Diario Mondiale 2026. I controlli alle frontiere Usa e la voglia di andare a tirare calci a un pallone in Patagonia
Mentre la nazionale di calcio uzbeca viene perquisita con cani antidroga e metal detector prima dell’incontro con l’Olanda, sulla pista d’atterraggio la squadra senegalese subisce con umiliazione lo stesso trattamento
Da San Antonio a New York, in vista dei Mondiali, la situazione non cambia: mentre la nazionale di calcio uzbeca viene perquisita con cani antidroga e metal detector prima dell’incontro con l’Olanda, sulla pista d’atterraggio la squadra senegalese subisce con umiliazione lo stesso trattamento. Non sono rigidi controlli di sicurezza, è solo un pretesto per marcare la provenienza: il razzismo legalizzato e ad nationem. Ma non è tutto: c’è l’arbitro somalo designato dalla Fifa Omar Abdulkadir Artan che non ha ricevuto il permesso di soggiorno e si è visto costretto a rinunciare come i tredici membri dello staff iraniano che hanno incassato un no al posto del visto.
Addio all’etica di Jules Rimet
Viene meno tutto lo spirito e l’etica di Jules Rimet. Quell’idea che attraversava i confini per diventare il più grande torneo popolare del pianeta non è conciliabile con l’America di Trump. E non dovrebbero essere solo le nazionali interessate a unirsi alla contestazione, minacciando il ritiro, ma soprattutto le pluristellate: Brasile, Germania, Francia. Stranamente c’è un silenzio da sponsor. Anche l’Argentina dell’ultimo Messi è molto distratta, Maradona, al contrario, avrebbe preso posizione e non per vendicarsi della positività all’efedrina per USA ’94, ma semplicemente per schierarsi contro l’ingiustizia che l’America di fatto applica a chi le è straniero e viene da un paese o presunto povero o presunto nemico o presunto politicamente poco rilevante, manovrando e gestendo per proprio esclusivo interesse le sovranità nazionali.
La testimonianza di Maradona
«Se vuoi parliamo del perché accusano i colombiani per la cocaina – dice Maradona a Kusturica nel documentario del regista serbo –, accusano i colombiani e se la pippano gli americani». Chi conduce e chi si arricchisce, certamente non ha una green card. Mi vengono in mente diverse trame su quello che potrebbe accadere se ci fosse almeno un calciatore col cervello o un giornalista che chiede a Marcelo Bielsa: Mister, ma non sarebbe semplicemente bello tornare a giocare a pallone, persino su un campo di terra della Patagonia?