
Pochi giorni fa parlavo di Claudio de Ferra con Michele De Feudis, che l’ha definito “una figura luminosa, un italiano illustre”. Ecco, direi che questa sintetica descrizione sintetizza perfettamente sia la nobiltà d’animo che i grandi meriti in ambito culturale e professionale del professor de Ferra, cui voglio dedicare questo breve ricordo nel centenario della sua nascita. Era nato, infatti, a Trieste nel 1925, per la precisione il 7 agosto, e a diciott’anni appena compiuti andò volontario nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana per difendere l’onore della patria. “Era il 23 settembre del 1943, pochi giorni dopo la proclamazione dell’armistizio”, ha scritto lui stesso nel volume “Un milione e 1: trenta racconti per una storia del tempo di guerra e del dopoguerra” con cui ha esordito nella narrativa nel 2000, alla bella età di 75 anni. Si trattava di un’opera chiaramente autobiografica anche se l’autore aveva scelto di celarsi sotto il nome fittizio di Carlo (l’1 del titolo), un po’ per pudore ma soprattutto per dare un valore emblematico alle vicende descritte. Il suo intento era, infatti, “raccontare le pagine che mancano nei libri di storia scritti da quelli che avevano vinto la guerra” e dare voce al milione di soldati della Rsi.
Dalla trincea della seconda guerra mondiale al Msi a Trieste

Assieme al fratello Flavio e ad altri volontari triestini (tra i quali anche il futuro generale dell’Aeronautica Licio Giorgieri, che verrà ucciso nel 1987 dalle Brigate Rosse) Claudio frequentò nel 1944 il corso “Impeto” alla Scuola Allievi Ufficiali di Modena, per poi prestare giuramento di fedeltà alla Rsi quale tenente del reggimento “Istria” della Milizia di difesa territoriale della Guardia nazionale repubblica. Al termine della guerra, sconfitto, ma non vinto, non domo, come egli stesso amava sottolineare, dovette andarsene dalla sua Trieste per un paio d’anni. Appena poté tornare, si iscrisse al neonato Movimento Sociale Italiano per continuare a difendere nel nuovo contesto politico gli ideali in cui credeva e intanto intraprese gli studi che diventarono il mestiere della sua vita. Laureatosi in matematica come allievo del geniale studioso della probabilità Bruno de Finetti, diventò a sua volta ben presto docente universitario e nel corso degli anni ottenne riconoscimenti di grande prestigio, come il Premio internazionale per le scienze assicurative assegnatogli dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni e dall’Accademia Nazionale dei Lincei nel 1984, quasi un Nobel in questo specifico campo, oppure la presidenza dell’Amases, l’Associazione per la Matematica Applicata alle Scienze Economiche e Sociali. Le sue qualità lo portarono a emergere anche in campo politico: negli anni Settanta Giorgio Almirante lo chiamò a presiedere l’Istituto di Studi Corporativi del MSI e nel 1973 venne eletto nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Accademico ed educatore

Ci sono persone nate per insegnare, nel senso più nobile del termine: così era Claudio de Ferra, un educatore che sapeva trasmettere meravigliosamente bene sia nozioni che valori. Ho avuto la fortuna di seguire le sue lezioni di matematica ai tempi dell’università e ricordo che era bravissimo a spiegare questa materia, spesso ostica: l’entusiasmo con cui si impegnava a trasmetterci le sue conoscenze e la chiarezza con cui sapeva farlo gli garantivano sempre un uditorio particolarmente attento e anche i teoremi più complessi alla fine della dimostrazione risultavano ben comprensibili. Già dalle sue lezioni, insomma, si poteva intuire che avesse un indubbio talento narrativo.
Molti anni dopo aver completato gli studi, ripresi i contatti con lui proprio grazie a “Un milione e 1”: la mia recensione di questo volume venne tanto apprezzata dal professor de Ferra che da allora cominciò a coinvolgermi, con mia grande soddisfazione, nell’attività di revisione delle sue nuove fatiche letterarie. La favorevole accoglienza riservata all’opera d’esordio lo aveva infatti convinto a continuare a scrivere, affiancando al genere memorialistico romanzi e racconti in cui lasciava più spazio alla fantasia, pur continuando a ispirarsi ai suoi ricordi e agli ideali di sempre, primo fra tutti l’amor di patria, per contribuire al superamento del pregiudizio contro la “parte sbagliata”. Ebbi così modo di stringere con lui una profonda amicizia che è stata per me un dono prezioso, perché Claudio era un uomo buono come pochi, di una simpatia e di un entusiasmo trascinanti. Per queste qualità era benvoluto da chiunque lo conoscesse, anche da chi non ne condivideva le idee politiche.
Il volume “Diamo la parola a Claudio de Ferra”

Claudio de Ferra ci ha lasciati l’8 aprile 2018 e fin quasi al termine della sua lunga vita ha continuato a scrivere racconti accattivanti e istruttivi, vincendo anche diversi premi letterari. Per ricordarlo in modo adeguato nel centenario della nascita, con i suoi figli e altri amici abbiamo raccolto in un volumetto alcuni significativi estratti dei suoi scritti; la pubblicazione, intitolata “Diamo la parola a Claudio de Ferra”, sarà presto scaricabile gratuitamente dal sito della Società Dante Alighieri – Islas Canarias (www.dantealighiericanarias.es/articulos/), che già ospita una raccolta di racconti ambientati proprio in quelle isole dove Claudio trascorreva lunghi periodi.
Grazie ancora, caro Claudio, per tutti i tuoi insegnamenti!






Amo quell’ultimo lembo di terra italiana, oltre non riesco ad andare, troppo dolore… Istria Fiume Dalmazia nè slovenia nè croazia