
Oggi, nell’anniversario della scomparsa di Teodoro, il mio ricordo non può essere soltanto personale e affettuoso. È inevitabilmente anche umano, civile e politico.
Chi lo ha conosciuto sa quanto il tema della casa abbia attraversato il suo percorso e il suo impegno, dal Comune di Roma al Parlamento, fino all’incarico di Assessore regionale alla Casa.
Per Teodoro la casa non era semplicemente un bene materiale, né una voce amministrativa tra le tante. Era dignità, sicurezza, famiglia, futuro. Era il punto da cui una persona può ricominciare, costruire il proprio cammino e sentirsi parte di una comunità.
Io so quanto credesse profondamente in questo tema. Lo viveva come una responsabilità concreta verso le persone. Per lui difendere il diritto alla casa significava dare attenzione a chi rischiava di restare indietro: i giovani, le famiglie, gli anziani, chi viveva il peso dell’emergenza abitativa e chiedeva risposte giuste, concrete, possibili.
Nel ricordarlo, penso anche a ciò che tante persone continuano a raccontare di lui. Persone che, anche dopo molti anni, conservano memoria non soltanto delle sue battaglie politiche, ma soprattutto del suo modo di intendere l’impegno pubblico.
Mi è capitato di ascoltare testimonianze semplici e profonde, racconti di chi lo aveva visto mettersi personalmente a disposizione davanti a situazioni difficili. Teodoro sapeva ascoltare, prendere a cuore un problema, assumersi un impegno e seguirlo con quella concretezza che rende la politica vicina alla vita delle persone.
Forse è anche per questo che il suo ricordo resta così vivo, perché nasce dagli incarichi ricoperti, dai gesti compiuti, dalla coerenza tra ciò che diceva e ciò che faceva. Dal suo modo di dare l’esempio, prima ancora di chiederlo agli altri.
In un tempo in cui il tema abitativo continua a riguardare giovani, famiglie e comunità, il suo impegno sulla casa conserva un valore profondo e attuale.
E questo è uno dei tanti temi che le nuove generazioni possono raccogliere e approfondire guardando al percorso politico di uomini come Teodoro, persone capaci di ascoltare i bisogni reali e di trasformare le idee in iniziative concrete.
Dal Comune di Roma al Parlamento, fino alla Regione Lazio, la sua carriera politica racconta un cammino costante dentro le istituzioni e accanto ai cittadini. Una politica fatta di passione, prossimità e responsabilità, con una politica che lascia traccia quando diventa servizio, azione e testimonianza.
Ricordarlo oggi, per me e i miei figli, significa anche questo, custodire ciò che è stato e consegnare a chi verrà dopo il senso più vero del suo impegno.
Teo, ci manchi ogni giorno, ma vivi sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri.






Ho un caro e sincero ricorso di Teodoro Buontempo, posso ben dire mio coetaneo, quando partendo da Ortona, comune della provincia di Chieti , approdò a Roma Capitale.
Sin da allora ebbi modo di apprezzarlo per la sua missione rivolta essenzialmente ai più deboli.
Nè parlavamo in occasione del suo ritorno tra le nostre parti.
La sua vera consacrazione politica l’ha avuta frequentando le periferie romane.
E’ stato sempre al servizio delle comunità più disagiate.
Quando ci lasciò rammento che l’intero schieramento parlamentare ebbe parole di stima e di rispetto nei suoi confronti.