
In Francia è stata appena approvata una legge che prevede l’ergastolo, cioè la massima pena a disposizione del codice penale, per gli «stupratori seriali» di ragazzine (e ragazzini) «al di sotto dei 15 anni di età». Facciamo un piccolo passo indietro per capire il contesto di una normativa che inasprisce, e di molto, la giurisprudenza tradizionale sul tema.
Secondo il conteggio del Ministero degli interni francese, nel solo 2025 all’interno dell’esagono presieduto da Emmanuel Macron si sarebbero registrate «132.300 vittime di violenze sessuali», con un «aumento dell’8%» rispetto al 2024.
Di queste violenze sessuali, 72.200 ovvero il 58% del totale, è stato commesso ai danni di minorenni (per il 90% dei casi di sesso femminile). Evitiamo qui di valutare l’apporto dell’immigrazione allo squallido delitto – apporto che è comunque cospicuo – e concentriamoci sui numeri. Che sono letteralmente aberranti.
In Italia, a guisa di paragone, nel 2024, l’ultimo anno disponibile, i casi di «violenza sessuale» sono stati 6587. Anche se il modo di fare il conteggio fosse diverso, ed è molto probabile che lo sia, la drastica differenza tra i due paesi (che esiste ugualmente per gli omicidi e le violenze di strada) la dice lunga.
L’ultimo caso che ha dato il là a questo inasprimento penale è stato «l’affaire Lyhanna», l’undicenne francese, rapita, stuprata e uccisa, con ogni verosimiglianza, dal padre di un’amica della bambina, Jérôme Barella. Il processo è tuttora in corso.
Macron a proposito del caso ha denunciato un «malfunzionamento» istituzionale, prendendosela con le «lacune» della giustizia anche perché il Barella aveva già avuto ripetuti precedenti penali proprio per «violenze sessuali su minorenni».
Ora, il 21 luglio è stata approvata all’Assemblea nazionale di Parigi questa nuova norma che prevede «la pena dell’ergastolo» per gli autori di «stupri seriali» commessi ai danni «di minori di età inferiore ai 15 anni». Questo inasprimento è solo il primo passo, di una nuova legge di svolta per il miglioramento della «tutela dei minori» in Francia.
Dal male delle violenze è almeno sorto il bene della maggior repressione degli stupratori, mentre alcuni politici sono per la tolleranza, la comprensione e l’inclusione di chi delinque. Incredibile ma vero.
Infatti, se tutti i deputati della destra (Rasseblement national, Les Républicains) assieme ai macronisti hanno votato a favore della norma, totalizzando 258 voti, una buona parte della sinistra ha votato contro, raccogliendo 84 voti, specie tra le file di La France insoumise di Jean-Luc Mélanchon e degli Écologistes di Marine Tondelier.
Partiti progressisti, e ufficialmente iper femministi, ma non così avversi allo stupro delle bambine? La domanda è lecita secondo il blog Boulevard Voltaire Les députés approuvent la perpétuité pour les viols en série sur les moins de 15 ans – Boulevard Voltaire visto che Lfi e i Verdi già nei giorni precedenti al voto si erano battuti per affossare «questa misura faro del progetto di legge» cioè l’ergastolo.
Non si tratta purtroppo di illazioni e fantasie complottiste visto che il deputato Éric Coquerelle del partito di Mélanchon, intervistato da Bfm Tv, ha difeso la linea «inclusiva» del suo partito, osservando che: «Se uno compie abusi su vari bambini», bisogna rendersi conto «che il problema è tale che» non è certo «il rischio dell’ergastolo ad impedirgli di continuare». Ma questo potrebbe implicare la fine del carcere e di ogni sanzione, secondo le tradizionale visione anarchica della «libertà». «Non credo» ha aggiunto Coquerelle che il pedofilo stupratore «sia incurabile» ed anzi «bisognerebbe assicurarsi» che quando esce di prigione, «non ci siano recidive», ma questo sarebbe solo «un problema di risorse».
Alla luce delle sue convinzioni, la «pena dell’ergastolo» agli stupratori di bambine dai 14 anni in giù, come colui che ha violentato e ucciso la povera Lyhanna, gli pare una misura «demagogica» e «ipocrita». Per fortuna, il buon senso ha prevalso e da questo luglio, una spada di Damocle in più grava sul collo dei criminali più squallidi.
Le donne e le ragazze, e tutti coloro che si preoccupano del loro benessere, sanno ora quanto importi realmente dirsi «femministi» e «nemici del patriarcato».








Sarebbe invece il caso di concentrarsi eccome sull’apporto dell’immigrazione, seconde e terze generazioni incluse. La cittadinanza francese non fa il francese, idem per l’Italia ed il resto del mondo. Poi vediamo quanti francesi etnici, direi europei in generale, commettono questo tipo di reati. Il problema è che ci avviamo verso il divieto di pubblicare l’etnia di chi commette il crimine, blocco dei social media etc etc o come in UK, arresti per post che seminano “odio”.