
Quanto incide nella mente e nel carattere di uno scrittore la città in cui vive? Possono le strade, i palazzi, i locali di una città influire sulla creatività e sulla visione delle cose? Marco Spada, storico, dottorando in Storia contemporanea all’ateneo messinese e all’Istituto di cultura di Parigi prova questa correlazione prendendo in esame la biografia e l’opera di uno dei maggiori scrittori francesi del Novecento, Pierre Drieu La Rochelle, in un libro, Le Parigi di Drieu, edito da Bietti. Qui sovrappone, con una scrittura piana, e immaginifica in alcuni punti, vicende e strade, locali e incontri con donne, quartieri e piazze, sedi di case editrici e redazioni di riviste importanti, alla vita e all’opera dello scrittore. Marco Spada ha compiuto un lavoro prezioso e utilissimo per restituire allo scrittore francese lo sfondo – e la quotidianità – ricostruendo una mappa di strade, luoghi, viali, appartamenti e nomi di suoi amici e amanti. In filigrana è la ricostruzione della vita di Drieu. Infatti, emerge una realtà che si configura benissimo con ciò che Drieu pensava, sognava e viveva nelle sue lunghe passeggiate diurne, la partecipazione a feste, cene, aperitivi, la conoscenza di belle donne che immancabilmente divenivano sue amanti. Biondo, alto, occhi cerulei, sempre raffinato nel vestire, temperamento da dandy, era noto e amato dagli intellettuali e dalle donne. Apprezzava la solitudine e spesso si ritrovava solo nella sua casa al nono piano di un palazzone in avenue Breteuil. Aveva un carattere contraddittorio: desiderava tutto e tutto tralasciava, perdeva. Sembrava desiderare un grande amore ma era pronto a rinunciare a tutto appena l’aveva ottenuto. Due matrimoni e due divorzi, un grande amore per Christiane Renault, bellissima donna del Tout Paris, moglie del fondatore della omonima casa automobilistica. Un rapporto che subito fu tramutato in amicizia: visse un marasma di sentimenti e di modi di vivere.
Drieu aveva avuto un’infanzia poco felice, studiò Scienze politiche, partecipò alla Prima guerra mondiale combattendo a Verdun e a Charleroi. Nello zaino portò Così parlò Zarathustra e Stendhal. Tornò a Parigi per le ferite riportare in combattimento. Leggeva avidamente i libri di D’Annunzio (“L’unica anestesia possibile dai dolori dello spirito resta la lettura”) e curava le malattie veneree contratte nelle retrovie del fronte. Uomo di pensiero, esteta, dandy che, nella decadenza e nel declino continuo della Francia, vedeva compiersi un fallimento tanto temuto. Credeva nell’Europa unita come terza via rispetto al comunismo e al liberalismo, simpatizzò per il nazionalsocialismo e durante l’occupazione tedesca della Francia (1940 -1945) diresse la Nouvelle revue française, la più prestigiosa rivista culturale francese che lui allineò alla politica culturale tedesca. Così rientrò nell’elenco dei collaborazionisti. Durante la guerra i capovolgimenti di fronte fecero ben presto comprendere il rischio imminente della sconfitta. Così andò e il fallimento spinse Drieu a suicidarsi. Una prima volta fallì il suicidio, a lungo meditato, la seconda fu quella fatale. Afflitto dalla solitudine e dalla decadenza profonda della Francia del suo tempo, Drieu lasciò scritto: “Abbiamo giocato, ho perso. Esigo la morte”.

Marco Spada, Le Parigi di Drieu, Bietti ed., pagg. 107, introduzione Stenio Solinas, postfazione di Livia Di Vona






Magnifica recensione