
Il 21 aprile saranno 10 anni da quando Prince Roger Nelson, noto come Prince, ci ha lasciati per un’overdose accidentale di fentanyl, la droga di chi non si droga, dato che è in genere somministrata da medici più o meno disonesti. Il vuoto lasciato da questo musicista fuori dal comune è ancora incolmabile e oggi è difficile immaginare chi possa raccoglierne sia il guanto di sfida, sia la corona.
Primo lp da ventenne
Il nostro artista nasce nel 1958 in una famiglia di musicisti. Il padre è pianista jazz e la madre cantante. I genitori divorziano quando lui ha 7 anni. Affoga quindi il dolore nel pianoforte, imparato da autodidatta, scoprendo al contempo l’arte del gospel nella chiesa metodista del quartiere. Timido all’eccesso, il giovane Prince si rifugia nella musica, fondando il primo gruppo con alcuni amici del liceo. A 16 anni lascia la scuola per dedicarsi all’arte. Presto suona con maestria una decina di strumenti: chitarra, basso, batteria, pianoforte, ecc., perfezionandosi al contempo nel canto. La sua musica? Afroamericana*, ovviamente, tanto è vero che – come dice Clint Eastwood – gli Stati Uniti hanno creato solo due cose in due secoli: western e jazz. Per “jazz” va inteso blues, o le working songs cantate da black, e infine il rap, sorta di decadenza, dopo oltre mezzo secolo di dominio incontrastato. E’ un po’ come se la magia si fosse persa.
Prince assimila tutto ciò a modo suo, lo mescola prima di proporlo in studio e sul palco. Ha 20 anni, quando produce il primo album, For You, interamente scritto e composto da lui. In esso è accreditato di 27 strumenti diversi. Un anno dopo pubblica il nuovo disco, sobriamente intitolato Prince. Se le vendite sono ancora modeste, nonostante un innegabile successo di critica, lui va per la sua strada, arrivando persino a fare da spalla a Rick James, allora papa del funk. Quest’ultimo ammetterà poi di aver commesso un tragico errore, lasciandosi rubare la scena ogni sera da quel nano, appollaiato su tacchi a spillo, vestito di calze a rete e alto appena 1,60 m.
Esordio difficile
Poi, l’8 ottobre 1980, esce Dirty Mind, album che lo sottrae all’anonimato. Il minimo che si possa dire è che ci ha messo tutto l’impegno possibile in termini di promozione, con la copertina che lo ritrae a torso nudo e in slip di pelle nera. Un aspetto non proprio in sintonia con l’inizio degli anni di Reagan. A lui non importa. Se i genitori lo detestano, i figli lo adorano. Se negli Stati Uniti il successo arriva, nonostante un’apertura per i Rolling Stones, in cui il pubblico non gli permette di superare le tre canzoni, a Parigi si esibisce al “Palace”, celebre locale notturno, davanti a una manciata di zoticoni che sghignazzano, vedendolo in perizoma e stivali fino alla coscia. Insomma, deve pur imparare il mestiere. Ancora un altro disco, Controversy, prima del successo, che arriva col doppio lp 1999, nel 1982, e, soprattutto, con l’omonima canzone. E’ una sorta di funk futuristico, con sintetizzatori e drum machine, ma radicato nel passato, poiché riprende la metrica spietata, immortalata da James Brown, Sex Machine in persona.
Purple Rain: lo choc
Due anni dopo, lo choc di Purple Rain, ballata dal sapore blues, con una melodia struggente. Sarà il suo più grande successo. La versione che ne dà al Superbowl del 2007 rimarrà per sempre impressa nella memoria ed è quella che Eric Clapton, grande ammiratore di questo chitarrista prodigio, interpreterà in suo omaggio, pochi giorni dopo la sua morte.
Diventare capi di voi stessi
È vero, Prince ha una vena religiosa, non evidente dai testi delle sue canzoni, quasi pornografiche. Ma i bluesman di ieri non facevano lo stesso, tra doppi sensi e allusioni volgarissime? Allo stesso modo le sue conquiste femminili sono innumerevoli, da Kim Basinger a Ophélie Winter, passando per il gotha dei Rich and Famous. Ma come pretendere da Prince più di quanto avreste osato chiedere a Frank Sinatra?
Verso la fine della sua vita, Prince torna al jazz, più incline a strumenti acustici che ad avatar sintetici. Come se sentisse di tornare all’essenziale: musica e anima . Che la sua riposi in pace.







