Siamo sempre a guardare indietro. In un’Italia che invecchia e non cresce, la tentazione di ricordare è fortissima. Ma quando lo sguardo va molto oltre lo ieri, per volgersi alla Pompei del 79 della nostra era, a tenere banco non è il passato che non passa. E’ l’eternità.
Così Il tempo ritrovato. Quando la memoria diventa eternità, erigendo film di Annarita Borelli (qui, anche sceneggiatrice) non parte dall’ultimo volume dell’opera di Marcel Proust, ma dall’idea che due amanti, sorpresi dai lapilli della devastante eruzione del Vesuvio sotto Tito Imperatore, abbiano avuto una vita viva e vera, palpitante come quella di noi, ora.
Questo viaggio poetico nel cuore del Parco Archeologico di Pompei porta a scoprire che la memoria non vive tra teschi e ossa, in mezzo a reperti fragili, ma negli sguardi e nei gesti di un uomo e una donna. Amanti per sempre, i pompeiani vengono rievocati, nel film, da una regista che incontra un archeologo, il quale riflette sul tempo e sull’eternità. Se è vero – come sosteneva Einstein – che il tempo non esiste, ma è una specie di flipbook in movimento perpetuo, dove passato, presente e futuro coesistono, è anche vero che solo nello sguardo degli altri noi viviamo. Ciò che è conservato, quindi, va visto ancora e ancora. E interpretato e restituito al presente. L’ambizioso progetto dell’esordiente Borelli ha la supervisione del veterano Enrico Vanzina. Commissionato dal Festival Internazionale del Cinema di Pompei, il film è girato tra il Parco Archeologico, la Domus pompeiana e la spiaggia di Rovigliano. Sarà presentato al teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei il 6 giugno, nella serata finale del Festival locale.