
Grandissimo autore, Lernet-Holenia. E soprattutto grande uomo. Era un figlio dell’Austria asburgica (e, per la verità, lasciava credere di essere figlio di un Asburgo…). Fu uno dei pochi scrittori a praticare una silenziosa resistenza al nazionalsocialismo, ma fu anche un convinto anticomunista. Si dimise da presidente del Pen Club austriaco in segno di protesta per l’assegnazione del Nobel a Böll, che aveva manifestato la sua simpatia per i terroristi della Rote Armee Fraktion.
Il suo capolavoro credo sia Lo stendardo; Giano Accame mi raccontò una volta che il romanzo era nello zaino di molti ragazzi che si erano arruolati nelle forze armate della Rsi, perché si riconoscevano nello straniamento del protagonista, l’alfiere Menis, dinanzi al crollo dell’Impero Asburgico.
La lapide che lo ricorda all’ingresso della Hofburg, a destra entrando, è pienamente meritata.







Secondo me “lo stendardo” è il romanzo più emblematico mai scritto sulla “finis Austriae”, superiore anche alle coeve opere di gente come Musil, Joseph Roth o Rezzori.Vi è il senso doloroso della perdita,senza alcun sarcasmo. Inoltre è uno delle opere più rigorose di Lernet-Holenia , privo anche di quegli elementi di fantastico o realismo magico presenti in altri suoi scritti.
Se posso permettermi di rispondere al commento sopra: “Die Standarte” è un’opera deliziosa e malinconica, affascinante come ogni altra del suo autore ma, nello stesso tempo, è solo ed esattamente “il romanzo più emblematico che sia mai stato scritto sulla ‘finis Austriae'”: né più, né meno. Sotto questo profilo, si concederà, superiore a Werfel o alla pièce di Csokor, ad essmpio. Il respiro delle opere di Roth, Rezzori e Musil (e perché dimenticare Doderer?) invece, è ben più ampio. Non si trattava di stilare una classifica qualitativa, ma di ricondurre ciascuno scrittore al suo orizzonte spirituale.
Un’ opera come ” l’uomo senza qualità” di Musil sicuramente trascende il tema della “finis Austriae” assumendo significati più universali. Rezzori agisce già su un registro più fiabesco e grottesco con la sua ” Maghrebina”( gli intenti di “Un ermellino a Cernopol” sono invece proprio altri). Doderer guarda soprattutto ( certo non solo)al dopo( prima)guerra ,a disastro già avvenuto ( e allora si può citare anche il bellissimo “Pioggia di stelle” di Ghyka). Le opere più simili allo “Stendardo” sono le due di Joseph Roth ” la marcia di Radetzky” e ” la cripta dei cappuccini” ,entrambe notevoli,ma il romanzo di Lernet-Holenia mi sembra più partecipe verso la fine del mondo asburgico( ovviamente parere personale).
Ciao.Un saluto
Al tema si potrebbe anche aggiungere un’altra opera notevole come “Tempo di spettri” di Leo Perutz, dove il crollo degli Asburgo si intrecciava a quello dell’impero russo. Però qui il tema dell’ossessiva ricerca della vendetta da parte del protagonista finisce per( quasi) oscurare tutto il resto