
Con la balzana idea di applicare l’art. 5 all’Ucraina, l’Ue propone una Mini-Nato, che replichi i meccanismi della Nato per proteggere l’Ucraina, senza gli Stati Uniti, entro 24h dall’eventuale attacco russo.
Occorre dunque opporre a una forza d’invasione un corrispondente livello di forze. Si ricordi che l’operazione speciale russa del 2022 avrebbe coinvolto 200.000 effettivi, numero subito considerato insufficiente dagli analisti militari.
Se la Russia ha resistito al cosiddetto “gruppo di Ramstein”, che conta 54 nazioni, non si capisce come lo stesso gruppo, ma senza gli Stati Uniti, possa fornire le ormai famose “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina.
Pronti a… niente
Questa idea presenta, come minimo, criticità circa la disponibilità di risorse strategiche, come i satelliti da ricognizione, le comunicazioni strategiche e i trasporti strategici; a tutto ciò si aggiunge la disponibilità di forze armate quantitativamente e qualitativamente pronte a sostenere un conflitto convenzionale o simmetrico, come si dice oggi.
Di risorse strategiche la Ue non si è mai dotata, stante il profilo generalmente pseudo pacifista della commissione europea, mentre Francis Fukuyama dichiarava che la Storia era finita e che non ci sarebbero state più guerre. Attualmente la Ue dispone di una cosa chiamata ” strategic compass”: un complesso di forze a livello Brigata. Quindi assolutamente insufficiente.
Il pendolino Roma -Kiev
Disporre di una costellazione di satelliti da ricognizione non si può fare dalla sera alla mattina, ricordiamolo anche che Elon Musk ha più satelliti da comunicazione di noi.
La logistica dei trasporti, se non la puoi fare con aerei che non hai, o non ci sono porti adeguati, magari dovrai farla col treno. Esiste un pendolino per arrivare da Roma a Kiev in ventiquattro ore? Siamo sicuri di poter mettere un carro armato sull’espresso notte? Che facciamo, teniamo le forze stabilmente alla frontiera con l’Ucraina?
È noto a tutti che gli strumenti militari dei Paesi europei sono particolarmente ridotti. Ci vorranno decenni per rimettere in piedi un deterrente credibile, cosa che vale sia per la Nato, sia per la mini-Nato.
Ovunque si discute di aumentare il reclutamento, anche se tutti i sondaggi indicano che la popolazione in età militare è scarsamente propensa a combattere.
La pace giova a chi perde
Esaminando la questione da un punto di vista tecnico si osserva che i Paesi europei non hanno un progetto politico comune, non hanno una popolazione che si senta europea, non hanno un complesso militare industriale capace di produrre le armi per soldati che non vogliono combattere. Probabilmente la cosa più difficile è ricreare una mentalità che consenta agli strumenti militari europei di trovare la ragione er difendere i nostri interessi, ammesso che siano chiaramente indicati.
La retorica bellicista anti russa è senza scopo e senza fondamento: la Russia è Europa; gli Stati Uniti non lo sono. La nostra energia più vicina e più economica è in Russia, non altrove.
L’unico fatto sicuro è che, al punto in cui siamo, non ci vorrà molto per perdere l’intera Ucraina. Da molte parti si ricordano vecchi adagi: “chi perde la guerra, perde la terra” e “la pace conviene a chi perde”.
*Generale di brigata in congedo






Più ascolto i generali italiani e più rimango basito. Il mestiere dei generali è fare la guerra, caro signore, non discettare di filosofia.
Analisi impeccabile, la triste realtà è che l’ Europa nulla può fare militarmente solo chiacchiere
Il generale ha ragione, naturalmente. Troppi dilettanti allo sbaraglio in Europa!
Aveva ragione Pio XII a preferire un’Italia neurale ad un’Italia nella NATO
Magistrale!
Meraviglia, Gallaro’ meloniano doc
Macchè filosofia! Sappia che i generali hanno studiato anche in teoria chè le guerre si studiano a tavolino