Balogun espulso, squalificato e graziato: un anno di messa alla prova. Manco John Elkann c’è ancora riuscito. Infantino fa quello che vuole, il pallone rotola dove dice lui. Anzi, dove vuole Trump.
Manco Blatter l’ha mai fatto. Nemmeno Havelange. Nessuno. Ci volevano i mondiali in America, nella terra della libertà, per far decidere cartellini e formazioni alla Casa Bianca. Certo, s’era capito quando Messi alla prima partita s’è lanciato in un fallaccio che sarebbe stato sanzionato ovunque. Ma non lì, non ai Mondiali di Infantino.
Il calcio è ancora uno sport? Chissà, Trump ha proposto, Infantino ha disposto. Il football si avvicina all’amato (dal tycoon) wrestling. E chissà, magari la finale (Francia-Argentina, scritta in largo anticipo), entrerà Undertaker in scivolata su Mbappé e John Cena farà doppietta. Certo, non è ortodosso ma vuoi mettere il crossover e i guadagni? Dai.
All’orizzonte di ribelli non ce n’è. Nessuno. Maradona è morto, Platini l’hanno messo in condizioni di non nuocere. Almeno Malagò urla. Di certo, e non se ne avrà a male, non è un ribelle però. Almeno la Uefa ci prova, ammesso e non concesso che Figc e Nyon contino ancora qualcosa dopo aver accettato la qualunque dal signor Infantino. Senza ribellarsi.
Poi dice che uno si butta sulla nostalgia. Avete rotto i mondiali. E avete rotto il calcio.







