
Il Vaticano ha pubblicato i risultati di una commissione per esaminare la possibilità di ordinare le donne come diaconi. Presieduta dal cardinale Giuseppe Petrocchi, questa seconda commissione – istituita da Papa Francesco nel 2020 e ripristinata quest’anno – conclude che lo stato attuale della ricerca storica e teologica “esclude la possibilità” di ammettere le donne al diaconato come grado sacramentale dell’Ordine Sacro. Tuttavia, allo stesso tempo, insiste sul che questa valutazione, pur “forte”, non consente “un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale”.
Il tempo del sì e quello del no
Non oggi, ma domani – chi lo sa? Questo, in sostanza, è il messaggio. È una formulazione così squisitamente ambigua che potrebbe fungere da motto per gran parte delle recenti dichiarazioni della Chiesa cattolica su questioni controverse. E qui sta il problema più profondo: una Chiesa che, un tempo, si vantava di un insegnamento chiaro e autorevole, ora sembra incapace di dire un sì o un no.
Il rapporto della commissione, presentato a Papa Leone XIV a settembre e reso pubblico adesso, è attento a riconoscere le prove storiche dell’esistenza di donne chiamate “diaconesse” nella Chiesa primitiva, anche se i loro ruoli erano privi del carattere sacramentale dell’attuale diaconato maschile. Accenna ad argomenti tratti dalla Scrittura sulla pari dignità tra uomini e donne e prende debitamente atto delle limitate osservazioni ricevute durante le consultazioni del Sinodo sulla sinodalità. Ma, in definitiva, si schiera fermamente contro il cambiamento, raccomandando invece nuovi ministeri laicali per le donne e un ulteriore studio del diaconato in generale.
Rilanciare le parrocchie
Questa è, senza dubbio, un’occasione persa. Ripristinare il diaconato femminile – un ministero che avrebbe permesso alle donne di predicare, battezzare e officiare matrimoni e funerali – sarebbe stato un passo tangibile verso il riconoscimento dei doni che le donne già apportano alla Chiesa. In un’istituzione che si trova ad affrontare la carenza di sacerdoti e il calo delle vocazioni in molte parti del mondo, avrebbe potuto dare slancio alle parrocchie e segnalare che la gerarchia attribuisce davvero valore a metà dei suoi membri. Invece, la porta rimane chiusa, sebbene con un cortese biglietto che annuncia che un giorno potrebbe essere riaperta.
Pronunciamento infallibile?
Ciò che più frustra, tuttavia, non è il “no” in sé – per quanto deludente –, ma il persistente rifiuto di renderlo inequivocabile. Il rapporto contrappone il diaconato all’ordinazione sacerdotale, dove la Chiesa ha da tempo dichiarato un “no” definitivo alle donne, radicato nel magistero della lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis di Giovanni Paolo II del 1994 (che dichiarava che la Chiesa non ha l’autorità di ordinare le donne al sacerdozio e definiva questo insegnamento “da tenere in modo definitivo” – sebbene alcuni teologi sostengano che la formulazione non sia sufficiente a garantire un pronunciamento infallibile).
Solide sì, però…
Sui diaconi, ci viene detto, le prove sono solide ma non ancora conclusive. Ci si chiede quali ulteriori studi potrebbero mai svelare ciò che decenni di studi, due commissioni papali e un sinodo globale pluriennale non abbiano già messo a nudo.
Questo schema di equivoci è diventato un tratto distintivo del cattolicesimo negli ultimi decenni. Gesù stesso ha messo in guardia: “Sia il vostro sì, sì, e il vostro no, no; il di più viene dal maligno” (Matteo 5:37). La Chiesa primitiva, la scolastica medievale e i concili della Controriforma parlavano con una chiarezza che non ammetteva fraintendimenti. Eppure oggi, su temi che vanno dalla comunione ai divorziati risposati alle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, e ora al diaconato femminile, ci vengono presentati documenti pieni di avvertenze, distinzioni e aperture deliberatamente socchiuse.
Leadership incerta
I sostenitori di questo approccio lo chiamano sensibilità pastorale o umile apertura allo Spirito Santo. I critici – e io tra questi – lo vedono come un fallimento della leadership. L’ambiguità può placare le tensioni a breve termine, consentendo ai progressisti di sperare e ai conservatori di sentirsi giustificati, ma genera confusione tra i fedeli. Erodendo la fiducia nel magistero, lascia che le chiese locali interpretino le parole di Roma come meglio credono, ampliando le divisioni, anziché sanarle.
Premio di consolazione
La Chiesa non è un parlamento, che rinvia perennemente le decisioni, né una società di dibattito in continuo discernimento. È chiamata a proclamare la verità con convinzione. Se la tradizione teologica esclude davvero le donne dal diaconato, ditelo chiaramente e difendetelo con forza; se la porta è veramente aperta al cambiamento futuro, abbiate il coraggio di varcarla ora.
Interminabile forse
Questo infinito “non ancora” rischia di far apparire la Chiesa indecisa, persino timida – qualità poco adatte all’evangelizzazione in un’epoca che esige soprattutto autenticità. Per ora le donne, che si sentano chiamate al ministero ordinato, devono accontentarsi di ruoli laicali, per quanto estesi.
È un premio di consolazione che soddisfa poche. Finché Roma non recupererà la virtù evangelica della schiettezza, questi momenti continueranno a sembrare meno una guida dall’alto e più un altro capitolo di un interminabile forse.






