Senza contrapposizioni, probabilmente, l’Italia non esisterebbe e gli italiani sarebbero da tempo estinti. Per natura ci dividiamo su tutto e, in fondo, ciò ha anche aspetti creativi, oltre che comici. Siccome lo si fa sulle cose serie, a maggior ragione la lotta tra fazioni, anche feroci, dilaga anche sulle cose leggere. Come la musica.
“E già” ci rammenta Velezia
Basta osservare il caso Sal Da Vinci / Cazzullo e le sue conseguenze. In ogni caso, utilizzando il web come una delle tante possibili finestre sul quotidiano, salta all’occhio un vero e proprio fenomeno: la costante presenza del duello che divide gli appassionati di Lucio Battisti in due campi: pro Mogol o pro Panella.
Resterebbe una nicchia, quella dei possibili estimatori di Velezia, nome d’arte con cui la moglie del cantante co-firmò i testi dell’album E già (1982), quello della transizione. Ma è irrilevante ai fini della disfida tra i due autori di testi.
Con “E penso a te” ripenso a me
Dichiaro subito la mia predilezione per la poetica di Pasquale Panella. Anche se, per motivi di contemporaneità, non posso negare di avere cantato a ripetizione e nei più vari contesti le mogoliane E penso a te piuttosto che Perché no.
Curioso, comunque, che, a oltre un quarto di secolo dalla morte del più geniale tra gli autori della musica leggera italiana, ci sia ancora una rivalità accesa tra i sostenitori dei suoi due autori di testi. Senza tenere conto del fatto che Battisti, cantandoli, marchiava indelebilmente quei testi, grazie al suo modo unico di scandire parole e pause, rendendoli in pratica irripetibili per altri.
“Don Giovanni” segna la svolta
Un particolare, a proposito delle partigianerie, è che i fan del periodo degli album cosiddetti “bianchi” (firmati da Pasquale Panella) non sono anagraficamente i più giovani. Vale a dire che il rinnovamento musicale e poetico, dall’album Don Giovanni (1986) in poi, non è questione generazionale. Non fu insomma che i boomer amarono Mogol e i ragazzi degli anni ’80/90 Panella. Le generazioni si mischiano, le affinità elettive confondono le carte. E ciò a ulteriore testimonianza della grandezza e dell’unicità del musicista di Poggio Bustone.
Cinque sensi contro uno
Cantabili o no (come erroneamente – a mio parere – sostengono gli anti Panella) i testi del poeta romano hanno un vantaggio rispetto a quelli di Mogol. Sono capaci di scatenare cinque sensi contro uno. Gli accostamenti arditi, la scelta di sostantivi e modi verbali, le sequenze mai scontate, producono immagini e visioni, fanno percepire odori, smuovono acquoline e perfino sensazioni tattili.
I veri poeti sono pochi
Del resto fine del poeta è la meraviglia: perciò nella storia della letteratura i veri poeti sono pochi. Ecco che, mentre ci ragiono su, la prova si materializza tra le righe: sono partigiano! Non si scappa. Però, che male c’è? Bisogna pur passare il tempo. Anche perché,rispetto ad altre partigianerie, questa è innocua. Sebbene, per la verità, non sempre sia stato così e, specie nei primi anni, Panella subì un ostracismo anche volgare da parte del “sistema” musicale. E solo col tempo ha acquisito una nutrita schiera di estimatori.
Comunque sia: si riconosca alfine quanta bellezza e quante ingenuità c’è in un “duello” che dura da decenni rispetto a certe diatribe da cortile sanremesi. O a quelle, ancor peggiori, di certa quotidiana politica.