
Una premessa metodologica. L’esortazione che regge il titolo proviene da un sito non di certo casuale, difatti basterebbe concentrarsi su alcuni particolari che dovrebbero risaltare immediatamente all’occhio per capirne lo spirito. Barbadillo (Gerónimo) e quel giocatore di Subbuteo con la maglia rigorosamente azzurra ci proteggono quotidianamente durante le nostre elucubrazioni che viaggiano per l’Europa e il mondo. Eppure, noi amiamo la provincia calcistica creando un “paradosso” che ci contraddistingue quotidianamente: l’amore colmo di nostalgia per i tramonti sul “Massimino” di Catania e la volontà di vivere le notti ipertecnologiche e velocissime della nuova Coppa dei Campioni.
Quel Guerin Sportivo con mio padre protagonista
Dopo questa premessa, torniamo sui passi della nostalgia e mi sia consentita, solo per questo breve paragrafo, la prima persona singolare. Ormai vent’anni fa, i giovanissimi dell’Igea Virtus vincevano lo Scudetto riservato alle squadre di Lega Pro – ai tempi ancora serie C – contro l’odierna Pergolettese – due decenni fa era la Pergocrema – ai calci di rigore. Per quell’occasione il Guerin Sportivo, con la firma di Gianluca Grassi, titolava così: “Barcellona è un Pozzo d’oro”. Il gioco di parole è presto spiegato, poiché l’Igea Virtus è la squadra di Barcellona Pozzo di Gotto che aveva appena colto la possibilità di vestire il tricolore sul petto per la prima e unica volta nella sua storia. E lì, in mezzo alle foto dei protagonisti, si stagliava l’intervista a mio padre e una lunga riflessione sull’importanza dei settori giovanili in Italia, specialmente quelli della provincia. Il Guerin Sportivo, fino a quel momento semplice commensale dei migliori bar della città del Longano, divenne la rivista più acquistata e letta della provincia di Messina. Qualcuno aveva scritto la storia di una piccola squadra e un altro, probabilmente di passaggio, l’ha raccontata a tutta Italia.
Direttore, occorre approfondire il calcio della gente
Il calcio è della gente quando chi lo racconta ti permette, anzitutto, di sognare in grande. Approfondimenti, commenti, servizi speciali sulle realtà in divenire, storia dello sport: gli ingredienti giusti ci sono già, ma occorre abbandonare certi sensazionalismi della stampa sportiva odierna per tornare alla semplicità del metodo sportivo – che non è mai banale! – e alla narrazione di un mondo che, forse, non ci vuole più tra partite di serie A giocate all’estero, diritti Tv spezzettati e limitazioni di ogni tipo. Caro Zazza, per questa volta l’emozione ha vinto sulla cinica analisi, ma ritorneremo sull’argomento il prima possibile. D’altronde, ci siamo stancati da tempo dei patinati appartenenti alle quattro grandi d’Italia. Desideriamo altro, come ad esempio il racconto approfondito, forte, serio, delle categorie che la Lega Calcio non intende riformare.







