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Emanuele La Rosa: “Julius Evola nella Mitteleuropa e i contatti con il mondo völkisch”

Parla il curatore del volume con testi del filosofo "Dal Mediterraneo al Nord Olimpico articoli e conferenze nella Mitteleuropa"

di Edizione Mediterranee
16 Ottobre 2025
in Cultura, Le interviste
0
Dal Mediterraneo al Nord Olimpico, di Julius Evola

Nella prima metà degli anni Trenta Julius Evola avviò una serie di lunghi soggiorni in Germania e in Austria. Di fondamentale importanza furono i suoi interventi nei diversi ambiti culturali attraverso conferenze, collaborazioni con periodici e riviste scientifiche, proposizioni di scritti e libri. Dalla ricerca e dall’analisi di tale materiale nasce Dal Mediterraneo al Nord Olimpico articoli e conferenze nella Mitteleuropa (1920-1945). Cosa rappresenta questo periodo per il filosofo romano? Ne abbiamo parlato con il curatore Emanuele La Rosa, che ringraziamo per la gentile intervista.

Negli anni Trenta e Quaranta Evola è stato un punto di riferimento per notevoli circoli intellettuali mitteleuropei spesso molto elitari: aristocratici, funzionari di Stato, personalità “impermeabili” alle influenze culturali provenienti dall’esterno. Come vi riesce?

“L’agire evoliano è fondamentalmente machiavellico, poggia cioè sul principio della Realpolitik. Fermo restando la premessa della sua azione metapolitica – il disfacimento dello spirito ario nell’Occidente – e il fine verso cui questa tende – il ripristino delle leggi della Tradizione –, Evola sa che, per fare breccia nel mondo culturale delle élitesgermaniche, non può utilizzare lo stesso “vocabolario” che impiega in Italia. È in quest’ottica che si deve interpretare il passaggio dal mondo ario-mediterraneo di Imperialismo pagano a quello nordico-ario di Heidnischer Imperialismus, in cui – quasi a voler creare un rapporto di empatia con il pubblico germanico – al fascio littorio si sostituisce l’aquila di Odino. A ciò sono da aggiungere il modo di fare e di presentarsi aristocratico di Evola, il suo pensiero elitario rivolto al singolo e non alla massa, e quella che oggi chiameremmo un’abile operazione di marketing, che vuole il filosofo romano non solo barone, ma discendente di una nobile famiglia normanna”.

Qual è il senso dell’azione culturale svolta in quegli anni dal filosofo, principalmente attraverso conferenze e articoli?

“Più che di un senso, parlerei piuttosto di sensi che si intrecciano tra loro in maniera sincronica. Il primo è quello, già accennato, di far rivivere nel mondo moderno le strutture e lo spirito della Tradizione attraverso la riappropriazione e il riutilizzo di concetti, miti e simboli che ad essa afferiscono. Il secondo è quello di creare una élite politico-spirituale che possa essere guida dell’Occidente in funzione anticomunista e antimaterialista (cioè antisovietica e antiamericana). Il terzo è quello di “correggere” quanto di falso, degenerato e divisivo vi era nei movimenti di rinnovamento germanici, e quindi sia negli ambienti della Konservative Revolution che in quelli nazionalsocialisti, in chiave di un’alleanza italo-germanica che potesse essere simboleggiata dall’unione dell’aquila imperiale romana con quella di Odino”.

Come evolve il contributo evoliano in questo particolare periodo?

“Il primo articolo che Julius Evola pubblica in lingua tedesca è datato 1928 e appare sulla rivista Die Eiche. A quest’intervento ne seguono una quindicina, finché nel maggio del 1934 il filosofo è invitato a tenere a Brema e Berlino una serie di conferenze che gli consentono di allacciare contatti diretti con il mondo culturale völkisch, del quale egli voleva farsi interlocutore principale in Italia. Fino a quest’altezza temporale è conosciuto principalmente negli ambienti rivoluzionario-conservatori, ma man mano che la sua attività di pubblicista e conferenziere tra Germania e Austria si intensifica e le sue opere vengono tradotte in tedesco, il suo nome inizia a circolare anche nelle cerchie nazionalsocialiste. Particolarmente significativa è, in questo senso, la serie di tre conferenze che tenne a Berlino su invito di Heinrich Himmler nel giugno del 1938 al cospetto delle SS e di diverse personalità di spicco dell’Ahnenerbe. Per quel che riguarda i temi trattati, questi abbracciano tutti i campi d’interesse del filosofo, per quanto la morfologia del mito, la questione della razza e dell’ebraismo, le riflessioni sull’etica eroico-guerriera, così come le “affinità-divergenze” tra Nord e Sud coprano un ruolo di rilievo”.

Quali sono le figure più vicine al filosofo in quegli anni?

“I principali interlocutori di Evola in quegli anni sono il barone Heinrich von Gleichen-Rußwurm, fondatore dell’Herrenklub di Berlino ed editore della rivista Der Ring, il principe austriaco Karl Anton von Rohan, direttore della Europäische Revue e animatore del viennese Kulturbund, i rivoluzionari-conservatori Wilhelm Stapel ed Ernst Niekisch, editori rispettivamente del Deutsches Volkstum e Widerstand e il conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, fondatore del movimento paneuropeista. Da segnalare è anche l’amicizia con la contessa ungherese Antonia Zichy, che lo introdusse negli ambienti conservatori magiari, mentre alquanto “altalenante” fu il rapporto con Alfred Rosenberg, ideologo del NSDAP ed editore dei Nationalsozialistische Monatshefte e del Völkischer Beobachter”.

In relazione al “problema della modernità”, cosa mette in luce l’azione di Evola nell’ambito di questo ciclo mitteleuropeo tra articoli e conferenze?

“A prima vista può sembrare una contraddizione in termini, ma Julius Evola – filosofo arcaico, perché le sue sono categorie che appartengono ad un mondo lontanissimo nel tempo e nello spazio – non potrebbe esistere al di fuori della modernità. Egli è un pensatore della decadenza, e questa è una condizione propria al tempo in cui viviamo: senza di essa non avrebbe senso parlare di un recupero dei valori della Tradizione. La sua è una reazione alla degenerescenza della civiltà e dell’uomo moderno, lontano da sé e schiavo di fattori esterni, intrappolato com’è nel materialismo quale motore del mondo, accecato dalla mania del collettivismo come sintesi della società e assuefatto all’utilitarismo politico come base del concetto di Stato. In questo senso, riprendendo una formula usata qualche tempo fa, il suo è davvero un pensiero per chiunque voglia sopravvivere “a schiena dritta” sulle rovine del Terzo Millennio”. (dal blog delle edizioni mediterranee)

@barbadilloit

 

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Tags: edizioni mediterraneeEmanuele de rosajulius evolaParla il curatore del volume con testi del filosofo "Dal Mediterraneo al Nord Olimpico articoli e conferenze nella Mitteleuropa"

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