
Nella mattinata di giovedì 18, sono uscite le tracce per la prima prova dell’esame di maturità e l’immenso scrittore Christian Raimo, noto ovunque per i suoi libri (da Tutti i banchi sono uguali a L’invenzione del colore) ha duramente criticato gli autori proposti dal Ministero di Giuseppe Valditara agli studenti italiani. Autori ed intellettuali pericolosissimi che vanno da Cesare Pavese a Vitaliano Brancati, da Mario Calabresi a Giuseppe Saragat, da Frank Furedi a Wenke Husmann.
Secondo l’illustre docente antifascista, le tracce sarebbero «una dichiarazione di guerra contro i ragazzi da parte del ministero» che avrebbe altresì la colpa di trattarli come una «una generazione di smidollati snowflake» (fiocchi di neve).
I testi proposti, a detta del nostro, parlerebbero solo di «confini, fatica, doveri»: tutte parole in sé non blasfeme, del resto. Eppure proprio dalla scelta dei brani, il fine esegeta Raimo ha capito che dietro di essi soggiace «l’idea di una pedagogia schiettamente fascista» seppur ben «dissimulata dalle difficoltà della modernità». Lo spirito che animerebbe i testi, mostrerebbe un «virilismo puro», per non dire «libro e moschetto, letteralmente».
Che classe, che acume, che acribia: così fine che il 99% degli alunni e dei docenti non se n’è avveduto, fossi il ministro gli chiederei di redigere le tracce del prossimo anno.
La scelta del sociologo ungherese poi naturalizzato inglese, Frank Furedi secondo Raimo «ha del diabolico» perché da «marxista radicale» (il bene) sarebbe poi diventato «rossobruno, novax, antiGreta, scettico del cambiamento climatico, sovranista complottista, al soldo di Orbàn» (il male assoluto). Il bello è che gli intellettuali della risma di Raimo si dichiarano per le sfumature e per l’equilibrio, contro il manicheismo e le semplificazioni della destra che vedrebbe il mondo «in bianco e nero».
Proporre un autore come Furedi dunque, sarebbe «come mettere una citazione di Charlie Kirk» o un «brano di un libro di Passaggio al bosco». Che Kirk, un politico conservatore e non violento, sia stato freddato in «nome dell’antifascismo» non suggerisce nessuna cautela a Raimo, neppure per il rispetto della vedova e dei figli.
Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi, assassinato dagli antifa negli anni ’70, è noto e non solo in Italia come affermato scrittore e giornalista. Nella sua carriera ha vinto molti premi letterari ed è giunto a dirigere importanti quotidiani nazionali, come La Stampa e Repubblica, non propriamente delle gazzetta di estrema destra.
Secondo Raimo però, tutto intento a trovare appigli sulla «pedagogia fascista» nelle tracce di italiano, il ministero avrebbe colto «un aspetto problematico della sua produzione» (ma quale produzione vasta non ne ha?) e l’avrebbe usata, testuale, «pro domo fascii».
Anche perché i libri di Calabresi, benché progressista, «rispondono tutti a uno strano auto-determinismo individualista», una reazionaria «pedagogia del farcela da soli», mettendo da parte «le condizioni sociali». Ma questo cosa c’entra col «libro e moschetto» di cui sopra?
Perfino l’immenso poeta Cesare Pavese (1908-1950) arrestato per antifascismo durante il Ventennio e membro del Partito comunista dopo, viene criticato perché «l’amore romantico» della poesia citata nella traccia, sarebbe per l’anti-sentimentale Raimo una emozione «fuori tempo massimo». Chiediamoci dunque: il romanticismo è fascista?
Dopo aver omesso altri autori presenti, dal presidente socialdemocratico Giuseppe Saragat all’ecologista tedesca Wenke Husmann, meno spendibili per questa sua allucinante ricostruzione, Raimo invita alla rivolta studentesca.
«Sarebbe da raccogliere le firme» conclude l’esegeta horror «contro queste tracce» e contro la Meloni che ha osato fare gli auguri agli studenti «inneggiando alla disponibilità al sacrificio dei giovani». Meglio il sacrificio o lo sballo, l’impegno che serve sia nella scuola che nel lavoro e nella vita, o canne e alcol da mane a sera?
L’unica nota positiva del delirio sopra visto è questa. Auguriamoci, e non per celia, che questi siano e restino gli «intellettuali» di riferimento della sinistra italiana, così che nei prossimi 20 anni l’unico potere che il popolo le conferirà sarà quello di sparare sciocchezze.








Povero Raimo, com’è ridotto e poveri i suoi studenti. Lasciamolo perdere dato che ha una malattia incurabile, quella di vedere fascismo ovunque non la si pensi come lui. Ve lo immaginate ministro dell’ istruzione?