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Immigrazione, chi ha paura delle parole di Leone XIV?

“Il vostro dramma – ha detto il Papa, rivolgendosi ai migranti - deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi"

di Mario Bozzi Sentieri
16 Giugno 2026
in Corsivi
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Leone XIV

Rispetto all’attenzione dei mass media italiani nei confronti del Pontefice,  è significativo registrare una sorta di “disallineamento” tra quanto detto da Leone XIV e quanto riportato dagli organi d’informazione.

Era già accaduto nei confronti di Papa Francesco, disegnato come un pontefice “illuminato” se non progressiva, salvo poi tacere su certe dichiarazioni “scomode” per la vulgata corrente. Pensiamo alle pratiche abortive e alle durissime dichiarazioni di Papa Francesco che definì “sicari” i  medici che praticavano l’aborto, riaffermando  che “un aborto è un omicidio” e che le donne hanno diritto alla vita, la vita loro e la vita dei figli”.

Stessa chiarezza e stessi imbarazzati silenzi sulla “grande stampa” per la “benedizione” alle coppie dello stesso sesso: “Benediciamo le persone, non le unioni” – ebbe a dire Papa Francesco, specificando che  queste benedizioni, fuori di ogni contesto e forma di carattere liturgico, “non esigono una perfezione morale per essere ricevute”, in ragione del fatto che  “quando spontaneamente si avvicina una coppia a chiederle, non si benedice l’unione, ma semplicemente le persone che insieme ne hanno fatto richiesta. Non l’unione, ma le persone, naturalmente tenendo conto del contesto, delle sensibilità, dei luoghi in cui si vive e delle modalità più consone per farlo”.

Ora tocca a Leone XIV, vittima del “taglia e cuci” da parte di una stampa più interessata a difendere il politicamente corretto che gli autentici orientamenti del Pontefice.

E’ accaduto sul tema bruciante dell’emigrazione, in occasione del recente viaggio apostolico in Spagna. Nel porto di Arguineguín, a Gran Canaria, il Papa ha pronunciato un forte discorso sul tema dell’immigrazione. Facile per certi quotidiani  calcare la mano puntando sull’accoglienza dei migranti e sulla coscienza di un’Europa che “non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi”. Tutto giusto dal punto di vista etico e dottrinario, salvo però  dimenticarsi che lo stesso Papa ha fatto un ragionamento ben più ampio, completamente snobbato dai grandi organi d’informazione.

Alla base le responsabilità dei Paesi d’origine dei migranti, primo passaggio nella catena delle responsabilità che arriva – alla fine – ai Paesi di transito e d’arrivo.

Le parole di Leone XIV sono state chiare.  “Il vostro dramma – ha detto il Papa, rivolgendosi ai migranti – deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”. Ce n’è per tutti, nell’ambito di un discorso nel quale  – parole del Santo Padre – a primeggiare è il “diritto di non dover migrare”, un diritto che ai più pare sfuggire, nel nome di una generica (e spesso strumentale) “accoglienza”. 

“La dignità umana – ha ulteriormente  puntualizzato il Papa – esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”.

Lo “scarto” rispetto ad una generica solidarietà ed accoglienza nei confronti dei migranti non è di poco conto e va ben rimarcato, laddove il richiamo del Pontefice segue un filo logico e conseguenziale che parte dai Paesi d’origine, afferma il diritto a non dover emigrare, condanna i trafficanti, richiama una cooperazione internazionale efficace e perseverante, invoca un’accoglienza  in grado di offrire condizioni di vita dignitose ed un reale processo di integrazione.

Niente di più lontano da un generico solidarismo – così caro a sinistra – tanto ideologicamente strumentale quanto pronto – di fatto – a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro dei Paesi d’approdo, con il risultato di alimentare un  meccanismo di concorrenza al ribasso sui salari, che finisce per penalizzare i meno abbienti (autoctoni ed immigrati). E,  per i cattolici, ben più impegnativo di un’integrazione che non deve ridursi a un compito sociale, per quanto necessario.  “Chi arriva nelle nostre parrocchie – parole di Papa Leone – ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione, e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, un percorso di per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona”. La Chiesa, ha ben rimarcato il Pontefice,  non è uguale alle Ong: non si occupa solamente di assistere, perché evangelicamente “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Altro discorso ovviamente quello relativo  agli obblighi morali e spirituali in capo alle società opulente che rimangono, laddove  “una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare”. Il  problema va insomma visto nella sua interezza, dalle origini all’arrivo,  passando per  i “trafficanti di morte”,  sulle sponde dei nostri mari e poi sui territori, dove l’invito rivolto ai migranti è di aprirsi con fiducia alla comunità che accoglie ed “imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune”. 

Oltre a certi titoli di giornale c’è insomma di più, in ragione della complessità del problema migratorio, che non può essere risolto con una generica “accoglienza”. Le parole  di Leone XIV sono esplicite: basta volerle e saperle leggere. Senza facili strumentalizzazioni di parte. 

Mario Bozzi Sentieri

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Mario Bozzi Sentieri su Barbadillo.it

Tags: immigrazionemario bozzi sentieripapa leone

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