
Gentilissimo direttore,
vorrei fare qualche osservazione in merito all’articolo di Mario Bozzi Sentieri intitolato “Ripensare l’ambientalismo per dare valore all’ecologia profonda” apparso su questa testata il 28 luglio 2026.
E consentimi di cominciare dal titolo che, a mio avviso, dovrebbe essere rovesciato. È infatti l’ecologia profonda (specie) che potrebbe dare valore all’ambientalismo (genere) e non il contrario. L’ecologia profonda che si fonda sulla critica all’antropocentrismo, è una ben precisa visione dell’ecologia, che magari Bozzi Sentieri qualificherebbe “ideologica”. E a questo proposito ricordo una frase di Blaise Pascal: «farsi beffe della filosofia è fare davvero filosofia». Voglio dire che ad una visione “ideologica” dell’ambientalismo non si contrappone una visione non ideologica, come sembra credere Bozzi Sentieri, ma una visione anch’essa fortemente ideologica. Cos’è infatti sostenere la necessità di «un nuovo equilibrio tra protezionismo e intervento antropico, avendo ben presenti le esigenze della crescita economica», se non ideologia?
Prendiamo il caso dell’ex ILVA. Una recentissima sentenza della Corte d’appello di Milano ha ordinato la sospensione della produzione di acciaio entro 90 giorni, stante il perdurante inquinamento da polveri sottili e da amianto. Ora, se le esigenze economiche entrano in conflitto con le esigenze ecologiche (tra le quali c’è pure il diritto alla salute), che facciamo? Conserviamo o convertiamo? Alain de Benoist, che l’articolista prova a citare a proprio sostegno, è invece fermamente convinto che occorra integrare l’analisi economica con la logica del vivente. E ricordo che Rutilio Sermonti sosteneva che «non sono le esigenze ecologiche che debbono cedere al progresso, ma è casomai il progresso che deve trovare un confine assoluto e invalicabile nelle esigenze ambientali. Allorchè supera quel limite, non è più progresso ma regresso».
È certamente vero, come dice Bozzi Sentieri, che l’ambientalismo, inteso come radicale tutela della natura, non gode oggi di buona salute, soprattutto per colpa della crisi geopolitica ed economica che richiede risposte immediate. Ma non ci sembra che il nucleare invocato da Bozzi Sentieri vada in questa direzione. Al di là dei legittimi dubbi che si possono avere sull’opzione nucleare, sono proprio i tempi di costruzione delle centrali che non tornano nel conto (minimo 15/20 anni). Mentre il potenziamento delle rinnovabili con sistemi di accumulo richiede tempi brevissimi. Sul tema mi permetto di rimandare al mio articolo: “Tornano alla ribalta i fan del nucleare: si apre un nuovo dibattito sulle opzioni in campo”, apparso su questa testata il 22 marzo 2026 nel quale ho espresso alcune riserve in ordine alla scelta nucleare.
Voglio concludere riportando quel che mi ha osservato, dopo aver letto l’articolo, l’amico ecologista Enzo, che cura per passione alcuni appezzamenti di terra: «Il fatto è che i sostenitori del nucleare guardano sempre ai paesi attorno a noi che ne fanno uso e non a quelli che non lo usano o che lo stanno gradualmente riducendo. Emblematico è il caso dell’Australia che ha un terzo della riserve di uranio e ha bocciato il nucleare perché i costi non reggono con quelli delle rinnovabili. L’attuale nostro governo sta sostenendo le centrali di nuova generazione con l’esigenza di stabilizzare la rete elettrica fatta da fonti rinnovabili, quindi (a quanto dicono) solo nell’ottica di utilizzo come fonte tampone. Di fatto si introduce un meccanismo fatto di scorciatoie che porterà al proliferare di queste centrali, che saranno pronte solo in tempi lunghi che potrebbero essere impiegati per avviare le altre soluzioni a cui stanno guardando altre nazioni e che ci porterà comunque a dover acquistare l’uranio dall’estero lasciandoci fra qualche decennio col problema di gestione delle scorie e dello smantellamento di centrali e depositi».
Cordialità.
Sandro Marano
(ecologista di Fare Verde)







L’ambientalismo come ideologia assoluta non solo è suicida e comunistoide, fa vomitare…
Caro Guidobono, perchè non dai un’occhiata ai dati epidemiologici che evidenziano l’eccesso di mortalità e di morbilità tumorale registrato a Taranto e nelle aree limitrofe, ben superiore alla media nazionale? Così ti passeranno le paturnie
Niente è più distante dall’ambientalismo che il comunismo. Che poi qualche decerebrato sinistroide giochi a fare anche il paladino dell’ambiente, è un altro discorso. A me fanno vomitare i consumatori lobotomizzati che si aggirano con il carrello negli ipermercati (mostri architettonici), indossano i guantini per prendere frutta e verdura per poi tornare a casetta a guardare Netflix. In questo, come in altro, il capitalismo ed il comunismo hanno fatto davvero un ottimo lavoro di squadra.