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Il “canto degli italiani” nella costituzione: un riconoscimento a lungo atteso

Ulteriore, importante elemento, è ricordarne l’autore, Goffredo Mameli, con Genova in primo piano. Non solo perché Mameli vi era nato nel 1827, quanto perché a Genova l’inno  fu eseguito per la prima volta, il 10 dicembre del 1847, durante   una commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria, quella del  mitico Balilla,   contro gli occupanti asburgici

di Mario Bozzi Sentieri
29 Giugno 2026
in Politica
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Canto degli italiani, di Goffredo Mameli

Come diceva Giuseppe Prezzolini “In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo”. Da questo punto di vista è emblematica  la vicenda del “Canto degli italiani”, “provvisorio” fino al 2017, allorquando è stato riconosciuto, con legge ordinaria,  quale inno ufficiale d’Italia. 

Ora finalmente – meglio tardi che mai –  si può ben dire che una stagione “provvisoria”, durata ben ottant’anni, pare destinata ad essere chiusa, grazie al disegno di legge, di cui è prima firmataria Susanna Donatella Campione, senatrice di  Fratelli d’Italia, che prevede di inserire nell’articolo 12 della Costituzione il comma: “L’inno nazionale della Repubblica è il “Canto degli Italiani”, con testo di Goffredo Mameli e musica di Michele Novaro”. L’occasione, al di là di  un riconoscimento formale da troppo tempo atteso, può essere utile  per dare ulteriore visibilità al nostro inno patriottico ed ai suoi autori.  A partire dalle giovani generazioni.

Come auspicato da Paolo Capone, Segretario Generale dell’Ugl, sarebbe altrettanto importante ed efficace se l’inno nazionale e, tanto più che presto potremo chiamarlo “Canto degli italiani”, venisse insegnato nelle Scuole a tutte le ragazze e ai ragazzi, affinché ciò che stabilisce la Costituzione non resti lettera morta. 

Ulteriore, importante elemento, è ricordarne l’autore, Goffredo Mameli, con Genova in primo piano. Non solo perché Mameli vi era nato nel 1827, quanto perché a Genova l’inno  fu eseguito per la prima volta, il 10 dicembre del 1847, durante   una commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria, quella del  mitico Balilla,   contro gli occupanti asburgici. 

Ma chi  era Mameli ? “Un giovane del suo tempo, ma sicuramente molto legato alle esperienze familiari e politiche che aveva sempre vissuto; mi fa venire in mente certi trovatori medievali che trovavano il modo sia di combattere che di comporre poemi” – dice  Gabriella Airaldi, docente dell’Ateneo genovese ed autrice di un fondamentale “L’Italia chiamò”. Goffredo Mameli poeta e guerriero (Salerno, pagine 228, Roma 2019).

Da Genova, dove il testo originale, è conservato al Museo del Risorgimento,   “Il Canto degli italiani” si diffuse in tutta la Penisola, diventando l’inno patriottico e repubblicano del mazzinianesimo. Del resto Mameli a quel mondo si era sempre richiamato, fin da giovanissimo. 

Nel marzo 1848 è  tra gli organizzatori di una spedizione di trecento volontari per andare in aiuto a Nino Bixio durante le Cinque giornate di Milano e viene  arruolato nell’esercito di Giuseppe Garibaldi con il grado di capitano. Tornato a Genova, dopo il fallimento dei moti di Milano, diventa direttore del giornale “Diario del Popolo”. Alla fine dell’anno si trasferisce a Roma, in rivolta contro Pio IX, dove aderisce al comitato romano dell’associazione sorta per promuovere la convocazione di una costituente nazionale, di orientamento mazziniano. Nel gennaio  1849, all’interno della Giunta Provvisoria di Governo, Mameli si occupa  dell’organizzazione militare.  Il giorno 9 avviene  la proclamazione della Repubblica Romana. Mameli invia il telegramma “Venite, Roma, Repubblica”, in cui invita Mazzini a raggiungere la Repubblica Romana. 

E’ insomma un protagonista, seppure giovanissimo, dell’epoca ed è un uomo di prima linea. Combatte  a Palestrina e a Velletri. Il 4 giugno 1849 viene  ferito alla gamba sinistra durante l’assalto a Villa Corsini, occupata dai francesi. Dopo due settimane la gamba va in cancrena. E’ decisa l’amputazione, ma ormai l’infezione è diffusa. Mameli muore il 6 luglio 1849, nell’ospizio di Trinità dei Pellegrini. Ha appena 21 anni. Il suo corpo è  inumato  nel sotterraneo delle Stimmate. E’ solo l’inizio di un lungo itinerario. Nel 1872 i suoi resti sono portati al Verano. Nel 1889 Alessandro Guiccioli, figlio di Ignazio Guiccioli, ministro delle Finanze della Repubblica Romana del 1849, decide di proporre la costruzione di un monumento funebre sempre al Verano. Il monumento è costruito e inaugurato nel 1891 e il 26 luglio di quell’anno le spoglie di Mameli sono sepolte lì. Solo nel 1941 viene però deciso di dare a Mameli un giusto rilievo, traslando il suo corpo nel Mausoleo ossario garibaldino al Gianicolo. Le sue spoglie  sono di nuovo riesumate e trasportate all’Altare della Patria per essere poi collocate, in attesa del termine dei lavori, a San Pietro in Montorio, nel quartiere di Trastevere, poco sopra la fossa nella quale erano stati collocati i resti dei caduti per la Repubblica Romana,  dove ancora oggi si trovano.

Sull’onda del “ritrovato” “Canto degli italiani” il prossimo anno può diventare un’occasione importante non solo per ricordare Mameli, a duecento anni dalla sua nascita e a centottanta da quando l’inno  fu eseguito per la prima volta, ma per fare crescere la consapevolezza rispetto ad uno dei nostri simboli nazionali.  Del resto, come specificato dalla Senatrice Campione, l’inno non è “né di destra né di sinistra” ma appartiene a tutti gli italiani. 

La  sua iscrizione in Costituzione non servirebbe a proteggerlo  solamente  dall’essere modificato o abrogato con una semplice legge ordinaria, quanto anche per  essere “assunto” consapevolmente da tutti, con il  suo testo, con la sua Storia e con quella di chi lo creò. A cominciare dalle giovani generazioni.   

Mario Bozzi Sentieri

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Tags: mario bozzi sentieri

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