
Federico Audisio di Somma (Torino, 1955) è medico del lavoro, omeopata e floriterapeuta. E scrive libri: il suo titolo più recente è Suites Cafè (Moebius, pp. 140, euro 35). Che non assomiglia ai suoi testi precedenti.
Dottor Audisio, nella prefazione del suo libro Piero Chiambrettii scrive: “Suites cafè: più lo butti giù più ti tira su”. Evoca lo slogan pubblicitario di Nino Manfredi. Perché?
“Queste 41 Suites Cafè sono guizzi di un regista impaziente. Aggiungono dolcificante e pungenti sfumature, un piacere non di superficie, una sorta di commedia barocca intrisa nell’alito greve dell’ora di punta. È un libro per i momenti di pausa: una rapida ma intensa ricarica”.
Lei qui si definisce regista…
“… Perché metto in scena la recitazione della vita nella sua verità, reale o surreale. Diventa teatro dei momenti eretici e dell’idiozia non intenzionale”.
Un discorso “alto”.
“I dialoghi poco concedono alla chiacchiera, di più alla manomissione del banale. Astuzia e martirio appartengono ai lampi dei minuti sinceri. Ogni lettore può trovarvi qualcosa del proprio vissuto”.
La scrittura è stata facile?
“Al contrario: è occorso un processo di torrefazione letteraria di decenni, prima di poter offrire ai lettori questi assaggi”.
Con le sue tavole è Franco Carone a illustrare le Suites.
“I dialoghi esigevano una scenografia, che ho descritto nelle parti introduttive. Franco ha poi tradotto in disegni a matita. Suites Cafè è una sceneggiatura, in cui al testo si affiancano le immagini, moltiplicando il senso attraverso una doppia lettura”.
Lei ha avuto un premio Bancarella, un premio Pannunzio e, un premio Nabokov con romanzi originali e visionari. Come colloca Suites Cafè?
“Ho studiato la tecnica del puro dialogo, prima di affrontare la scrittura di narrazioni complesse. Ho collaborato anche con il regista e attore Mauro Avogadro. Suites Cafè è nato da un lungo itinerario, maturato nel tempo”.





