Al presidente rossoblù Aldo Spinelli l’allenatore, timido e schietto, non chiede acquisti, ma di alleggerire lo spogliatoio da tre elementi. I nomi? Restano affidati a quella che, forse, è una leggenda metropolitana. Nomi “grossi”, così il presidente non si sarebbe sentìto di sfidare la tifoseria.
Triste Coppa Italia
Lui, l’Osvaldo, il mago della Bovisa, la tifoseria l’ha già sfidata e battuta. S’è messo presto contro la Gradinata Nord, che ha contestato la squadra e i singoli giocatori per l’eliminazione casalinga in coppa Italia. In conferenza stampa dice: “Capisco perché al Genoa da 30/40 anni succedono sempre le stesse cose. Questi tifosi sono la sua rovina”. Scontro frontale.
Branco segna. Enrico Ameri urla
Quattro giorni dopo è in programma il derby contro la Sampdoria di Vialli e Mancini, che vincerà lo scudetto. “Sarà dura uscirne indenni?”, chiede l’intervistatore e Bagnoli, di rimando: “Da 10 anni il Genoa non vince il derby. Dovrebbe vincerlo ora? Anzi, questa gente forse non lo merita. Lo meritano solo i giocatori”.
I giocatori vincono. Cancellano i ‘cugini’, aggrappatisi a un rigore per il momentaneo pareggio, prima della rete su punizione di Branco, che diverrà una cartolina di auguri natalizi. Chi sente la partita in Tutto il calcio minuto per minuto, ancor oggi ricorda l’urlo del radiocronista Enrico Ameri per quel goal….
Anfield Road, la notte magica
Da lì inizia la cavalcata del Genoa verso il quarto posto. L’anno dopo Bagnoli porta i rossoblù alla semifinale di Coppa Uefa, prima squadra italiana che espugna Anfield Road, stadio-tempio del Liverpool, salutato dagli applausi dei tifosi di casa.
Il Genoa si ferma in semifinale contro l’Ajax. La vigilia è scossa dalla grana dei premi partita, chiesti dai giocatori alla società. Chissà se il presidente Aldo Spinelli, in quel momento, ripensa alla “proposta-scudetto” di Bagnoli, pochi mesi prima.
Verso l’Inter
Bagnoli lascia il Genoa per l’Inter. Non per il blasone o per cedere alle sirene della grande squadra. Vuole avvicinarsi a casa, per stare di più con la famiglia e con la figlia. Poi l’addio alla panchina, il ritiro nel silenzio, con la riservatezza che sempre lo distingue.
Bagnoli se ne va per sempre con lo stesso stile: allenatore signore, mago della Bovisa, dello scudetto al Verona, della cavalcata Uefa al Genoa. Uomo che, per vincere, chiede di cedere i campioni.