
L’impero ha battuto ciglio. Dopo anni di guerra per procura, miliardi di dollari convogliati nella fornace di uno Stato ucraino in rovina e interminabili sermoni dall’altare dell’eccezionalismo Nato, Washington ha fatto un’offerta accettabile a Mosca. La parola “accettabile” – pronunciata con calma dal consigliere del Cremlino, Yury Ushakov – non è un semplice aggettivo, è il suono della campana: l’ammissione che l’Occidente appare incline ad accettare i termini della Russia.
Linee tracciate nell’acciaio
Mai il Cremlino s’è mosso da richieste radicate non nell’ideologia, ma nella sopravvivenza: riconoscimento dei nuovi territori russi, già sanciti nella sua Costituzione; Ucraina neutrale e smilitarizzata; fine dell’avanzata della Nato ai suoi confini. Sono linee tracciate nell’acciaio. Se gli Stati Uniti – attraverso il loro inviato speciale, Steve Witkoff – hanno fatto un’offerta che la Russia è “pronta a considerare”, non sarà tanto una pace attraverso la forza. Sarà una capitolazione attraverso l’esaurimento.
Ushakov, diplomatico esperto, ha descritto l’incontro come “professionale e costruttivo”. Dietro il decoro della locuzione verbale, si cela un profondo cambiamento geopolitico, a vantggio dell’Heartland. Il Cremlino considera la proposta americana, perché essa riconosce le vittorie russe: sul campo di battaglia; nelle trincee economiche; attraverso le sabbie mobili del mondo multipolare. Non è una negoziato tra pari. È un adeguarsi alla realtà da parte di un impero che, se non controlla più la narrazione e il campo di battaglia, tanto meno decide il futuro.
Sud Globale, infine una prospettiva
La presenza di Steve Witkoff a Mosca è di per sé significativa. Magnate immobiliare diventato corriere diplomatico, Witkoff non ha il bagaglio di Blinken, la disperazione di Sullivan, l’arroganza della Nuland. Doveva consegnare un messaggio, cercare una via d’uscita, non da una posizione di forza, ma dalle macerie di una sconfitta strategica. La Washington, che cercava di frantumare la Russia, cede il postto alla Washington della riconciliazione.
Il commento del segretario di Stato, Marco Rubio (“Siamo certo più vicini [alla pace] oggi di quanto lo fossimo ieri”) è salvare la faccia. I gestori dell’impero fanno i conti con ciò che gran parte del mondo aveva capito dal 2023: la Russia ha resistito alle sanzioni, ha superato la guerra ibrida ed è più sovrana che mai. Il rublo vive. La produzione è a livelli record. E il Sud Globale non teme più di rompere con l’ordine occidentale.






Analisi interessante e corrispondente alla realtà della situazione sul campo, diciamo così.Solo un appunto: Certamente sono sempre i grandi a decidere ma se ci sarà una nuova egemoni russo-cinese avrà sempre di fronte l’ America da cui non si può prescindere. Il fallimento Usa pre Trump ed europeo è evidente e ciò significa slo una cosa: La Russia mai si farà sottomettere e mai rinuncerà a suoi obiettivi, è la sua storia