“Lei dirà che sono un originale, ma non lo sono a tutti costi, io ci ragiono su prima di parlare e anche davanti all’improbabile non mi fermo e ne ho motivo. So che è impossibile, per mille motivi, legati anche all’età – è nato nel 1947 – e alla salute, ma alla guida della Nazionale italiana di calcio io vorrei, come ha sussurrato qualcuno, Zdenek Zeman. O almeno qualcosa di lui”. Sono abituato al modo di ragionare e argomentare di Artufolo, al suo pensiero extra-vagante. Ma oggi mi ha sorpreso. “Ho letto qua e là – dice Artufolo – i complimenti che il fuoriclasse Marquinhos, difensore e capitano brasiliano del Psg, ha tributato a Zeman dopo la vittoria in Champions: ‘Mi ha insegnato tanto, mi ha fatto uscire dalla mia comfort zone’.
“Parole che si sposano con quelle pronunciate negli anni da tanti giocatori allenati dal “Maestro” e divenuti poi campioni, da Nesta a Totti. Ecco, un uomo come Zeman è il calcio! Incarna l’essenza dello sport di squadra. Lei dirà che vaneggio, che capisco poco di tattica, che non tengo presente le esigenze economiche del calcio moderno… Tutto vero.
“Però… ho riletto l’autobiografia di Zeman, La bellezza non ha prezzo, scritta con Andrea Di Caro (Rizzoli, 2022), e ho ritrovato i motivi per cui ho sempre amato questo tipo di allenatore. Uno che si è seduto sulle panchine importanti e su quelle modeste con il medesimo stile e impegno. Hanno detto e scritto che era un perdente e lui ha risposto così: ‘Per anni mi sono sentito dire: parla, lui, che non ha mai vinto niente. Un modo sprezzante per liquidarmi. Come se la verità si misurasse in scudetti e coppe. Vincere non è mai stata per me l’unica cosa che conta. Non mi è mai piaciuto perdere, ma ho sempre rifiutato il concetto pericoloso di vittoria ad ogni costo… Non è vero che vince solo chi arriva primo…’. “Ecco qua – conclude Artufolo – dove lo trovi uno così? Di calcio magari capisco poco. Ma capisco di uomini e di guide capaci di formare i giovani. E poi abbiamo visto troppi di vincenti che non vincono, ne abbiamo visti troppi. Ecco perché, contro ogni ragionevolezza, vorrei Zeman in Nazionale e, se non in panchina, quantomeno come… suggeritore”