
La guerra sconvolge l’anima, le città, i popoli. Durante il conflitto spesso gli uomini scrivono, raccontano. Resta un diario o un memoriale o un romanzo per descrivere lo scontro, l’annientamento, la morte, il dolore, le ferite, la distruzione. Terra eolica dello scrittore greco Ilias Venezis (1904 – 1973) è stato concepito secondo un altro registro per parlare della propria memoria, del proprio mondo che magari finisce col non esserci più. L’autore sceglie, così, di narrare un mondo scomparso, e lo fa con grande efficacia, parlando di una realtà che pare prender forma e ritornare davanti ai suoi occhi. Il libro, Terra eolica, edito da Medhelan, è qualcosa di più profondo di un semplice romanzo, è un testo che rievoca tutto un mondo narrando per sottrazione, non parlando della guerra, ma di ciò che resta nell’animo di ogni uomo che vede il suo mondo devastato e scomparso. E poi rievocato parlando della propria infanzia, della patria, della lingua che rimanda direttamente a un sentire interiore. Eppoi c’è quel filo sentimentale che rievoca il legame fra generazioni e ciò che si era vissuto. Il libro fu edito per la prima volta nel 1943 nel pieno del conflitto mondiale. Venezis, permette al suo alter ego, Petros, di rievocare e rimandare alla vita del passato, alle pendici del monte Kimidenia, in Asia minore, tutto ciò che era la loro esistenza: i nonni saggi, la fattoria di famiglia, le feste tradizionali, quelle religiose, l’amore, gli amici, la comunità legata in sé dai sentimenti profondi, gli odori della terra e la lingua antica parlata dai contadini.

Ogni aspetto della vita o dei ricordi fa pensare al passato. Venezis, però, si rende conto che buona parte di tutto quello che viene evocato è perduto per colpa della guerra. Lo scrittore in Terra eolica custodisce l’identità che fu, la cultura di una comunità. Terra eolica è uno dei romanzi più drammatici della letteratura greca del Novecento. Non solo: oltre a custodire tutto ciò che è stato ripresenta la cultura antica della Grecia dell’Asia minore: l’Eolide, dimora di Eolo, dio dei venti, e patria antica dei Greci dell’Asia minore, è insieme una parte della Grecia, mito e geografia e i personaggi del romanzo sono uomini e donne comuni. Il testo è un atto di affermazione spirituale, contro l’oblio e Venezis afferma che scrive anche per coloro che non ci sono più, che non hanno più capacità di memoria e di espressione. E viene facile notare come la tradizione greca antica è tutta lì, ancora nel Novecento. I personaggi di Venezis si salvano, ma ciò che pensano è una grande priorità: salvare frammenti di identità perché non vogliono perdere ciò che amano e hanno amato di più. Lo scrittore mostra la profondità della propria fedeltà piegandosi all’ascolto del mondo, di un canto eterno che fa di questo romanzo un libro che si rivolge all’interiorità dell’uomo. Un romanzo denso, che il tempo non ha fatto invecchiare, con passaggi davvero dolci che restituiscono grandi sentimenti attraverso una scrittura che parla direttamente al cuore. Il libro è impreziosito da una bella postfazione del traduttore Francesco Colafemmina, e da una prefazione di Andrea Marcolongo.
Ilias Venezis, Terra eolica, Medhelan ed., (prefazione di Andrea Marcolongo; postfazione e trad. dal greco di Francesco Colafemmina), pagg.373, euro 22.00. Ordini: edizionimedhelan.it





