
La questione giuridica della confisca degli asset russi detenuti da Euroclear è complessa e solleva una serie di delicati problemi di diritto internazionale, finanziario e costituzionale. Ecco una disamina dei principali aspetti giuridici.
Blocco/sequestro vs. confisca
Fondamentale distinguere due concetti giuridici diversi:
Blocco o Congelamento (Freezing) è la misura attualmente in vigore. Gli asset della Banca Centrale Russa e di entità/individui sanzionati sono “congelati” presso Euroclear e altre banche internazionali. Il proprietario rimane la Russia, ma non può disporne, venderli o trasferirli. Questa misura ha una base giuridica relativamente solida nel diritto dell’Ue, in quanto è una misura restrittiva, per esercitare pressione e incentivare una soluzione negoziata al conflitto.
Confisca (Seizure/Forfeiture) significa trasferire la proprietà degli asset dallo Stato russo (o dai soggetti sanzionati) allo Stato che confisca (o a un fondo per la ricostruzione dell’Ucraina). È un esproprio permanente. Questa seconda ipotesi è giuridicamente controversa.
Ostacoli alla confisca diretta
Una confisca diretta degli asset della Banca Centrale Russa (circa 200 miliardi di euro sono in Europa, gran parte in Euroclear) si scontra con diverse e solide barriere giuridiche.
A. Immunità sovrana degli Stati (State Immunity)
È il principio cardine del diritto internazionale consuetudinario, secondo il quale gli Stati e le loro proprietà (come le riserve della banca centrale) non sono soggetti a giurisdizione di un altro Stato. Ci sono eccezioni a tale immunità (ad esempio per attività commerciali), ma la detenzione di riserve valutarie e oro è considerata l’archetipo dell’atto sovrano (acta iure imperii). Una confisca violerebbe questo principio, aprendo la porta a ritorsioni giudiziarie e minacciando la stabilità del sistema finanziario internazionale, che si basa sulla fiducia nella custodia delle riserve sovrane.
B. Diritto internazionale sui conflitti armati (Ius ad Bellum / Ius in Bello)
I sostenitori della confisca la giustificano come una contromisura all’aggressione illegale della Russia, paragonandola alle riparazioni di guerra.
Problema: Il diritto internazionale prevede che le riparazioni di guerra siano dovute alla fine di un conflitto, in base a un accordo di pace o a una decisione di un tribunale internazionale (es. la Corte internazionale di giustizia). Una confisca unilaterale da parte di singoli stati o dell’Ue durante il conflitto non ha una base giuridica consolidata. Creerebbe un pericoloso precedente che potrebbe essere usato in futuro da altri Stati in modi destabilizzanti.
C. Diritto dell’Ue e diritti fondamentali
La confisca, senza un procedimento giudiziario che accerti una specifica colpa, violerebbe i principi fondamentali degli ordinamenti giuridici occidentali:
Diritto di proprietà, sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (art. 17) e dalle Costituzioni nazionali. L’esproprio richiede in genere un’indennità, salvo casi eccezionali previsti dalla legge.
Diritto alla difesa e al giusto processo: Lo Stato russo (o i proprietari privati) avrebbero il diritto di contestare la confisca dinanzi a un tribunale. Una legge che autorizzasse la confisca automatica sarebbe facilmente impugnabile per violazione di questi principi.
D. Rischio di ritorsioni legali e di “lawfare”
La Russia citerebbe in giudizio gli Stati membri dell’Ue ed Euroclear in ogni giurisdizione possibile, creando anni di contenzioso. Inoltre, possiede a sua volta asset occidentali, che potrebbero essere espropriati per ritorsione, danneggiando le imprese europee.
Artifici giuridici
Data l’impraticabilità della confisca diretta, si studiano soluzioni alternative più sofisticate dal punto di vista giuridico.
A. Utilizzo dei profitti derivati dagli asset congelati (Il piano più avanzato)
Questa è l’opzione su cui l’Ue si concentra. Gli asset russi congelati generano interessi e redditi (ad esempio, quando le obbligazioni scadono e vengono rimborsate). Questi profitti (si parla di diversi miliardi di euro l’anno) non sono considerati “proprietà sovrana” allo stesso modo del capitale originale.
Meccanismo: L’Ue ha approvato un piano per sequestrare i profitti che Euroclear ed altre banche di deposito realizzano su questi e trasferirli al bilancio Ue, che a sua volta li utilizzerà per finanziare aiuti militari e la ricostruzione dell’Ucraina.
Vantaggio giuridico: È una misura più facilmente inquadrabile come “misura restrittiva” (simile alle sanzioni), piuttosto che come esproprio del capitale. Anche questa soluzione sarà contestata, ma è considerata un rischio giuridico e politico molto più contenuto rispetto alla confisca del capitale.
B. Asset a garanzia di prestiti all’UcrainaUn’altra ipotesi è che gli asset congelati siano utilizzati come garanzia collaterale per emettere obbligazioni (ad esempio “Ukraine Bonds”) con cui raccogliere fondi per la ricostruzione. La restituzione del capitale alla Russia avverrebbe solo al termine di un accordo di pace, che preveda le riparazioni. Questa soluzione è più complessa e meno avanzata del piano sui profitti.
Il ruolo di Euroclear
Euroclear è un depositario centrale di titoli. Il suo ruolo è di custodia e regolamento delle transazioni, basato sulla neutralità e sull’affidabilità giuridica.
Obblighi contrattuali: Euroclear ha obblighi contrattuali di custodia verso i clienti. Una confisca arbitraria da parte sua esporrebbe la società a cause miliardarie per inadempimento.
Azione politica, non privata: ogni azione di confisca deve essere autorizzata e ordinata da un atto legislativo dell’Ue (o del Belgio, dove ha sede). Euroclear non può agire autonomamente. Il suo ruolo è di eseguire gli ordini legali delle autorità di regolamentazione.
Violare l’immunità sovrana?
In sintesi, la confisca diretta e permanente del capitale degli asset russi da parte di Euroclear, politicamente auspicata da alcuni, è giuridicamente fragilissima e rischiosa. Violerebbe il principio di immunità sovrana, minaccerebbe la stabilità del sistema finanziario globale e verrebbe quasi certamente annullata dalle corti di giustizia.
La strada più probabile e già in attuazione è utilizzare i profitti generati da questi (gli interessi), compromesso più sostenibile giuridicamente, sebbene non esente da contestazioni. La situazione si evolve: qualsiasi mossa sarà attentamente valutata per gli enormi impatti sul diritto internazionale e sulla geopolitica finanziaria.






