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“La mia amica per la vita Agatha Christie” ci ricorda che il mondo di ieri puniva gli assassini. Salvo uno

Camille Galic, ex direttrice del glorioso settimanale "Rivarol", parla dell'analisi politica apparsa in Francia sui romanzi con Hercule Poirot o Miss Marple

di Fabrice Dutilleul
1 Agosto 2026
in Cultura, Le interviste
1
Agatha Christie

Agatha Christie (1890-1976) firma 66 romanzi gialli. Vanessa Redgrave la interpreta nel Segreto di Agatha Christie di Michael Apted (1979), fotografato da Vittorio Storaro, il film che racconta i giorni del 1926, in cui la romanziera, lasciata dal marito, fa perdere le tracce. E’ il suo unico giallo senza spiegazione. Ultimamente di Agatha Christie si parla quando il politicamente corretto ne censura i libri. (NdT)

                                                                        ***
Signora Galic, lei pare aver vissuto solo nella e per la politica. Poi s’è interessata ad Agatha Christie, della cui morte ora ricorre il cinquantenario…
“E’ stato un po’ per un colpo di fortuna. Dopo quasi mezzo secolo trascorsi a Rivarol, 27 anni dei quali a dirigere questo  settimanale, avendo come solo compenso una valanga di querele per violazione del politicamente corretto, ero esausta, nel fisico e nella mente. Ma  breve è il fascino dell’ozio. Su un banchetto di libri usati ho trovato La mia vita di Agatha Christie [trad. it., Mondadori. 1978, NdT], autrice che mi piaceva dall’adolescenza. È stata la scintilla. C’era qualcosa di lei che valeva la pena di approfondire”.

Dunque?
“Ho comprato tutti i suoi romanzi in inglese. E più procedevo, più capivo che, oltre per la vasta produzione, ‘l’autrice più letta al mondo’ andava conosciuta meglio. Integra e allegra, impulsiva e autoironica, fedele alla sua gente, ai suoi principi e all’anglicanesimo, ma senza esclusioni: Hercule Poirot è spesso deriso da Agatha per le sue manie, eppure mai ridicolizzato per il cattolicesimo”.
Il suo interesse viene anche dall’ammirare l’opera della Christie?
“Sì, perché il suo linguaggio è al tempo stesso fluido, semplice e molto letterario, e la sua opera è molto variegata: romanzi gialli, ovviamente, ma anche romanzi psicologici, firmati Mary Westmacott, e opere teatrali. La sua immaginazione non conosceva limiti… E anche la sua capacità di lavoro”.
Forse lei è attratta anche dai valori “reazionari” nei suoi romanzi?
“Certo, questi valori me l’hanno resa ancor più cara. Subito lei deplora ‘l’onnipresenza del sesso nella stampa, nella letteratura e sullo schermo’ e l’educazione troppo permissiva dei bambini, tutti ‘progressi’ che possono portare solo a catastrofi, il crescente dominio di un capitalismo apolide, la perdita della coscienza morale. Anche tra perfetti gentiluomini e persino tra signore, che nella sua opera si trasformano in cinici assassini”.
E non deplora solo questo.
“Infatti critica aspramente l’indulgenza per i criminali, scrivendo nella Mia vita che il giallista deve avere ‘una passione che aiuti a salvare l’innocenza’ e che la ‘spaventa che nessuno paia più preoccuparsi’ della vittima’. L’unico romanzo in cui il colpevole la fa franca è L’uomo vestito di marrone [Mondadori, I ed., 1933, NdT)], ambientato in Rhodesia. Vi descrive l’Africa come un ‘paese di bambini giganti, grande, semplice e primitiva eppure così crudele’. L’avvento dello Zimbabwe, con la caccia ai bianchi e la guerra civile tra Shona e Matabele, le ha dato ragione post mortem”.
Queste posizioni…
 “…Valgono alla Christie critiche e l’epiteto di “dinosauro” dalle conversazioni d”impronta antisemita’. Certo, lei critica ebrei per ostentazione, “labbra carnose” o “brama di denaro che li perderà”, ma nessun ebreo è un assassino. Né vi sono assassini tra gli slavi, i baltici, gli arabi, gli asiatici o gli americani, che popolano i suoi libri, sebbene non li stimi molto. Quanto ai tedeschi, neo-nazisti compresi, in Passeggero per Francoforte [Mondadori, 1971, NdT], dove descrive giovani ‘estremamente belli’ e ‘dal canto meraviglioso’), ne prova un’innegabile fascinazione-repulsione. Come la provavano, allora. molti britannici di buona famiglia”.
Come spiega il suo successo mondiale? Film e tv che ruolo hanno avuto?
“Sì, sebbene in generale lei li detestasse, ammettendo che, per lei, ogni adattamento era una ‘tortura’, perché gli attori non somigliavano ai personaggi e le scene, troppo brutali o troppo audaci, si discostavano dai romanzi. In Fermate il boia [Mondadori, I ed., 1953, NdT ], Agatha Christie esprime il rifiuto con la voce di un alter ego molto parodistica e divertente, la romanziera Ariadne Oliver. E inorridirebbe dell’attuale edulcorare i suoi libri. Quando all’innegabile e duraturo successo mondiale, l’attribuisco alla sua capacità di evocare una società e un mondo scomparsi. Leggendola, ci si sente – erroneamente, è ovvio – in un universo deliziosamente accogliente”.
Vede autori, coevi nostri o di Agatha Christie, che paiano suoi eredi?
“Non Sophie Hannah, cui Prichard ha consentito di far resuscitare Poirot! Personaggi falsi, trame contorte, stile piatto. Da evitare! E l’autrice scozzese M.C. Beaton non è migliore, avendo, con un’occhiata complice, chiamato Agatha Raisin l’eroina. Gli autori scandinavi sono di moda, ma non mi entusiasmano, né m’entusiasma la romanziera francese Fred Vargas. L’inglese Minette Walters è dotata, ma troppo cupa. Preferisco la sua connazionale P.D. James (ultimo suo romanzo nel 2011) e Caroline Graham, creatrice dell’ispettore Tom Barnaby. Ma lei ha scritto solo 7 libri [editi da Polillo – NdT], contrariamente a quanto possono pensare spettatori saturi di episodi tv di Barnaby [su La 7, NdT] – che, tra l’altro, sono fan fedeli. Almeno fino alla ‘dittatura della diversità'”.
Il poliziesco è un genere nato e vissuto conciso, che morirà prolisso? 
“Nel libro sottolineo l’eccessiva lunghezza, imposta dagli editori, dei polizieschi contemporanei: spesso oltre 500 pagine, piene di vane digressioni. Ora leggo Il baco da seta: 576 pagine fitte di testo [edite da Salani – NdT] di Robert Galbraith, alias J. K. Rowling, autrice della saga Harry Potter. Mentre la Christie descrive in 5 righe una cena gourmet per Poirot, è per 2 pagine che il protagonista del romanzo divora un hamburger e patatine fritte in un bar malfamato. Ottimo per addormentarsi, invece la gentile, ma fin troppo perspicace Miss Marple, ti tiene con fiato sospeso”.
Camille Galic, Agatha Christie – une amie pour la vie, pp. 168, Déterna & Synthèse nationale, euro 20
Fabrice Dutilleul

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Tags: Agatha ChristieFabrice Dutilleul

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Comments 1

  1. Giovanna Burei says:
    2 mesi ago

    Ho letto (in italiano: il mio inglese non e’ tanto buono) tutti i libri di Agatha Christie e mi ricordo un colpevole impunito in “Perché non l’ hanno chiesto a Evans”. Poi c’è naturalmente il celeberrimo “Assassino sull’ Orient Express”. Cordiali saluti Giovanna Burei Bologna Italia

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