
Il prossimo film ispirato all’universo de Il Signore degli Anelli rispetterà quello di J.R.R.Tolkien o non si farà. Infatti, dall’annuncio del cast di questo adattamento che ci riporterà nella Terra di Mezzo, diretto da Andy Serkis, è sorta una nuova polemica. Alcuni rimproverano al lungometraggio un cast “troppo bianco”, che non rifletterebbe la diversità nella società odierna. L’attore e regista britannico, che nel film intitolato The Hunt for Gollum (“Caccia a Gollum”) – nelle sale dal 17 dicembre 2027 – riavrà anche il ruolo di Gollum, si assume le responsabilità della scelta artistica. Per lui non è una scelta ideologica, ma rispetto dell’immaginario di Tolkien, le cui ispirazioni affondano nei miti, nelle leggende e nei popoli dell’Europa nordica.
Fedeli al testo dell’autore
Intervistato alla Bbc nel luglio 2026, Andy Serkis spiega che il suo fine è innanzitutto la fedeltà ai fondamenti dell’opera originale: “Tolkien è stato enormemente influenzato dalla mitologia nordica. La Contea pare proprio un luogo molto, molto ‘bianco’. I suoi abitanti non si preoccupano granché di ciò che accade fuori dalla Contea e non vogliono ricevere visitatori”. Ha poi detto di non voler un cast secondo una logica di diversità fine a se stessa: “Non credo al politicamente corretto per scelte al solo fine di spuntare caselle”. In The Hunt for Gollum gli spettatori ritroveranno anche Ian McKellen (Gandalf) ed Elijah Wood (Frodo Baggins).
L’universo de Il Signore degli Anelli non nasce nel vuoto culturale. Filologo e docente all’Università di Oxford, Tolkien si ispira a saghe scandinave e leggende anglosassoni, al poema Beowulf e a tradizioni germaniche. Già negli anni ’30 e ’40, Tolkien elaborava la Terra di Mezzo come mitologia destinata a offrire all’Inghilterra un corpus leggendario, paragonabile a quelli dei popoli nordici. Per i fautori della posizione di Serkis, è logico che estetica e popoli rappresentati corrispondano a queste fonti di ispirazione storiche e letterarie.Polemiche di ieri. E oggi
Il dibattito ricorda quello sulla serie tv Gli Anelli del Potere, diretta da J.D, Payne e Patrick McKay (2022). Attori di colore nei ruoli di Elfi, antenati degli Hobbit, o Nani avevano provocato critiche tra una parte degli ammiratori di Tolkien, per i quali tale rappresentazione tradisce le descrizioni dell’autore e la coerenza. Invece i produttori della serie rivendicavano un adattamento aperto alla diversità odierna, denunciando attacchi razzisti a membri del cast.
“Odissea” di Christopher Nolan
Stessa questione per Odissea di Christopher Nolan (2026), che ha riunito un cast particolarmente eclettico, composto da attori di origini molto diverse, per interpretare personaggi appartenenti all’antica Grecia. Tra le scelte più discusse, l’attrice di colore Lupita Nyong’o, nel ruolo di Elena di Troia, e il rapper di colore Travis Scott, che interpreta un poeta greco, metafora di Omero.
Col suo approccio, Andy Serkis difende invece, per The Hunt for Gollum, un adattamento fedele a come concepito da Tolkien. Serkis scommette che il pubblico,per nulla stupido, apprezzerà la sua opera secondo l’ispirazione culturale e storica originaria.






Di Peter Jackson la trilogia de ” Il Signore degli anelli ” è, effettivamente, libero da costrizioni politically correct sul cast( del resto erano tempi meno isterici, e l’ideologia woke era ancora in fase d’incubazione) ; tuttavia nella trilogia de ” l’Hobbit “, già qualche segnale di wokeness risultava presente,ad esempio la popolazione multietnica di Pontelagolungo. Vedremo se Serkis riuscirà a reggere alle pressioni che, da qui al 2027, riceverà per rendere più “inclusiva” la Terra di mezzo…Sull'” Odissea” di Nolan, tanti discorsi surreali ; Elena è bianca non per l’attributo di candore delle sue braccia( insigni filologi progressisti sono corsi a dimostrare come questo non riguardasse il colore reale della sua pelle),ma perché è un personaggio di un testo greco antico, ed i primi greci, ibridazione di indoeuropei e pelasgici, non erano affatto neri( del resto l’epica omerica era pienamente a conoscenza di popolazioni di colore, e le chiamava “Etiopi”,che interverranno pure in guerra,sotto Memnone,anche se in eventi successivi a quelli narrati nell”Iliade…).Ma non è certo questo il problema principale( magari lo fosse…) dell’opera di Nolan,che alla fine ho,nonostante le intenzioni iniziali, ( purtroppo) visto…
Comunque qui la vera questione è la tendenza della politica e dell’ideologia di intromettersi nelle scelte artistiche dei registi ; se un certo tipo di estetica cinematografica fosse dovuta a precise prese di posizione del regista di turno, vi sarebbe poco da obiettare ( ricordo l’eccellente prova di Winston Dennis come Albrecht ne ” Le avventure del barone di Munchausen” di Terry Gilliam del 1988). Invece tutto nasce da pressioni feroci e fanatiche di un gruppo di potere liberal, assolutamente intollerante ; i nuovi criteri per ottenere i premi Oscar basati su criteri di inclusione e rappresentatività lo dimostrano, e sono un piccolo capolavoro di ipocrisia , un controllo esterno e totalitario della produzione cinematografica ,camuffato da rispetto dei diritti civili ; così i progressisti che cianciano di arte indipendente dal potere, sono qui i più ferrei difensori di tale status quo, solo perché sembra rispecchiare i loro valori( e si fotta la libertà di espressione degli artisti !).
La solita doppia morale che conosciamo…