
Chissà che cosa direbbe oggi del Festival di Sanremo Luigi Tenco, cantante che all’alba del 27 gennaio 1967 si sparò in testa all’Hotel Savoy ,“come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale, così nel biglietto trovato in camera sua. Autore raffinato, egli non gradiva la selezione, più amante della casereccia Orietta Berti – ancora in pista, con giovani band – che di introversi come lui.
Il triangolo? Non l’aveva considerato
O come Gino Paoli, che pare avesse con Tenco in comune Stefania Sandrelli, sex-symbol per la quale Paoli si sparò al cuore (o fu a causa di Ornella Vanoni?) e la pallottola è ancora lì, lui vivo e vegeto. E se fosse stato Paoli a premere il grilletto, facendo fuori il malinconico Tenco, visto che aveva il revolver? Oppure Christian de la Mazière, ex- Waffen Ss amante di Dalida, cantante legata a Tenco? Intrecci pericolosi retrospettivi a parte, se fosse vivo, Tenco dovrebbe sorbirsi Magica favola e Stella stellina, Stupida sfortuna, La felicità e basta e Tu mi piaci tanto, per citare canzoni di Sanremo 2026 (24-28 febbraio), tra amore zuccheroso e fragilità gnè-gnè.
Irredentismo e emigrazione
Eppure ci fu un tempo, non remotissimo, in cui i testi delle canzoni al Casinò parlavano di politica. Nel 1952 Vola colomba, interpretata da Nilla Pizzi e arrivata prima, rimandava all’irrisolta questione di Trieste, mentre Papaveri e papere alludeva a una satira anti-DC (“Lo sai che i papaveri son alti alti alti” ). In odor di ’68, Nessuno mi può giudicare, strillata da Caterina Caselli, rivendicava la libertà femminile e Ciao, amore ciao di Tenco rammentava la solitudine degli emigranti. Tema ripreso nei ’70 dai Ricchi e Poveri (Che sarà), in chiave ottimistica (“Ma so soltanto / che ritornerò”). La droga non manca negli ’80 (“Anni bucati e distratti” per Raf) e chi non ricorda, nel 1981, il vocione di Alice (vincitrice del Festival), mentre intona Per Elisa, scritta da Battiato, che lì intendeva l’eroina, non una donna?
L’inguine alla puttanesca
Nei ’90, dietro i lustrini e le tutine dei Pooh si affaccia la solitudine maschile (Uomini soli), guida pure di Renato Zero (Spalle al muro) e ci vorrà Milva dalla chioma rossa per mettere l’accento sullo stupro (Uomini addosso). Oggi nessuno si cura più degli abiti sul palco sanremese, latitando il glamour, ma Loredana Bertè in minigonna nera e pancione (1986) fa ancora testo, come la farfallina inguinale di Belén, presentatrice di Sanremo 2012.
Pensare che Jula de Palma, nel 1959 in gara con Tua, sussurrando un rapporto intimo lui & lei, fece scandalo perché sembrava in camicia da notte: pronta per il letto! Le lettere di protesta alla Rai spinsero il Ministero degli Interni a intervenire “per fermare la deriva morale portata dall’esibizione troppo passionale di Jula De Palma”.
I big di Sanremo sono appena saliti al Quirinale: mai successo in 75 edizioni. Il Paese s’interroga.






