Mentre il mondo intero si sta stracciando le vesti per la recente decisione del «Compitato Olimpico americano» di escludere dalle competizioni femminili gli «atleti trans», ecco che un portale onesto, orientato a sinistra e femminista, rivela i risultati di un recente sondaggio «Gallup» svolto proprio fra gli statunitensi.
Scrive dunque Amelia Hansford su The Pink news che la nota società di sondaggi Gallup, ha chiesto ai cittadini «residenti negli Stati Uniti» di esprimere la loro opinione «sulla accettabilità morale di 20 comportamenti diversi», indipendentemente dalla loro legalità.
E, con scandalo dei progressisti, che amano il «libero pensiero» soltanto se va nel senso del «progresso», dai numeri si evince che solo «il 40% degli intervistati» ritiene che la «transizione» di genere sia «moralmente accettabile». Mentre un ben più cospicuo «54%» crede che essa sia «moralmente sbagliata». I restanti intervistati non hanno «un’opinione in merito» o non credono che sia una rilevante «questione etica».
Per cogliere il contesto in cui emerge questa inattesa divaricazione di giudizio, si tenga presente che il popolo americano resta comunque molto sensibile alle «questioni sociali», con una chiave di lettura piuttosto «aperta» e «avanzata», anche tra coloro che magari stimano Trump e votano repubblicano.
Ad esempio, il «64% degli intervistati» si dichiara favorevole alle «relazioni gay o lesbiche». E percentuali ancora più alte di americani approvano scelte (poco evangeliche) come il controllo delle nascite, il divorzio o la procreazione al di fuori del matrimonio.
Eppure sul mitizzato fenomeno della «transizione», strettamente collegata con l’ideologia trans – che è stata ribattezzata da due coraggiose femministe francesi come «Transmania» – le maggioranze e le minoranze si invertono.
Come mai? Probabilmente per due motivi. Da un lato le crude testimonianze, ormai diffuse e sempre più note, dei cosiddetti «detransitioners». Giovani o adulti i quali hanno richiesto e ottenuto una operazione medica per «cambiare sesso»: dai bloccanti della pubertà (per poter «scegliere il proprio genere» più tardi) alla asportazione dei seni nelle ragazze (mastectomia), fino alla creazione artificiale di organi sessuali esterni e posticci.
Ma proprio costoro hanno capito, sulla loro pelle, che tale operazione, presentata spesso da medici interessati come la «panacea» di tutte le crisi adolescenziali o esistenziali, era inutile o peggio dannosa: le crisi che si volevano superare non rientravano e a volte peggioravano.
In Italia, ha fatto scalpore il caso della giovane «detransitioner» Luka Hein (ventiduenne del Nebraska) che ha compiuto un vero e proprio tour di incontri e convegni nel 2024 (da Roma a Catania, da Assisi a Brescia) presentato con uno slogan chiarissimo: «Ingannata. Perché nessuno nasce nel corpo sbagliato. Nemmeno io».
Negli ultimi anni poi sono esplosi i problemi della «transidentità». Essi parevano minimi all’inizio del movimento transgender negli anni ’70, ma ora appaiono quasi insormontabili. Si pensi agli uomini trans, i quali a causa del fatto che si sentono «donne di elezione» – e che spesso i governi progressisti riconoscono come tali – esigono di accedere a tutti gli spazi riservati alle donne: dalle competizioni sportive femminili alle carceri, dagli spogliatoi alle scuole e alle palestre per sole ragazze, eccetera.
Trump quindi, escludendo dagli sport femminili, quei cittadini che hanno la struttura biologica e genetica maschile, ha seguito la giustizia ed uno dei suoi indiscutibili postulati, secondo cui «la legge è uguale per tutti».
Non è un caso infatti che, sempre secondo il sondaggio Gallup, i favorevoli alla transizione, che ora si attestano come abbiamo visto al 40% degli intervistati, solo un anno fa, ammontavano al 44. Il buon senso, il rispetto dei due sessi, l’antiscientificità ideologica della teoria del gender (definita da papa Francesco come «uno sbaglio della mente umana») e le crescenti ingiustizie ai danni delle donne, stanno riprendendo il sopravvento. Nonostante il potere immenso dei fautori dell’autodeterminazione assoluta («sono quel che mi sento di essere») e dei nichilisti.








Non esiste alcuna ‘transizione’. Invenzione gender theory
Ciò che la natura non ti dà, né la psicologia, né la chirurgia, né la plastica (ormoni, siliconi ec..) te lo darà mai. Un utero, ad esempio, solo lo dà la natura, che a volte gioca scherzi atroci, è vero, ma rimane la chiave della sopravvivenza della specie. Vale per tutti, non solo per gli umani.