Kaja Kallas, vicepresidente della Commissione europea
La serie di gaffe dall’Alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, fa riflettere sul perché al vertice della diplomazia ci sia chi avrebbe detto con sarcasmo che le giungeva “nuovo” che Russia e Cina avessero vinto la II guerra mondiale. Avrebbe aggiunto che negli ultimi cent’anni la Russia non sarebbe stata attaccata da nessuno Stato. Ciò ha provocato reazioni avverse non solo dai vertici di queste due potenze, ma anche degli Usa, secondo Analisi Difesa.
Poteri ubiquitari
I trattati europei attribuiscono sulla carta poteri “ubiquitari” all’Alto rappresentante. Oltre a porsi alla guida della politica estera e di sicurezza comune dell’Ue (Pesc), nel cui ambito assume il ruolo di vertice dell’Agenzia europea per la difesa, l’Alto rappresentante è vicepresidente di diritto della Commissione, partecipa ai lavori del Consiglio europeo (di cui è “mandatario” per la Pesc) ed è anche presidente del Consiglio “Affari esteri” (unico caso in cui tale presidenza non spetti a uno dei ministri nazionali, secondo la “rotazione paritaria” semestrale). L’Alto rappresentante è nominato separatamente dal Consiglio europeo, sia pure con l’accordo della Presidente della Commissione, e l’eventuale mozione di censura del Parlamento europeo a tutta la Commissione non ne determina l’automatica cessazione dalla carica, per la quale è richiesta, diversamente da tutti gli altri Commissari, l’espressa decisione del Consiglio europeo.
Fragilità congenite
Con tante istituzioni (Consiglio europeo, Commissione, Parlamento europeo) coinvolte nella sua scelta e tante responsabilità, l’attuale Alto rappresentante è ben fragile diplomaticamente e storicamente. Non si è trattato di una scelta “di personalità” dotate di “competenza generale”, distintesi per il “loro impegno europeo” e che “offrono tutte le garanzie di indipendenza”. E’ stata una scelta geopolitica. La maggioranza dei vertici dei governi degli Stati membri, titolari del potere di designazione tanto della Presidente della Commissione, quanto dell’Alto rappresentante, hanno fatto una scelta dettata dalla posiziona assunta nei confronti della Russia e ispirata dalla guerra in Ucraina.
La nomina di una ex premier estone al vertice della diplomazia europea fa sistema con quella di un ex premier lituano a Commissario europeo per la difesa e lo spazio (posizione prima inesistente) e con quella di un ex premier lettone a Commissario per l’economia (sebbene quest’ultimo avesse avuto tale ruolo cruciale nella prima Commissione Von der Leyen). Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Con una scelta a maggioranza, che ha visto opporsi tra gli altri il presidente del Consiglio italiano, si è deciso di puntare all’Est europeo ed a esacerbare i rapporti con la Russia.
Scimmiottare gli americani
Nessuno crede che l’“egemonia” dei baltici nelle istituzioni dell’Ue corrisponda a una egemonia nel sistema politico europeo, sempre che ne esista uno, o nei rapporti diplomatici tra cancellerie. Pare invece uno scimmiottare la strategia degli Usa, che prepararono le ostilità con la Russia nominando ai vertici dell’amministrazione gente come Victoria Nuland. Nulla a che far col ruolo dell’Olanda delle Province Unite del XVI-XVII secolo: coalizzare contro la Spagna imperiale le maggiori monarchie europee nella guerra che condusse alla sua indipendenza dall’Impero spagnolo, oltre che alla nascita del nuovo ius publicum europeum della pace di Vestfalia (1648).
Lo sbilanciamento a est più nefasto in chiave antirussa è il sostegno alla nomina della Kallas da parte della Polonia di Donald Tusk, il cui peso demografico, economico e strategico all’interno dell’Ue, sommato al forte legame con gli Usa e con il Regno Unito, getta una luce più sinistra sull’equilibrio geopolitico nell’Ue.
Ridateci Carl Schmitt
Nella suggestiva ricostruzione del Sacro Romano Impero delle origini che fece Carl Schmitt, all’imperatore spettava un potere del tutto peculiare, intriso della sua missione religiosa affidata concretamente dal Papa: la carica di imperatore non comportava, “nel quadro della fede cristiana medioevale, una posizione di potere in sé assoluta [;] [e]ra un’opera del kat-echon, con compiti e missioni concrete, che si collegava ad un regno o una corona [;] un incarico proveniente da una sfera radicalmente diversa da quella della regalità. […] Di conseguenza l’imperatore poteva anche, al termine di una crociata, abdicare al trono con tutta modestia e umiltà, senza perderci nulla [;] [a]bbandonando l’elevata carica di imperatore, egli tornava a quella naturale di re della propria terra”.
La missione imperiale è stata attribuita, oggi, all’Ue in modalità baltica, che tornerà docilmente nei ranghi. Il problema è capire chi davvero abbia il potere di affidare “la missione”: un mix di classe politica e deep state statunitense con le lobbies della finanza e dell’industria bellica (quella a favore della quale è stata istituita l’Agenzia europea per la difesa, formalmente guidata da Kaja Kallas?).
Essendo l’Ue un dispositivo di spoliticizzazione delle scelte di governo comuni, l’integrazione europea funziona negli ultimi decenni come un trasformatore delle classi politiche del Vecchio Continente, sempre meno autonome rispetto al vero centro dell’Impero (gli Usa), sempre meno responsabili verso i propri elettorati e sempre più verso le lobbies, da cui spesso provengono o in cui finiscono, grazie al meccanismo delle “porte girevoli”: l’attuale Cancelliere tedesco è stato per quasi 10 anni al soldo di BlackRock, che ha partecipazioni azionarie chiave nelle industrie della difesa europee, tra cui Leonardo.
Ottimo articolo