
Xi Jinping lancia una sfida che segnerà la storia: la “nuova governance globale”, alternativa al primato mondiale degli Stati Uniti. Pechino non vuole solo partecipare al sistema internazionale disegnato da Washington nel dopoguerra. Vuole costruirne uno nuovo, con la Cina al centro di una rete di Paesi che rifiutano la supremazia americana.
Clienti, non partner
Questa iniziativa arriva mentre gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, attraversano una crisi di credibilità. Il presidente americano affronta ogni questione come una trattativa commerciale, imponendo dazi e pretendendo fedeltà dai partner, come fossero clienti. Da garanti dell’ordine mondiale, gli Stati Uniti si sono trasformati in superpotenza isolazionista e imprevedibile.
Dostoevskij e Kandinskij
L’Ue è al bivio. Sta spingendo sempre più la Russia tra le braccia di Pechino. La Russia, con una cultura politica e storica distinta, è tuttavia parte integrante della civiltà europea. Dai romanzi di Dostoevskij alle sinfonie di Čajkovskij, dalla pittura di Kandinskij fino alle grandi idee filosofiche e religiose, la cultura russa ha sempre contribuito alla ricchezza spirituale e intellettuale dell’Europa. Sul piano economico, le risorse energetiche, le materie prime e i mercati russi sono sempre stati complementari al sistema industriale europeo. Negare questo legame significa favorire un blocco euroasiatico.
La via euroasiatica
Al centro di questo sistema emergente vi sono la Cina e l’Iran, ormai partner strategici della Russia sia sul piano economico, sia su quello militare. In questo scenario anche l’India gioca un ruolo più rilevante, mantenendo una posizione autonoma e ambivalente: non è alleata di Pechino, ma lo è sempre più di Mosca e sfrutta le nuove rotte commerciali che attraversano l’Eurasia. Ciò mentre l’Ue è esclusa, marginalizzata.
Già nel 1991, con la fine dell’Urss, la non ancora Ue avrebbe potuto includere la Russia in un sistema di sicurezza comune. Ma la Nato, invece di rinnovarsi, ha scelto di espandersi a est. Da lì il risentimento, che ha favorito la deriva autoritaria di Putin e la progressiva chiusura della Russia verso l’Occidente.
Europa = campo di battaglia
Oggi i leader dell’Ue replicano errori della Guerra fredda in un contesto più pericoloso. La retorica ufficiale descrive la Russia come un nemico assoluto. La militarizzazione cresce rapidamente, con truppe e installazioni Nato sempre più a ridosso dei confini russi, alimentando la percezione di minaccia a Mosca. Le decisioni strategiche non sono prese a Bruxelles, ma a Washington, e l’Europa come continente, non solo l’Ue, rischia di essere un campo di battaglia, un oggetto più che un soggetto geopolitico.
Sul piano energetico e industriale, prima della guerra in Ucraina l’Ue riceveva oltre il 40% del gas naturale dalla Russia. Le sanzioni l’hanno spinta a trovare fornitori più cari e instabili, dal Medio Oriente al gas liquefatto importato dagli Stati Uniti. L’aumento dei costi riduce la competitività dell’industria dell’Ue; Cina e India continuano a ricevere energia russa a prezzo ridotto e rafforzano la posizione economica.
Cuscinetto tra imperi
Sul piano strategico, senza un rapporto stabile con Mosca, l’Ue resta schiacciata tra due superpotenze. Da un lato gli Stati Uniti, che chiedono fedeltà politica e impongono le forniture di armi e di gas. Dall’altro la Cina, che penetra nei mercati europei con la Belt and Road Initiative, consolidando la propria influenza economica. L’Ue sarà sempre meno soggetto sovrano, sempre più cuscinetto tra gli Imperi.








L’ Europa è governata da leader politicamente stupidi a parte Orban e Meloni che si barcamena , di fatto la Ue non esiste praticamente più. Conla tedesca che ormai traballa diventerà sempre più marginale. Il gioco lo conducono Cina, Russia e America che verrà superata dalla Cina