, per ustioni o soffocamento, 262 minatori di cui 136 italiani: 60 abruzzesi, di cui 22 di Manoppello (Pescara). Per l’errato uso dell’ascensore e l’inosservanza delle norme di sicurezza, si sprigionano scintille a oltre 160 m di profondità. L’incendio non dà scampo ai minatori nei pozzi. Il gas grisù fa il resto.
Oltre a consuete proteste e rituali proponimenti del dopo, la strage rivela il patto del 1946, rimasto in vigore fino al 1963, tra il governo belga e quello italiano. Al Belgio occorre manodopera, perché l’industria è uscita quasi indenne dalla guerra. All’Italia occorre carbone per la ricostruzione. Il baratto prevede la consegna all’Italia di 200 kg di carbone al dì per minatore immigrato. In Belgio vanno in 17 anni 142.000 italiani (867 muoiono nelle miniere).
Il patto rende arduo stabilire i risarcimenti, che saranno inadeguati, e l’accertamento dei responsabili (lievi le condanne). Marcinelle, però, segna una svolta nell’emigrazione italiana, che dal 1956 si indirizza verso Svizzera, Germania Ovest e Italia settentrionale.
In Belgio rimangono i minatori già immigrati: sono soprattutto abruzzesi, molisani, calabresi e meridionali in genere. Negli anni ’60-’80 figli di minatori saranno cantanti noti come Rocco Granata e, soprattutto, Salvatore Adamo; e anche alcuni ministri.
Il film franco-italiano La ragazza in vetrina di Luciano Emmer (1961), con Lino Ventura e Bernard Fresson, mostra un incidente minerario (a lieto fine) nel Limburgo (Olanda). Si allude a Marcinelle, ma non se ne fa il nome.
Io avevo letto su qualche opuscolo che per ogni minatore dava la possibilità di acquistare una certa quantità di carbone koc pagando e non automaticamente. È l’Italia ne ha acquistato ben poco o quasi niente.
Io avevo letto su qualche opuscolo che per ogni minatore dava la possibilità di acquistare una certa quantità di carbone koc pagando e non automaticamente.
È l’Italia ne ha acquistato ben poco o quasi niente.