
Mezzo secolo fa a Genova, al capolinea dei filobus di piazza Acquaverde. Assisto a una scena che mi torna spesso in mente. Un autista dell’Amt, alto, biondo, decorosamente vestito, fa una scenata a un collega presentatosi tardi al lavoro. ”Si può andare avanti così – dice rivolto a me – con questi, che non rispettano i turni e lasciano la gente a fare la coda?”. Un compagno di partito (Psi) mi dirà poi che quell’autista è inviso ai colleghi, infatti aveva aderito alla Rsi e aveva la tessera della Cisnal.
L’episodio me ne richiama sempre un altro.
Il compianto Gianni Di Benedetto – avvocato e senatore del Psi – mi racconta, tanti anni fa, una visita da lui fatta a un magistrato del lavoro in pensione. Il giudice era molto stimato, perché, a differenza dei colleghi, non era prevenuto contro i datori di lavoro e, quand’era il caso, dava torto ai prestatori d’opera. Di Benedetto, credendolo un liberale, sfodera tuttoil suo anticomunismo, ma presto è interrotto dal giudice. ”Avvocato, cambiamo discorso, io ho sempre votato per il Pci!”.
I due “nemici”
L’autista e il magistrato, due nemici della democrazia liberale! Mi chiedo, però: la Repubblica ha bisogno di dipendenti pubblici e di funzionari scrupolosi, che facciano rispettare le leggi, o di cittadini “impegnati” qualificati, soprattutto, dalle idee politiche e dalla dedizione alle buone cause?
Quando ci rassegneremo al fatto che la stima pubblica andrebbe riservata, in primo luogo, a chi – nelle Università nelle Amministrazioni pubbliche, nelle aziende – compie ogni giorno il suo dovere, garantendo, in tal modo, i diritti civili degli altri?
Il “Post” suona sempre due volte
Se il partito dell’autista e quello del giudice fossero andati al governo, le libertà politiche, forse non sarebbero state al sicuro. Anche qui, però, bando alla retorica: abbiamo avuto un presidente del Consiglio post-comunista, Massimo D’Alema, ora ne abbiamo uno post-fascista, Giorgia Meloni: avranno governato male, ma chi si è sentito (e ora si sente) meno libero?
“Noi troppo amammo e sofferimmo, ma ora rimbocchiamoci le mani e pensiamo a tenere in ordine la casa che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità”.







Occorre ancora almeno il ‘passaggio’ di un’altra generazione, circa 30 anni. Inutile chiederlo alla mia, nata pochi anno dopo il ’45.
Saremo sempre visceralmente contro… Non serve alla nazione? Può essere, ma a certi sentimenti non si comanda, e comunque si voti…