
Se fosse un compositore sarebbe Richard Wagner: orchestrazione potente, infinita melodia e cromatismo. E’ Pietrangelo Buttafuoco ma poco cambia. Giovedì 23 luglio Buttafuoco apre la conferenza stampa di presentazione della 83.ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ed è l’inverarsi della ribellione della valchiria Brunilde, la forza vitale del sentimento contro il nòmos. Non a caso Buttafuoco conclude il suo discorso citando Ezra Pound “E’ la città dei poeti che ha le terrazze color delle stelle”

Il cammino, meglio la cavalcata visto il crescendo del suo intervento, prima di finire sulla terrazza è cominciato sulle rive del ruscello in cui si abbevera l’agnello di Fedro. Perché Buttafuoco trasforma, come ci ha abituato, i discorsi ufficiali di presentazione delle sezioni della Biennale, in un pulpito da cui “sfregiare il silenzio”, il suo, e dare nella formalità dell’occasione tutte le risposte alla domande che la sua gestione della Biennale sta sollevando. Lo fa da par suo ossia in punta di realtà. Inanella fatti su fatti, consiglia la bussola a chi l’ha perduta. Qui l’Unione Europea che ha negato 2milioni di euro di finanziamento per la colpa di aver concesso l’apertura del padiglione della Russia alla Biennale Arte. E si toglie un sassolino dalle scarpe. Il tutto in una nuova lezione di altezza istituzionale, che di questi tempi è merce rara. Soprattutto se l’altezza si coniuga con la capacità retorica di inquadrare il fatto dentro una gustosa e amara allegoria: la favola “Il lupo e l’agnello” di Fedro con buona pace della Rai, il sassolino in questione.
“Superior stabat lupus, ricordate? Il lupo- racconta Buttafuoco– si disseta al torrente dove più in basso si disseta un agnello. Il lupo accusa l’agnello di intorbidire l’acqua che sta bevendo e questo anche di fronte all’evidenza dell’impossibilità di sporcargliela. In un certo senso la Commissione Europea, cioè il lupus, invia una prima lettera e toglie due miliardi alla Biennale e dà sei miliardi in sei mesi a Putin. Ecco dove diventa torbida l’acqua e non certamente qui”. Poi, Buttafuoco affila le armi e racconta di un grossolano errore di date commesso dalla UE nella seconda delle tre lettere inviate a Venezia quindi relativa a circostanze anteriori al 2024, quando ancora Buttafuoco non era stato designato all’incarico. “L’agnello non era nato nella data in cui il lupo asserisce di essere insultato e nella terza lettera il lupo taglia corto e se lo mangia <<Se non sei stato tu, vorrà dire che sarà stato tuo padre>> Il lupus in fabula ne converrete ci sta tutto” Ci sta pure che, come afferma Buttafuoco, i mancati finanziamenti europei graverebbero su Biennale Cinema College, l’iniziativa che promuove nuovi talenti per realizzare lungometraggi a micro budget. “Un soggetto cofinanziatore di recente si è sfilato, senza però creare un impatto economico significativo, altrimenti detto baffo. E’ un compagno di strada con cui abbiamo condiviso un percorso e che oggi ci lascia in ragione di un punto tutto politico, non certamente giuridico, e figurarsi culturale, ma la Biennale non può certo sottostare. Noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi, Noi siamo chiamati qui alla ricerca internazionale nel campo delle arti, ad obbedire ai loro desiderata verremmo altrimenti meno ai principi di autonomia e di libertà di espressione e di ricerca e di fantasia di immaginazione che da 131 anni sono propri di questa istituzione”.
Se mai qualcuno cercasse motivazioni nell’azione di Buttafuoco come presidente della Biennale di Venezia stanno tutte qui, nel manifesto di libertà che mai si stancherà di proclamare. Il guaio per chi ha scelto Buttafuoco come presidente della più importante istituzione internazionale di cultura è aver scelto Pietrangelo Buttafuoco, un intellettuale che sa di avere tra le mani una fabbrica di arti e sa la differenza tra chi lavora per dare un futuro ai giovani e chi si pone come istituzione del futuro, mentre rinnova le dinamiche del passato compresa la geografia del riarmo. Buttafuoco, invece, tirando quel colpo di fioretto cui ha abituato il suo uditorio più attento crede in altro “Alla Mostra viene riconosciuta una formidabile funzione di scoperta e consacrazione di nomi e di formule nuove, quelle che guardano a tutti i molteplici aspetti e alle prospettive e a tutte le geografie del cinema oggi. Ma essa, insieme a tutte le attività della Biennale, è anche inconfutabilmente riconosciuta quale spazio straordinario, straordinario perché l’ordinario vorrebbe altro, di libertà d’espressione dove si promuove il dialogo aperto e la diversità culturale”
In quel prefisso “stra” è il senso di una battaglia non semplicemente culturale ma fortemente umana perché oggi straordinario è chiedere attenzione verso l’incontro, il dialogo, l’apertura quali ponti per il futuro. Territorio, memoria e giovani sono le tre chiavi su cui si concentra oggi la mission della Biennale nel suo compito di organizzatore della Mostra e di sintesi delle scelte operate da Alessandro Barbera. E solo con la direzione di Buttafuoco poteva essere celebrato a Venezia il regista Tinto Brass cui è dedicata la preapertura della Mostra “genio anticonformista del cinema italiano e maestro degno della migliore tradizione anche di letteratura non fosse altro perché siamo pur sempre la terra di Gioacchino Rossini e di Giovanni Boccaccio”.
Quando prende la parola, il direttore Alessandro Barbera sottolinea come il programma della Mostra del Cinema 2026 si basi sul “cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale” e chiude il cerchio.
Il programma della Mostra è consultabile su www.labiennale.org/it/cinema/2026






Ho letto l’articolo su Del Noce. Lo condivido pienamente e apprezzo la chiarezza espositiva dell’autore. Complimenti sinceri.
Molto bello , acuto, anticonformista e intelligente l’articolo su Buttafuoco e la prossima Biennale cinema.