
La politologia dice che raramente i governi democratici occidentali si avvicinano alla fine del proprio mandato con più consenso di quello iniziale; rarissime sono le rielezioni. E quindi, diamo a Giorgia Meloni quel che è di Giorgia Meloni: riconosciamole una capacità tattica e strategica fuori dal comune ed una prassi d’empatia popolare che pochi leader democratici hanno potuto vantare e mettere in atto. Al di là delle contingenze geopolitiche ed economiche, su cui altri possono esprimersi, il punto è questo: la destra italiana stabilmente sopra il 30% si incarna in Giorgia Meloni. Nelle sue scelte e nella sua guida.
Detto questo, occorre cominciare a dire e scrivere, in modo approfondito e coraggioso, della sconfitta che la vittoria della destra politica porta a noi altri. E per noi altri intendo quella vasta comunità umana che a destra si è sempre schierata non tanto per prassi politico-elettorale quanto per appartenenza metapolitica, culturale e spirituale.
Il punto è, amici, ormai dirimente: perché la destra che oggi guida la nazione e che probabilmente continuerà a farlo, non è solo il frutto di un percorso pratico, di un mero divenire elettorale, amministrativo, politologico che dalla fondazione del Msi, passa per Fiuggi, abbraccia il liberal-capitalismo, il conservatorismo e arriva ad essere il punto di riferimento internazionale di una risposta di destra alla crisi della globalizzazione; è anche il fiume carsico di un altissimo profilo culturale ed ideale che nei decenni ha fornito le parole chiave e, mi si consenta, il linguaggio stesso su cui si è potuto costruire quel percorso di cui sopra.
Non faremo citazionismo. Ma la totale assenza, oggi, difronte ad un apice inimmaginato, degli elementi fondanti della cultura di destra nel discorso culturale di questa nazione, è un tema che non può essere eluso oltre. E’ questa, sia chiaro, una sconfitta palese di quel nostro fiume carsico di temi, immagini, elementi poetici ed antropologici ad ora brutalmente costretto a restare sotterrato dai propri beniamini, divenuti poi utenti, ed infine carcerieri.
Occorre essere brutali: mentre la destra della prassi, la destra politica trionfante, si arma della dinamicità dei risultati e loda i numeri, l’esattezza dei conti in ordine, del rating, dello spread, e lo ripetiamo, si dia a Giorgia quel che è di Giorgia, in questa nazione, così tanto tornata grande, risulta impossibile trovare un singolo discorso teso a rompere il nichilismo imperante dei tempi nostri.
Eppure questa destra è la destra che ha letto Junger, Heidegger, Pound, Schmitt, Jaspers, Severino: è la stessa destra che contro il pensiero debole ha così pervicacemente superato la tentazione totalitaria prometeica da poter arrivare, con Alain de Benoist, con Tarchi e tanti altri, ad immaginare l’alternativa spirituale e culturale al dominio della tecnica. Si può davvero credere che non sia così? Era proprio Heidegger a dire che il linguaggio è la casa dell’Essere. Quel linguaggio, che ci crediate o meno, ad ognuno le sue convinzioni, ha creato filosoficamente le vittorie della destra politica. O pensate davvero che Bannon leggesse Evola per caso?
Finito il citazionismo che mi ero ripromesso di non fare; possibile, dunque, che non si riesca a fare un grande lavoro di ermeneutica sui temi intangibili dell’identità, della sessualità, dell’ecologia e del lavoro, delle città, difronte alla tracotante continuità ideologica del capitalismo tecnocratico? Non è davvero possibile avere un confronto, una dialettica in tal senso? Si tratta di lesa maestà? Si tratta di paura di fronte a temi troppo complessi se gettati nell’epoca del marketing istantaneo?
Ma, appunto, è proprio questa la sfida necessaria: a che serve dominare il qui e l’ora se non vi si riporta dentro un poco di Essere, un minimo di poesia e fede?
I conti saranno in ordine, i voti in saccoccia, la credibilità internazionale ai massimi storici: ma qui, nell’Italia di Giorgia Meloni, il discorso continua vertere sul gender, sul disagio, sulle guerre fra sessi, fra generazioni; tutto puzza ancora terribilmente di nichilismo imperante, di vendita di corpi e di anime, di nuove e sempre più estese forme di schiavitù e disperazione. Di distrazioni ormai giunte sull’orlo della zombificazione.
Si continua a correre a capofitto verso una mancanza di senso sempre più angosciante alla cui estremità l’unica visione metapolitica che si vorrebbe offrire sembrerebbero essere i razzi di Elon Musk puntati verso Marte.
O peggio, e qui sia chiara anche la gravità etica della questione, l’ennesima carneficina militare di giovani europei voluta da altri, spinta da altri, per conto di altri.
Troppo poco. Davvero troppo poco.







Bastava non perdere la guerra…..
Purtroppo, questa destra conservatrice, che tiene in ordine i conti ed è così apprezzata a livello internazionale (i poteri forti), bisogna ammetterlo, ha voltato le spalle a “quella vasta comunità umana che a destra si è sempre schierata non tanto per prassi politico-elettorale quanto per appartenenza metapolitica, culturale e spirituale”. L’ultima legge sul femminicidio (che introduce una discriminazione negli omicidi, a quando il nericidio?) e il disegno di legge approvato alla Camera sullo stupro (fortunatamente bloccato dalla Lega al senato) che hanno a che fare con una visione di destra? AMEN
Condivido punto per punto quanto scritto nell’articolo di Giacomo Petrella che si richiama a Junger, Heidegger, Pound, Schmitt, Jaspers, Severino…per marcare una distanza storica abissale dell’attuale classe al governo – distanza non tanto di tipo intellettuale (quando mai le segreterie partitiche si sono occupate di questo?), ma nella rappresentatività spirituale (che certo, passa attraverso la cultura). Il termine differenziante è dunque morale. Dunque, nella volontà, che in queste persone che oggi governano consiste nel non avere nulla alle proprie spalle, perfettamente in linea con i loro antagonisti di sinistra. Nulla alle spalle vuol dire: nessuna fede in un mito che esuli da quelli posticci, di consumo dell’Occidente post-bellico. Le figure storiche sopra ricordate rappresentarono individualità d’eccezione che seppero vedere la catastrofe . Questi invece ci vedono , nella storia dopo il 1914, il mercato.
Le idee forti non si inoculano per decreto….
Destra conservatrice che tiene in ordine i conti? Quali conti? Quale destra? Se abbiamo solo debiti, crescenti. Li avevamo nel 1915, erano molto peggiorati nel 1918, non parliamone nel 1945 ed infine con Craxi e successori…
Caro Sandro: credo che la ‘destra’ alla quale tu fai riferimento sia quella ‘statalista ed assistenzalista’ così radicata al Sud e così vicina, ieri e pure oggi, al M5S…. Lasciamo perdere appartenenze metapolitiche ed ideali: solo la tetta dei poteri pubblici da mungere…
Sottoscrivo parola per parola l’articolo di Giacomo Petrella ed il commento di M.M.M.Croce .