
Un duro dal cuore tenero. Vinicio Scapin era così: il viso scolpito come gli attori degli anni Sessanta e una tenacia degna di un combattente. E non poteva essere altrimenti per un ragazzo nato ad Aurisina Cave nel 1937 dove, di fatto, prese ad ardere la fiamma tricolore del Movimento sociale italiano. Proprio lì, ad Aurisina Cave frazione di Duino Aurisina, iniziò ad alimentarsi nel dopoguerra la storia di un partito come il Msi grazie proprio al finanziamento di un imprenditore che gestiva quelle cave di marmo e pietre uniche, come raccontiamo nel libro Trieste a destra. E Vinicio nacque lì, attaccato a un territorio unico e a un’idea che fin da ragazzo lo spinse a fare politica.
L’arrivo negli anni Cinquanta degli istriani, fiumani e dalmati a Duino Aurisina, con le nuove frazioni del Villaggio del pescatore e di Borgo San Mauro, alimentarono la passione per la fiamma tricolore di Vinicio.
Nacque così la sezione del MSI che Scapin prese per mano e rilanciò a partire dagli anni Ottanta, diventando consigliere comunale e aprendo un percorso fatto di determinazione e, allo stesso tempo, di dialogo. Scapin fu il promotore di una battaglia di principio: le carte d’identità. Sembra una cosa assurda ma a Duino Aurisina erano diverse, non tanto per la dicitura italiano-sloveno ma perfino nel formato e nei colori. Sembrava un altro Stato, invece era sempre l’Italia…
Scapin girava tutto il paese e spiegava a tutti, sloveni e misti lingue compresi, che quella carta d’identità era un’assurdità. Nel resto d’Italia e all’estero se esibivi quel documento pensavano fosse un falso. E valeva per cittadini di destra e di sinistra. “Ci sentivamo italiani di serie B” ripeteva Scapin assieme ai fratelli Zanolla che, poi, riuscirono ad aprire una sede a Sistiana.
Ma il gruppo non si fermava a questo. Scapin era impegnato a spendersi per Duino Aurisina oltre le etichette e non abbassava lo sguardo, nemmeno nel partito dove non le mandava a dire ai vertici se c’era qualcosa che non gli comodava.
Ci sono due momenti che testimoniano la generosità di Scapin. Nell’ex sede della Lega Nazionale di Duino Aurisina un gruppo di ragazzi voleva organizzare una festa di capodanno. Era tutto pronto, tranne che per un dettaglio non secondario: la SIAE per la musica, senza quel documento la festa sarebbe saltata. E lui se ne occupò per far gioire quei ragazzi che volevano solo stare assieme e celebrare l’arrivo del nuovo anno agli inizi del Novanta.
L’altro è un altro momento conviviale nel giardino del bar davanti alla casa di cura Pineta del Carso. Scapin radunò un partito davanti a una grigliata e a una birra, da abbinare al comizio dei vertici del MSI che diventava Alleanza Nazionale. Era il suo modo casereccio per tenere assieme un mondo, al di là dei banchi del Consiglio comunale di Duino Aurisina e di quello della Provincia che lo videro eletto e sempre in battaglia. All’opposizione e poi in maggioranza, per una destra capace di tener duro e crescere anche grazie a persone come lui e a diventare di governo. Vinicio Scapin si è spento ieri a 89 anni.





