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President Trump speaks with Bahamian Prime Minister Hubert Minnis Wednesday September 4, 2019, expressing his condolences for the loss of life and catastrophic damage in parts of the Bahamas. The President also confirmed the United States’ commitment to provide prompt humanitarian assistance to the affected people and communities of the Bahamas. (Official White House Photo by Shealah Craighead). Original public domain image from Flickr
Donald Trump non si limita a prendere in giro l’Ue. La prende in giro in pubblico. Un teatro così preciso da rasentare la crudeltà, se non fosse meritato. Bastano due immagini.
1) I “migliori” dell’Ue riuniti nella stanza ovale fissano una mappa, mentre Trump fa la predica, da padrone di casa che esamina inquilini morosi.
2) Trump pianta la bandiera americana su Canada e Groenlandia, non come conquista, ma come presa in giro: un’immagine così brusca da far esplodere ogni lezione che l’Ue ha tenuto sulla sovranità nell’ultimo decennio.
Vedi alla voce “esternalizzare”
Nello specchio di Trump l’Ue finalmente vede se stessa: un continente che ha esternalizzato energia, difesa e processo decisionale, ma che mormora di “diritto internazionale”, quando la sua ipocrisia è smascherata. L’Ue predicava valori, mentre viveva del gas russo, economico e affidabile. L’Ue rimproverava Mosca, mentre la Nato si insinuava a est, infrangendo una promessa dopo l’altra fatta alla Russia. L’Ue rideva delle garanzie di sicurezza come paranoia, anche dopo l’esplosione dei gasdotti e lo sfarfallio delle luci. E ora? Ora l’Ue scopre che l’imperialismo è brutto, ma solo quando la scacchiera viene capovolta.
Sovrani? Dipende
Improvvisamente la sovranità (in un certo senso) conta. Improvvisamente i confini sono sacri. Improvvisamente l’ordine basato sulle regole ha bisogno di essere difeso (dolcemente) – ma solo quando a far pressione è Washington, invece di Mosca. Ecco ciò che l’Ue rifiuta di dire: annettere l’Ue non è intento di Mosca, è la realtà di Davos, Washington, complice la classe politica dell'”europeismo reale”.
La Russia ha chiesto un’architettura di sicurezza equa e indivisibile da Lisbona a Vladivostok. L’Europa non ha fatto una controfferta. Ha rimandato, nascosta dietro comunicati stampa russofobi della Nato. Poi ha applaudito sanzioni che sapeva si sarebbero ritorte contro di sé, perché era più facile fare teatro morale che strategia.
Le famiglie e l’arroganza
Ora le fabbriche sono quasi ferme. Le famiglie europee pagano il prezzo più alto di questa arroganza. Lo choc delle importazioni di gas della Germania è stato brutale: secondo i dati ufficiali il prezzo medio alla frontiera è aumentato del 224% su base annua, dopo l’interruzione della fornitura tramite gasdotto russo, e i costi energetici industriali dell’Ue sono saliti a 2-4 volte quelli dei concorrenti globali, paralizzando la competitività nel settore manifatturiero pesante.
Pagheremo doppio
L’Europa si è messa in fila per acquistare Gnl americano a prezzi esorbitanti, fingendo di non sapere chi ne avrebbe beneficiato, ingoiando la fattura senza scomporsi e definendola “solidarietà”. Poi è arrivata l’umiliazione. Trump pubblica un messaggio del capo della Nato, Rutte, un messaggio di gratitudine, elogi e deferenza. Il capo della Nato è ridotto a un cortigiano digitale, ringrazia l’imperatore per la disciplina. L’Europa avrebbe potuto scegliere l’equilibrio, la diplomazia al posto del dogma russofobico. Avrebbe potuto scegliere l’autonomia strategica anziché la schiavitù atlantista, travestita da virtù. Trump non ha creato la debolezza dell’Ue: l’ha smascherata. Non ha minato la sovranità. Ha ricordato all’Ue che non ne ha più. L’Ue si voleva santa, ora è semplicemente debole. Trump non ha spezzato il continente, si rifiuta solo di fingerla rilevante.






Purtroppo e’ proprio cosi’. Un’ analisi perfetta, veritiera perche’basata sui fatti. Bravo
“L’Ue rimproverava Mosca, mentre la Nato si insinuava a est, infrangendo una promessa dopo l’altra fatta alla Russia.”
Prova a dire una cosa del genere ad un polacco, un lituano, un estone, un lettone, un rumeno…qualcuno che per 45 è stato sotto il tallone dei bolscevichi russi…occupato militarmente dall’Armata Rossa, pronta a sparare su chi si ribellava, come nella DDR nel 1953, in Ungheria del 1956, a Praga nel 1968, a Danzica e Stettino nel 1970. Loro i russi li conoscono bene e hanno liberamente deciso di mettersi sotto l’ombrello della NATO. Curioso che da Destra si ripeta la storiella di Putin della NATO che si è espansa ad Est, come se avesse invaso quei paesi e non fosse chiamata da governi liberamente eletti. Ma allora, seguendo il tuo discorso, anche in Finlandia e Svezia, che sono entrati nella NATO dopo l’invasione dell’Ucraina, la NATO si sarebbe “insinuata” ? Pensi che la politica estera dei finlandesi, invasi dai russi nel 1939, e degli svedesi la debba decidere Putin ?
Si sentiva la mancanza de “i bolscevichi russi”.
Lenin e Trockij erano ebrei, Stalin e Berja georgiani, Krushev e Breznev ucraini… in pratica, appena un (mezzo) russo etnico è arrivato al vertice dell’URSS, nel giro di 7 anni ne ha curato la liquidazione.
Per altro i governi socialisti del Blocco di Varsavia erano guidati dai comunisti autoctoni; imputare tutto ai Russi è risultato comodo (molto comodo) perché ungheresi, polacchi o romeni non dovessero fare i conti con i vari Honecker, Kadar, Jaruzelski, Ceausescu (e a cascata coi loro sottoposti).
Il padre della invereconda Kallas, ad esempio, era un noto apparatchik del partito comunista estone; certo meglio inventarsi la storiella che gli unici comunisti europei fossero russi.
Infine, le promesse di non allargamento a est della NATO sono documentate dagli archivi USA, non certo invenzione di Putin.
Se poi i paesi dell’Europa orientale temevano un ritorno russo, non avevano che da coalizzarsi fra loro.
Rimane sullo sfondo l’ormai avverantesi profezia di George Kennan, riguardo al drammatico errore costituito dall’inclusione delle nazioni ex comuniste nella NATO.
Errore che abbiamo iniziato a pagare anche noi, senza che qualcuno si fosse degnato prima di chiedere la nostra opinione in merito.
Tutto è iniziato con le due Guerre Mondiali che furono guerre all’Europa da parte degli anglo-statunitensi…
Con i francesi sempre idioti (e noi a ruota)…
Attenzione però, Lenin ebreo non lo era se non per un quarto. Anzi, si potrebbe ritenere che il suo patrimonio genetico rappresentasse molti bene l’ecumene zarista.
Ciò detto: analisi in gran parte condivisibile.
“Attenzione però, Lenin ebreo non lo era se non per un quarto”
Del tutto vero; però era quel quarto a dare il tono al resto.
Con la guardia del corpo formata dai fidati fucilieri lettoni e la repressione dei nemici interni affidata all’altrettanto fidato Feliks Edmundowicz Dzierżyński, polacco e fondatore della Ceka…