
A Ceuta non abbiamo assistito a una normale emergenza migratoria. Abbiamo visto una frontiera europea
aprirsi e richiudersi quasi a comando. Decine di migliaia di persone sono affluite verso Castillejos-Fnideq;
autobus provenienti da diverse parti del Marocco erano stati segnalati nella zona e le forze di sicurezza di
Rabat, efficientissime quando vogliono impedire un attraversamento, hanno inizialmente
osservato e incanalato la folla invece di fermarla. In poche ore una città spagnola di 85.000 abitanti è stata
travolta.
sorprendente rapidità quelle stesse masse che poco prima sembravano incontenibili. All’andata, il caos; al
ritorno, quasi una ritirata ordinata. Non occorre sostenere che fossero soldati: non vi sono prove. La
dimensione militare non risiedeva negli uomini, ma nel metodo — impiegare una massa civile per sfondare
una frontiera, paralizzare una città e mettere sotto pressione un governo senza sparare un colpo. Questo ha
un nome: guerra ibrida.
Madrid ha parlato di circa 50.000 ingressi, il presidente di Ceuta di 60.000; fonti locali delle forze di
sicurezza hanno indicato una cifra superiore a 80.000. Il numero definitivo conta meno della dinamica*. Il
Marocco non è uno Stato fallito: possiede servizi capillari, polizia efficiente e saldo controllo del territorio.
È inverosimile che una concentrazione di quelle dimensioni sia sfuggita a Rabat; ancora meno credibile è
che il giovedì fosse impossibile fermarla e il venerdì fosse facilissimo farla rientrare.
Ceuta per punire la Spagna, che aveva ricoverato segretamente Brahim Ghali, capo del Fronte Polisario.
L’ambasciatrice marocchina avvertì allora che “gli atti hanno conseguenze”.
Polisario e principale rivale regionale di Rabat. Il 20 luglio 2026 Sánchez è tornato ad Algeri per rilanciare
i rapporti politici ed energetici. Dieci giorni dopo è esplosa Ceuta. Può essere una coincidenza; sarebbe
però perfettamente coerente con il metodo già usato dal Marocco.
materialmente la frontiera di Ceuta. Rabat, inoltre, non ha mai riconosciuto definitivamente la sovranità
spagnola su Ceuta e Melilla. Non si è trattato di conquistarle, ma di dimostrare che possono essere rese
ingovernabili, quando il Marocco lo ritenga utile: una Marcia Verde demografica, accesa e spenta secondo
convenienza.
Nelle prime ore il governo italiano non conosceva il numero esatto degli entrati, la loro identità o le loro
intenzioni. Alcuni trasferimenti clandestini da Ceuta alla penisola sono stati poi documentati mediante
gommoni, piccole imbarcazioni e moto d’acqua. Il rischio per l’Italia non era enorme, ma non era
inesistente. Meloni ha cavalcato politicamente l’emergenza? Certamente. Ma un governo è pagato anche
per percepire un rischio prima che diventi una crisi.
L’Italia non ha espulso la Spagna da Schengen, bloccato il turismo o impedito agli europei di viaggiare. Ha
reintrodotto temporaneamente controlli selettivi sui collegamenti aerei e marittimi, con particolare
attenzione ai cittadini extracomunitari. La montagna dello scandalo democratico ha partorito un controllo
del passaporto.
solidarietà europea rimaneva soprattutto verbale. Francia e Austria rafforzavano i controlli a Ventimiglia e
al Brennero e i movimenti secondari dall’Italia diventavano una minaccia alla loro sicurezza. Allora
sospendere Schengen era prudenza; oggi, se Roma applica lo stesso principio alla Spagna, diventa egoismo.
È finito il tempo in cui l’Italia doveva essere solidale con tutti, mentre nessuno era obbligato a esserlo con
l’Italia.
Soprattutto, la mossa non ha isolato Roma: ha isolato Sánchez. Italia e Danimarca hanno promosso una
lettera sottoscritta complessivamente da 22 Stati su 27 e ottenuto per martedì 4 agosto la riunione
straordinaria dei ministri dell’Interno. Piantedosi porterà al tavolo anche la proposta italiana di centri di
rimpatrio in Africa, finanziati con risorse europee e ispirati al modello Albania, che ha raccolto l’adesione
preliminare degli altri ventuno Stati. Questa si chiama vittoria diplomatica: la linea italiana, per anni
descritta come solitaria, sta diventando maggioritaria.
Ci si meraviglia che Meloni abbia agito secondo le attese di chi l’ha eletta. Ma in una democrazia normale
un governo dovrebbe realizzare il programma presentato agli elettori. Lo scandalo sarebbe promettere
difesa delle frontiere e, conquistato il potere, fare l’opposto. Si può contestare la decisione; non si può
censurare un governo perché mantiene la propria linea entro i limiti della legge.
Cairo e alle altre capitali della sponda meridionale: non provate a fare con l’Italia ciò che il Marocco ha
fatto con la Spagna. Alla Tunisia basta allentare i controlli per moltiplicare le partenze verso Lampedusa; in
Libia governi, milizie, guardie costiere e trafficanti possono usare gli imbarchi per ottenere denaro, mezzi e
riconoscimento politico. La dipendenza europea dagli Stati di transito è divenuta una vulnerabilità
strategica.
Le persone spinte verso Ceuta non erano un esercito: erano esseri umani utilizzati come un esercito. È
persino peggio. La loro disperazione è stata trasformata in pressione politica; alcuni sono morti, altri sono
stati richiamati indietro dopo aver prodotto l’effetto desiderato. La pietà verso le vittime non impone di
negare l’operazione, ma di impedire che si ripeta. A Ceuta il Marocco ha mostrato la vulnerabilità
dell’Europa. L’Italia ha risposto che quella vulnerabilità non deve diventare una resa. E ventuno governi si
sono messi al suo fianco.
siano stati trasportati o accompagnati dalle autorità. La stima superiore a 80.000 ingressi è locale e ufficiosa. I controlli italiani non equivalgono all’uscita da Schengen – NdR






Brava Giorgia, lei si che ci sa fare. Solo regolari, 500.000 in 3 anni e tutto a posto. Modello Itaglia ! E prendiamo per buoni i numeri di Sanchez che parla di tutti rimpatriati…