Tra le canzoni di Achille Lauro c’è una ninna-nanna Barabba III che chiude uno dei due romanzi (l’altro è la storia d’amore) dentro il romanzo della musica dell’artista. In un passaggio c’è scritto “Fratello sai ti voglio bene come da bambini/e aspetto che saremo insieme di nuovo vicini”. Fratellanza, amicizia, fedeltà sono parole chiave di chi vive accanto o intorno alla musica di un artista che sta riempiendo di senso il termine icona. Riecheggiano anche in Francesco Viscovo, in arte Dogslife, produttore, sound designer, autore e amico da una vita di Lauro De Marinis. Viscovo è il produttore di Barabba III e di Dirty love, due tracce contenute in Comuni mortali e ora anche in Comuni Immortali (dal 17 aprile nelle piattaforme e dal 12 giugno in copia fisica), e di una serie di successi di Achille Lauro fin da quel Ragazzi Madre del 2016 che deflagrò nella scena trap e urban con il suo carico di citazioni letterarie e cinematografiche oltre che con uno sguardo di rara pietas verso le periferie. Ma Viscovo non è solo il legame con l’artista romano (vabbè è di Verona, ma si sfidi chiunque a non definire romano il perimetro del suo amoR) ma ha un’identità ben precisa nel mondo della musica cosiddetta underground con articolazioni rap, trap, urban pop e incursioni anche nel sound elettronico come dimostra Ragazzi perduti, il singolo di Viscovo uscito a novembre scorso, in evidente dialogo con Ragazzi Madre, a partire dall’uso nel video del bianco e nero che è l’orma del suono oltre che neorealismo visivo.

Nel video di Ragazzi perduti ci sono cani in primo piano, Denti aguzzi e occhi di velluto, perché i cani Viscovo li porta nello pseudonimo Dogslife, scelto insieme a Lauro agli inizi delle loro carriere, ispirato sì al gruppo Thuglife di Tupac, ma afferma “la vita da criminali non ci piaceva, la vita da cani sì, del cane spaparanzato sul divano. Lo guardi e dici: questa è la vita da cani!”. Viscovo confessa di frequentare ormai poco il divano, sempre e freneticamente abitato dal tafano della musica. Come Achille Lauro, come un gruppo di artisti nati dal ventre della stessa Madre: Roma, le periferie, la passione per la musica. Raggiungiamo Viscovo al telefono, in mezzo al traffico romano, appena uscito da un set di produzione con un artista di cui svela solo “è la serie A del campionato di calcio”. Intanto fa da management ad alcuni artisti come Nashville, OG Eastbull -con lui disco di platino per Bella giornata– Noa, Big Ange, Michael.
In che senso Ragazzi Perduti si lega a Ragazzi Madre?
“Ragazzi Madre è uno dei dischi che più ha segnato professionalmente me e molti ragazzi, che vengono in studio, confessano di essere cresciuti con quel disco. Non avevo ancora prodotto nulla. Lauro mi chiese se avessi qualcosa per Ragazzi Madre e gli ho fatto ascoltare Barabba II e Di Nuovo Maggio. Le volle registrare, e mi offrì di fargli da tour manager. Abbiamo girato l’Italia, con Boss Doms che faceva da produttore e dj con a DJ Pitch, Lauro si accompagnava con la chitarra e c’era un ragazzo che ci portava in macchina. È un ricordo bello non solo per il disco ma anche per ciò che girava intorno al disco. Ognuno di noi aveva un ruolo”.
Chi è Francesco Viscovo dentro la galassia Achille Lauro?
“Io e Lauro ci conosciamo da bambini. Abbiamo cominciato a uscire insieme per caso, perché veniamo dalla stessa zona, io di Talenti e lui di Vigne Nuove e poi è nata la passione per la musica. Vivere a casa di suo fratello Federico è stata l’occasione per incontrare il gruppo Quarto Blocco Player. Abbiamo avuto uno studio in comune con Quarto Blocco a Valle Aurelia. E quando Lauro creò la prima etichetta No Face e mi chiese di chiamare il mio No Face Studio Roma”.
La vostra collaborazione è ricca. Oltre Ragazzi Madre, ci sono Pour l’amour, 1969, Lauro, anche la hit Fragole, panna e champagne e adesso Comuni Immortali.
“Barabba III era stata creata, dieci anni fa, su un beat strumentale, più trap e adesso è arrangiata con diverse strumentali. Tre anni fa Dirty Love, l’abbiamo scritta più persone in una casa. E ci sono i lavori che usciranno il prossimo anno. Tra noi è rimasta questa amicizia, anche adesso nel mercato saturo delle Major. La nostra passione nasce dalla strada, dall’amicizia, dalle conoscenze, da rapporti che ti porti dietro negli anni”.
Può anche non rispondermi. La svolta ballad di Achille Lauro le piace?
“Amo come è diventato Lauro. Il lavoro che fa adesso è fantastico, perché c’è molto lui in questa veste. Lauro non si è mai snaturato”.

A proposito di multinazionali della musica. La musica underground nasce come voce del disagio. Lei stesso afferma che è stato salvato dalla musica. Questo tipo di musica ha ancora una sua identità?
“L’entrata delle Major soprattutto in Italia ha cambiato tutto. Noi siamo cresciuti con il mito americano dell’hip pop, del rap diventa il mito della trap americana e del drilltone londinese. Io amo tutta la musica: hip pop, trap, drill, ma percepisco che questa arte -attenzione, non moda ma un modo che i ragazzi hanno di esprimersi- sia cambiata. Quando abbiamo iniziato era la trasgressione di fare qualcosa che gli altri non accettavano e che in Italia non poteva andare. Io e Lauro facevamo trap o hip pop quando in Italia c’era solo il pop. Per i nostri generi non c’era mercato. Il mercato è cominciato ad arrivare nel momento in cui personaggi come Marrakesh e Fabri Fibra hanno aperto la strada. Sfera Ebbasta e Achille Lauro hanno abbattuto giù i muri, hanno cambiato le regole del gioco in Italia. Soprattutto Lauro. Fare musica per noi è volere che quello sta facendo venga ascoltato, visto, riprodotto. Anche nel mio lavoro di produzione occorrono impegno, fatica, sudore, sangue. Così la musica diventa il tuo bambino, la tua battaglia”.
C’è anche violenza in quella musica. Pesa come un pregiudizio?
“Sicuramente siamo cresciuti in un mondo violento, ma proprio per questo bisognava avere degli amici fidati sui quali contare, perché non potevi fidarti degli altri. Questa cosa mi è rimasta nella vita e ancora oggi frequento anche quegli stessi amici”.
Sempre le parole chiave di Ragazzi Madre: la famiglia, l’amicizia, la fedeltà.
“Approccio tutto su questo mood, quindi mi piace lavorare solo se nasce un rapporto di fiducia con i miei artisti”.
Adesso è in rete con un podcast Il salotto dei cani. Sempre una simbologia legata al cane.
“Non solo. Oltre il podcast e il mio nome d’arte ho una pagina di video e foto che si chiama Top Dog, un’etichetta che si chiama Better Dogs. Le ho ricondotte al mondo dei cani perché sono ottimi e fedeli amici. Mi piace pensare che la mia musica e il mio lavoro abbiano a che fare con loro: tutto diventa puro perché fedele”.

Mentre nell’arte imperversano censura e scetticismo sulla funzione dell’artista, crede ancora che la musica possa salvare?
“L’arte tutta: fotografare, cantare, scrivere, fare musica. Tutta l’arte va tutelata, riscoperta, mantenuta al di fuori dalle logiche di mercato. Quando abbiamo cominciato, l’ultimo dei nostri pensieri era farci soldi. Li abbiamo anche fatti e ne siamo felicissimi. Ma non può essere solo quello. Vedo tanti ragazzi che cantano ma non amano la musica quanto dovrebbero. Lo fanno perché vedono l’artista di turno che ce l’ha fatta e allora vogliono farlo anche loro”.
Lo scorso settembre ha organizzato Roma Vision, un contest musicale con cinquecento artisti emergenti. I contest fanno male o bene ai giovani artisti?
“Fanno bene se i ragazzi capiscono cosa vogliono fare nella vita. Se adorano la musica e senza di essa non potrebbero vivere, è un conto. Se invece lo fanno per soldi, possono occuparsi di altro anche di criptovalute Le posso garantire che la musica, se fatta bene, prende tempo: è la tua anima, la tua vita. Non è stato di Confucio la massima “se fai quello che ami fare per lavoro, non lavorerai nemmeno un giorno nella vita”?”.
Foto per gentile concessione di Francesco Viscovo in arte Dogslife – credit by Top Dog & GP







