
Benvenuti nella “smartphonecrazia”. La stagione dei centri sociali è finita, demolita non dal governo di centrodestra ma dalla ossessione dei giovani per la finta partecipazione social al proprio tempo.
Il Leoncavallo di Milano sgombrato in piena estate offre uno spaccato da interpretare: l’operazione è avvenuta mentre il centro non era presidiato. Qualcuno dirà che non ci sono più i compagni di una volta, quelli che organizzavano turni anche a Natale e Ferragosto, ma la realtà mostra che è calata drastricamente la percezione dell’utilità delle esperienze politiche dentro e fuori dai partiti.
Morto un Leoncavallo, se ne farà un altro: le cronache sulla (prossima?) imminente nuova assegnazione di uno spazio agli ex occupanti è un dettaglio minore. Quello che non si può resuscitare è il fenomeno delle occupazioni politiche, che registra una innegabile crisi di vocazioni a sinistra (a destra Casapound resta solida nella Capitale, al pari delle esperienze modello Casaggì).
L’erosione dell’individualismo digitale ha colpito anche il cosiddetto “movimento”: gli antagonisti sono stati disconnessi dal mondo reale dalla rete. E non è una questione di “mancanza di campo”. La partecipazione latita, ma, chissà, potrebbe riemergere in altre forme. Non in quelle del Cso.





